• 18 Settembre 2021
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Lingua sarda, oltre 100 sindaci scrivono a Solinas: «Più fondi per gli sportelli linguistici»

Oltre cento sindaci da tutta la Sardegna hanno scritto al presidente della Giunta regionale Christian Solinas, affinché nell’imminente assestamento di bilancio (che dovrebbe essere varato entro agosto), il governatore possa intervenire per integrare le risorse di finanziamento degli sportelli linguistici comunali e sovracomunali rimasti esclusi dai contributi finanziari del 2021 a causa di carenza di fondi.

“Fondi necessari per continuare nell’opera di diffusione capillare della lingua e della cultura sarda che gli sportelli linguistici, animati dalla passione e dalla professionalità degli operatori territoriali, portano avanti ormai da anni”, sostengono gli stessi amministratori, che hanno fatto richiesta alla RAS per il finanziamento relativo ai fondi della 482 del 99 e della Legge regionale 22 del 2018.

Se è vero che da un lato la quota di finanziamenti negli ultimi decenni non è diminuita, è anche vero che il numero di sportelli e di operatori è notevolmente aumentato. Segno dell’efficacia nella sensibilizzazione capillare dei territori, ottenuta da parte di chi lavora in questo settore con dedizione e competenza.

A causa dell’esaurimento delle risorse sono state tagliate fuori dal finanziamento numerose aree che storicamente svolgono importanti attività di promozione e valorizzazione linguistica, nonostante abbiano presentato progetti ritenuti validi e ammissibili. Zone come il Logudoro e il Meilogu, il Terralbese e l’Unione dei Comuni dei Fenici, il Parteolla e il Basso Campidano, per arrivare alla Comunità Montana del Nuorese Gennargentu Supramonte Barbagia passando per l’Unione Comuni del Montalbo, il Marghine e il Goceano.

«È la prima volta che l’esclusione avviene in maniera così massiccia – ha affermato Daniela Masia, presidente del COLCS (Coordinamentu operadores de limba e cultura sarda) –. Il lavoro svolto nella maggior parte di questi territori ha trovato la sua efficacia grazie al suo carattere non occasionale, ma permanente. Ora si rischia un blocco che, oltre a essere avvertito negativamente dalle comunità, metterebbe a rischio molti posti di lavoro con il patrimonio in ordine di competenze, di professionalità e di valorizzazione linguistica che gli operatori svolgono con grande responsabilità».

L’auspicio è che la sensibilità mostrata da Solinas già dopo le prime segnalazioni – promosse sia da parte di importanti associazioni culturali, sia da consiglieri regionali che da un primo nucleo dei sindaci più reattivi – trovi in un atto concreto d’implemento finanziario la risposta allo squilibrio che si verrebbe a creare tra i grandi Comuni, che hanno assorbito la maggior parte delle risorse, e i territori costituiti da piccoli Comuni rimasti scoperti, che già devono fare i conti con lo spopolamento e con la dissoluzione del tessuto identitario.