• 21 Aprile 2021
  •  
Logudorolive

In libreria: “Solo danni collaterali” di Pier Bruno Cosso

Parliamoci chiaro: chi di noi legge attentamente gli effetti collaterali di un farmaco o le controindicazioni contenute nel famigerato bugiardino? Pochi, pochissimi. Meglio fidarsi delle indicazioni dirette del medico curante. E più la patologia è importante, più sono importanti gli effetti collaterali. Ma poi, alla fine, qual è il danno maggiore? Quello provocato dalla patologia curata, o quello indotto dagli effetti collaterali dei farmaci? Ma sono “effetti” o, in definitiva, “danni”?
Ecco le riflessioni che mi hanno indotto la lettura di Solo danni collaterali, l’ultimo romanzo di Pier Bruno Cosso.

La copertina del romanzo di Pier Bruno Cosso Solo danni collaterali [Marlin editore, 2020, 204 pagine, 14,90 euro].

Un sabato mattina qualunque, il dottor Campanedda, un medico di famiglia riceve la sgradita visita dei carabinieri i quali, dopo avergli perquisito l’appartamento, lo informano che a suo carico esistono diverse, quanto gravi, accuse.
Il medico, che ritiene di essere lontano da ogni illegalità, cade dalle nuvole, anche perché alcune di tali accuse sono state elevate anche a carico di sua moglie, segretaria dello studio in cui esercita la professione.
A ogni buon conto, il dottor Campanedda, che viene ristretto agli arresti domiciliari, da quel momento inizia un viaggio nell’inferno della burocrazia e della giustizia. Scopre e sperimenta realtà delle quali, fino a quel momento, non conosceva la reale portata, anche perché l’inferno in cui viene catapultato il medico è popolato da personaggi ambigui, molti dei quali, fino a poco tempo prima, godevano della sua fiducia. Il tempo inizia a dilatarsi e a sembrare infinito, le difficoltà economiche arrivano inclementi, la sua famiglia inizia a sgretolarsi – per non parlare dei suoi assistiti che, sgomenti, non gli lesinano accuse, anche a domicilio – e la prostrazione non esita a colpire il dottore. Non c’è più bellezza, non ci sono più colori e si inizia a vivere ai minimi termini, senza più pelle, col cuore in vista.
Per fortuna non mancano anche le figure per così dire positive che, in qualche modo – forse addirittura improvvisando – riescono a salvare il salvabile, assieme all’avvocato difensore (assimilabile, quest’ultimo, a quello di un chirurgo, che interviene per sanare una malattia).
Sì: salvare il salvabile, perché nonostante tutto, anche in caso di assoluzione, restano sempre delle cicatrici e dei danni collaterali irreparabili.
La malagiustizia e la malasanità. Due piaghe che viaggiano su binari paralleli e che vertono su due parametri fisiologici: l’errore umano e la malafede. Entrambe lasciano danni sul fisico di chi ha la sventura di incappare nelle loro spire. Suo malgrado, tutto ciò il dottor Campanedda lo imparerà a sue spese. La colpa di essere nati viene espiata giorno per giorno, più o meno intensamente, più o meno a lungo.
E nessuno di noi ne è indenne.


Pier Bruno Cosso è nato a Sassari nel 1956, e la Sardegna è l’unico posto dove immagina di poter vivere. È un informatore farmaceutico. Scrive da sempre e finora ha pubblicato tre libri: Il giorno della tartaruga (2013) e Dannato Cuore (2015), entrambi Parallelo45, e Fotogrammi slegati (2018), Il Seme Bianco (Gruppo Elliot–Castelvecchi). Ha partecipato a tre antologie e i suoi racconti sono stati premiati o segnalati in diversi concorsi nazionali. Collabora con le riviste “Cultura al Femminile”, “Oubliette Magazine” (referente di Google per la cultura) e “Tottus in pari – emigrati e residenti”.

A cura diMario Borghi