• 18 Settembre 2021
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Nei comuni dell’interno batte il cuore dell’impresa sarda

Oltre 26mila aziende artigiane della Sardegna lavorano in territori tra collina e montagna. Maria Amelia Lai (Presidente Confartigianato Sardegna): «Utilizzare i fondi del PNRR per valorizzare le attività produttive e superare i gap».


Nei comuni dell’interno batte il cuore dell’impresa sarda. Sono infatti ben 318 i comuni montani, e parzialmente montani, della Sardegna, i cui abitanti superano le 835mila unità, che ospitano oltre 104mila imprese, di cui quasi 26mila artigiane, con oltre 61mila addetti. Più di 11mila aziende sono situate in territori parzialmente pianeggianti, 13mila in collina e solo 1.200 in montagna. Il valore aggiunto delle produzioni supera gli 11miliardi, con un valore aggiunto per addetto di 34mila euro.

Sono questi i dati sull’Isola elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, attraverso il Rapporto “Imprese e artigianato in comuni montani e aree interne della Sardegna”, che ha analizzato la struttura e la dinamica delle imprese artigiane nei comuni montani e nelle aree interne dell’isola, attraverso l’elaborazione dei dati ISTAT.

“Le zone interne dell’Isola custodiscono la qualità manifatturiera made in Sardegna e, se adeguatamente valorizzate, rappresentano un territorio strategico per la competitività dell’artigianato e delle Pmi, è necessario, per questo, utilizzare anche i Fondi del PNRR per interventi finalizzati a sostenere le attività produttive e a colmare i gap infrastrutturali che comprimono le potenzialità economiche dei territori montani”.

Questa è la proposta alla Politica sarda e nazionale di Maria Amelia Lai, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, a commento dei dati che raccontano di una vocazione imprenditoriale dei comuni dell’interno molto importante nonostante gli ostacoli naturali, gap infrastrutturali e svantaggi normativi che possono, anzi devono, essere affrontati con il sostegno europeo antiCovid.

Secondo Confartigianato Imprese Sardegna le problematiche più importanti che si riscontano a livello locale sono la “rarefazione” delle Istituzioni, lo spopolamento e il conseguente calo della domanda, la scarsa infrastrutturazione viaria e tecnologica (come la non totale copertura della Banda Ultra Larga”) per non parlare della burocrazia.

Le imprese delle zone interne – prosegue la Presidente di Confartigianato Imprese Sardegnanonostante siano assai integrate con i territori, tanto da agire come una “rete” naturale, allo stesso tempo soffrono la trama istituzionale frammentata (è l’annoso problema dei Comuni piccoli), la scarsa dotazione infrastrutturale e di banda larga, maggiori oneri burocratici, maggiori costi fisici (trasporti, dispersione abitativa, bolletta energetica), carenza di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico anche per la distanza con i centri universitari e i parchi tecnologici”.

Queste inoltre subiscono le carenze dei Comuni ormai quasi impossibilitati a svolgere le proprie funzioni, per carenze di organico e finanziarie – continua la Lai e, in questo contesto, dove l’assenza dello Stato si sente in ogni singola azione quotidiana, l’ultimo “avamposto istituzionale” è rappresentato dalle Associazioni Imprenditoriali, o Sindacali, che conoscono pregi, carenze e necessità dei territori, delle imprese e delle persone e che, sempre più, si stanno sostituendo, con grandissime difficoltà, alle Istituzioni”.

Per Confartigianato Imprese Sardegna, quindi è necessaria una strategia di sviluppo che lavori e investa su tutte le aree interne a rischio spopolamento, che possa porre le imprese al centro dello sviluppo e della creazione del lavoro, che le faccia migliorare. Sono necessarie le risorse pubbliche, ma è ancora più necessario, anzi fondamentale, conoscere le vere esigenze di imprenditori e comunità.

“La tendenza allo spopolamento delle aree interne – riprende la Presidente – può essere invertita favorendo l’insediamento di giovani attraverso la creazione di nuove imprese che operino in una logica di economia circolare e il lavoro da remoto. Per questo occorre un’azione su due fronti: creare una fiscalità di vantaggio per incentivare le imprese a restare nei territori montani e attrarre nuove imprese; estendere le agevolazioni di cui gode il mondo agricolo anche alle imprese artigiane. In questo si potrebbe seguire il modello della Francia che ha istituito delle “Zone de Revitalisation Rurale (ZRR)” che non distinguono il regime degli aiuti rispetto alla categoria agricola o altra di attività commerciale”.

Da qui – conclude la Presidente di Confartigianato Imprese Sardegnaper la nostra Isola, alla Giunta Regionale lanciamo le nostre proposte: promuovere la perequazione territoriale (evitare, quindi, le discriminazioni territoriali ovvero una distribuzione più equa delle risorse); favorire l’autogoverno dei territori; investire in capitale umano; fare rete; far crescere la competitività del sistema”.

Confartigianato, a livello nazionale, è stata chiamata a partecipare al nuovo Tavolo Tecnico Scientifico per le aree interne istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del quale sta contribuendo alla scrittura del nuovo Progetto di Legge per la montagna con proposte che riguardano le imprese di montagna.

Il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, ha partecipato all’incontro sottolineando: “Il Governo ha stanziato un miliardo di euro per far fronte all’emergenza economica che i territori interni e montani hanno subito nel corso della pandemia. Tutto questo però non basta. Non serve un ‘reddito d’alta quota’, non più misure risarcitorie, ma una strategia di rilancio e un convincente progetto di sviluppo delle montagne italiane, che hanno potenzialità straordinarie. Bisogna elaborare politiche pubbliche mirate, per garantire in primis i servizi essenziali più efficaci, e lavorare per evitare lo spopolamento e rilanciare agricoltura, turismo e terziario”. Progetti che secondo Gelmini possono essere realizzati grazie a “una legge quadro. Già in settembre pensiamo di essere pronti per una bozza”.