• 12 Luglio 2024
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Le proteste del mondo agricolo dilagano in Europa e interessano anche la Sardegna

Protesta agricoltori Sardegna
Nell’isola, dopo Cagliari, pastori e agricoltori hanno portato il loro malcontento anche a Oristano e bloccato la Statale 131 Carlo Felice all’altezza Muros.

È noto che le difficoltà che attraversano il mondo agricolo sono tante e molto diverse tra di loro. A partire dall’andamento climatico, oramai troppo frequentemente avverso, per arrivare alle lungaggini burocratiche, sia comunitarie che nazionali, e molto spesso regionali, che ne rincarano la dose.

Ad esempio, in Spagna, da decenni primo produttore ed esportatore mondiale di olio extra vergine di oliva, attualmente ha una produzione che è crollata, rispetto alla media ed a causa della siccità, di oltre la metà. Mentre in Germania dove si prevedeva di eliminare i sussidi per il gasolio agricolo, per avere un maggiore gettito nelle casse erariali, gli agricoltori hanno riempito le strade di letame ed innaffiato di liquame moltissimi edifici pubblici, con conseguenti scontri con le forze dell’ordine. In Francia la situazione non è da meno. A livello europeo il contesto non è diverso e neanche tanto leggero. Sono sotto i riflettori del mondo agricolo sia la Pac (Politica agricola comune) che le proposte della Commissione europea per l’applicazione del “Green deal” (Patto verde) al settore, dove si chiedono forti sacrifici alle aziende agricole, senza compensarle a livello finanziario, anzi con un aggravio burocratico.

Spesso arrivano premi ed aiuti comunitari che hanno un valore reale inferiore rispetto al valore nominale, per ritardi causati dall’evidente sovraccarico burocratico, nonostante da più parti si parli spesso di semplificazione amministrativa, senza mai metterla in atto. Il ritardo nell’erogazione sommato all’eccessiva inflazione, fa si che il potere d’acquisto, di quanto arrivato agli agricoltori, sia notevolmente inferiore a quanto dovrebbe essere.

Certamente siamo a fine legislatura e dopo le elezioni di giugno al Parlamento europeo e l’insediamento della nuova Commissione, tutto potrà essere rivisto ed aggiornato, ma al momento la situazione che si sta vivendo è molto sconcertante.

Ricordiamoci tutti che la tanto sbandierata sicurezza alimentare dipende dai livelli di efficienza e competitività delle imprese agricole ed, in primis, dal reddito che gli agricoltori riescono ad ottenere dal proprio lavoro. Mondo agricolo che considera al momento le politiche comunitarie troppo restrittive e spesso fuori contesto e perciò per far sentire la propria voce, visto che nessuno li ascoltava, è sceso in piazza, con una protesta che, partita circa due settimane fa, si sta ora allargando a macchia d’olio non solo in ambito europeo.

Tutti hanno gli stessi problemi, dai rincari delle materie prime, quali ad esempio fitofarmaci, concimi e gasolio agricolo, solo per citarne alcuni, cui non sono seguite adeguate e/o veloci misure di sostegno, quali l’adeguamento del prezzo di vendita dei prodotti, cosicché il margine reddituale dell’imprenditore agricolo si è ridotto sempre più.

La prima ad essere attaccata è stata la PAC, politica agricola comune europea, di cui ne viene chiesta a gran voce la revisione, anche con l’abolizione dell’obbligo di tenere incolto il 4% dei terreni seminati sopra i dieci ettari, l’eliminazione definitiva dell’Irpef agricola e dell’Imu, cui dovrebbe seguire un automatico e giusto adeguamento dei prezzi dei prodotti agricoli, proporzionato all’aumento dei costi di produzione.

Le proteste in Sardegna

Dopo la Sicilia, la Puglia, la Campania, il Lazio, l’Abruzzo e la Lombardia, le proteste arrivano anche in Sardegna. Dove dopo una notte davanti al porto di Cagliari, pastori e agricoltori hanno portato la loro protesta anche a quello di Oristano, e bloccato, seppur per poco tempo ed a livello simbolico, la Statale 131 Carlo Felice all’altezza Muros.

«Questo è un problema serio che coinvolge tutti i lavoratori della terra – precisa Pier Luigi Molino, imprenditore agricolo della Nurra di Porto Torres – già provati dai rincari della vita e oggi maltrattati dalla graduale eliminazione delle agevolazioni fiscali sul gasolio agricolo e della tutela del Made in Italy».

Manifestazioni cui si aggiungeranno quelle organizzate dal CSA (Centro Studi Agricoli) di Tore Piana dove, per protestare contro i ritardi dei pagamenti dei Premi e degli Aiuti comunitari che ha interessato oltre 10.000 aziende agricole, ha organizzato una manifestazione di protesta davanti ai cancelli dell’Assessorato regionale all’Agricoltura e in contemporanea presso le sedi territoriali ARGEA di Nuoro, Sassari, Oristano ed Iglesias.

Proteste che continuano ad oltranza, anche con la recente sfilata di trattori nelle strade di Cagliari, per ricordare ai “cittadini” che è in corso una battaglia per il futuro delle campagne. Lotta che riguarda prevalentemente le azioni dei burocrati comunitari, e che a guardarla bene, è una lotta contro l’eccessiva burocrazia ed incremento dei costi, che ha creato una lunga e irrefrenabile ondata di malcontento per i redditi ridotti al minimo. E da quello che si sta vedendo e sentendo, non solo in Sardegna, siamo appena all’inizio.

Salvatore Loriga

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