• 25 Aprile 2024
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Alà dei Sardi celebra l’ingegnere Carbonazzi con una lastra commemorativa

Lastra commemorativa Ala dei Sardi ingegnere Carbonazzi
A 150 anni dalla morte (1873), Pro Loco e Comune ricordano il tecnico piemontese, “padre delle principali arterie stradali della Sardegna“. La cerimonia, domenica 9 luglio, alle 19, con l’installazione della targa in via Roma.

ALÀ DEI SARDI. Ha progettato le principali strade della Sardegna, tra cui la Monti-Nuoro. A 150 anni dalla morte, l’ingegnere piemontese Giovanni Antonio Carbonazzi sarà celebrato ad Alà dei Sardi con l’affissione di una lastra commemorativa in marmo nella parete di ciò che, in via Roma 78, dopo i lavori commissionati dal Comune, diventerà un museo. La cerimonia, organizzata dalla Pro Loco, si svolgerà domenica 9 luglio alle ore 19 con la partecipazione dell’Amministrazione comunale, che ha sostenuto l’iniziativa, e del Coro polifonico Santu Austinu che dedicherà al tecnico una canzone del suo repertorio.

Sardo di adozione per aver sposato la cagliaritana Cristina Cappai Mameli, Giovanni Antonio Carbonazzi è nato a Felizzano (AL) nel 1792. Dopo gli studi a Casale Monferrato e dal 1818 all’École Polythecnique, ha lavorato prima come ingegnere in Francia, poi dal 1820 in Italia sotto i re di Sardegna Carlo Felice e Carlo Alberto, progettando opere idrauliche e stradali nel suo Piemonte e in Sardegna, terra allora quasi completamente priva di vie di comunicazione. Nell’isola è ricordato in particolare per essere stato il progettista e direttore dei lavori dell’odierna Statale 131 “Carlo Felice” che collega Cagliari con Porto Torres. Strada che – come evidenzia dalla Pro Loco Roberto Mette – fece terminare in appena 8 anni (1821-1829). Grazie a una sua ottima intuizione, inoltre, il pagamento delle imprese venne fatto a misura e non a corpo. E, sempre per sua decisione, nelle strade sarde nasce in quel periodo l’importante figura lavorativa del cantoniere.

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Conclusa la sua esperienza nell’isola, nel 1849 è stato eletto deputato in Parlamento per il collegio di Felizzano e nel 1859 è diventato Vicepresidente onorario del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Nel 1867, raggiunta l’età della pensione, si è ritirato nella casa di famiglia, dove negli ultimi anni di vita si è occupato di questioni agrarie e dell’amministrazione di suoi beni. Morì nel 1873. Per la sua fondamentale opera a favore dell’isola, Sassari gli ha dedicato un quartiere, che porta, per l’appunto, il suo cognome.

Carbonazzi in Sardegna non è ricordato solo per la 131, ma anche per la costruzione di altre importanti strade che permisero di collegare interi territori dell’Isola, come ad esempio il Nuorese con il Monte Acuto.

«Con le sue relazioni e i suoi progetti l’ingegnere Carbonazzi – spiega infatti Roberto Mette – può considerarsi dunque il padre delle principali arterie stradali della Sardegna, tra cui anche la Nuoro-Monti (l’attuale Statale 389) che sgravò tanti piccoli centri dell’interno dall’isolamento secolare a cui erano destinati. Alà compresa, che dal compimento dell’arteria, con il suo collegamento alla Monti-Terranova, visse un periodo di sviluppo e prosperità che ne decretò la sopravvivenza».

Da qui, dunque, parte l’iniziativa della Pro Loco e del Comune alaese che con questo riconoscimento vogliono celebrare questo ingegnoso uomo che ha preso a cuore le sorti della Sardegna. Tant’è che nella sua relazione del 1849, in qualità di ispettore del Genio civile, scrisse: «La quistione delle vie di comunicazione è, soprattutto per la Sardegna, quistione di vita o di morte. Mentre in tutti gli altri paesi, persino nella gelida Russia, nelle remote Indie, non più contento l’uomo di camminare con sicurezza ed agiatezza, non più contento dell’infimo prezzo dei trasporti che vi ha coi canali navigabili, vuole muoversi, e fare muovere le cose con celerità pari al vento, i Sardi sono ancora costretti a camminare stentatamente per scoscese dirupi, in mezzo agli sterminati fanghi di quelle feraci valli, a guadar fiumi e torrenti con pericolo della vita! É uno stato di cose commiserevole da non più oltre tollerarsi»…

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