• 14 Giugno 2021
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Emigrazione degli studenti universitari sardi: presentato il rapporto di ricerca ACLI

Università di Sassari

Dati positivi per le università sarde ma troppi giovani sardi rinunciano a proseguire gli studi. La proposta delle ACLI (Carta): 5 anni a tasse zero e un master & back per sardi emigrati che tornano in Sardegna per studiare.


Un webinar in diretta Facebook incentrato sulle Università della Sardegna e l’emigrazione degli studenti universitari sardi, mettendo a confronto rettori e studenti, tecnici e politici, Crei Acli e Regione in collaborazione con Iares e Acli Sardegna hanno organizzato un evento che ha messo in trasparenza le scelte degli studenti universitari sardi.

È stato il ricercatore Francesco Pitirra a presentare i dati raccolti ottenuti dall’ANS (Anagrafe Nazionale degli Studenti) e dall’USTAT – Portale dei dati dell’istruzione superiore – Gestione Patrimonio Informativo e Statistica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – oltreché dall’ISTAT.

«Dati che sono molto netti – ha spiegato Pitirra – da un lato cresce il numero di studenti sardi nei due atenei isolani, ma cresce anche l’esodo degli studenti verso altre regioni italiane. Ma dove emigrano gli studenti sardi? La maggior parte si sono immatricolati in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, seguita da Lazio e Veneto. Le mete privilegiate sono essenzialmente il centro ed il nord Italia. Menzione particolare meritano le immatricolazioni nelle Università telematiche, scelte dal 15% degli studenti sardi, in crescita di anno in anno. La maggior parte degli studenti sardi immatricolati fuori dalla Sardegna intraprende il percorso accademico in Economia, seguono Giurisprudenza, Psicologia, Scienze umanistiche e Scienze Politiche, Ingegneria e Scienze della formazione. Infine Comunicazione e Medicina e Chirurgia».

Secondo i rappresentanti delle Università di Cagliari e Sassari, che hanno dato un giudizio positivo sul rapporto presentato, gli studenti sardi decidono di studiare in altre regioni per diversi motivi. Il prorettore di Sassari Antonietta Mazzette ha posto l’accento «sull’impostazione squilibrata dell’offerta formativa sarda verso la teoria mentre bisognerebbe cercare di trovare un equilibrio, creare un ambiente diverso e favorire il collegamento tra la formazione e il mondo del lavoro».

Dall’altra parte il neo rettore dell’Università di Cagliari Francesco Mola, che ha sottolineato come “si migri per scelta ma a volte anche per obbligo: una politica scriteriata negli ultimi 20 anni ha trasferito le risorse dalle Università del Sud Italia a quelle del Nord, con la conseguenza che per accendere un nuovo corso di laurea bisogna obbligatoriamente spegnerne un altro. Sono questi i vincoli che non permettono di ampliare l’offerta formativa quanto si vorrebbe. La strada intrapresa sinora dalla Regione nell’aiutare gli atenei con un maggior numero di borse di studio è stata premiante visto l’aumento delle iscrizioni, ma bisogna fare di più».

«La Regione sostiene gli studenti sardi meritevoli fuori sede con varie misure tra cui il fitto casa” ha risposto Giorgio Cicalò, direttore generale dell’Assessorato della Pubblica Istruzione “ma dobbiamo compiere uno sforzo generale per rendere le nostre Università più appetibili».

Molto interessanti e incisive per il webinar le testimonianze di alcuni studenti: Martina Cugusi, studentessa di “Scienze del governo e Politiche pubbliche” all’Università degli Studi di Padova, Anna Nicolai, studente di “Geografia dei processi territoriali” all’Università degli Studi di Bologna e Cristina Demuro studentessa emigrata in Finlandia. Tutte e tre pongono l’accento soprattutto sulla insufficiente offerta formativa per la magistrale e sulla carenza di contatto col mondo del lavoro che invece è presente negli atenei della Penisola e in Europa.

Alfonso Marras Presidente della Commissione Cultura del Consiglio regionale e Piero Comandini, Vicepresidente della Commissione Cultura e del Consiglio regionale, hanno ribadito come questi momenti di confronto siano molto utili e si sono resi disponibili affinché i temi trattati vengano portati in Commissione.

«L’Università sarda deve essere attrattiva e per renderlo possibile dobbiamo intervenire in maniera strutturale, non solo nelle infrastrutture ma nella socializzazione, riqualificando il territorio intorno agli atenei con biblioteche, campus e luoghi di aggregazione».

«Dobbiamo istituire un tavolo – ha proposto il presidente Marras – per ascoltare tutti gli attori in gioco e in particolare gli studenti perché i giovani devono essere aiutati a restare o comunque a rientrare per mettere a disposizione dell’Isola le loro competenze. Questo lavoro delle ACLI merita di essere condiviso e a breve le Inviteremo in commissione regionale per un’audizione con studenti e università, hanno concluso all’unisono i due consiglieri».

Per le ACLI è intervenuto il vicepresidente regionale Mauro Carta, coordinatore dell’osservatorio delle migrazioni del CREI che, nel rappresentare l’analisi dei dati, ha sottolineato come si tratti di «dati molto positivi che premiano le politiche regionali rivolte agli studenti ma che occorre superare alcune lentezze nella costruzione dei posti letto per gli studenti (solo un quinto disponibili a fronte di 5000 richieste all’anno) da parte egli Ersu. Inoltre – secondo Carta – serve una scossa nelle politiche di supporto all’istruzione universitaria e ha lanciato le due proposte elaborate dalle ACLI della Sardegna che saranno consegnate alla Regione».

La prima è una moratoria di cinque anni sulle tasse universitarie come effetto del Covid, la seconda è quella di un master & back al contrario, ovvero delle borse di studio per i figli degli emigrati sardi che scelgono di studiare nelle università della Sardegna. «Sono due proposte che sono quantificabili con precisione perché le tasse universitarie ammontano a 27 milioni di euro all’anno e potrebbero essere sospese a partire dal prossimo anno accademico, e il master & back per mille ragazzi sardi figli di emigrati all’estero costerebbero 10 milioni di euro che rientrerebbero nella finanziabilità tramite il FESR o il FSE. Sarebbe davvero una scossa per il sistema universitario sardo e sarebbe una vera proposta giovane per la Sardegna».