• 23 Aprile 2024
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Matteo Cilla (Confintesa): «Come mai il boss Raduano era considerato un detenuto modello?»

Confintesa Matteo Cilla

Di seguito, l’intervento del segretario generale nazionale Confintesa – comparto sicurezza Fp/Pp – Matteo Cilla in merito all’evasione, avvenuta lo scorso venerdì dal carcere di Badu ‘e Carros” di Nuoro, del 39enne boss della mafia gargana Marco Raduano.

«L’evasione di Raduano, deve servire da monito sulle troppe e tante carenze all’interno delle carceri della Repubblica, ormai denunciate dai vari Sindacati nel tempo. Prontamente quando avviene la criticità, la politica o chi ricopre incarichi ai vertici, è pronta a cercare gli eventuali colpevoli o comunque un capro espiatorio.

Dobbiamo chiederci il perché all’interno della struttura vi è una carenza di organico mai colmata, nonostante la struttura nuorese è un super-carcere? Perché in molte strutture dello Stato, non si mette mano con una politica di edilizia Penitenziaria e predisporre ad esempio i muri di cinta di anti-scavalcamenti?

Becugna copia

Come mai un boss di quella portata, condannato da poco ad una pena definitiva di 19 anni per associazione mafiosa, lo si può considerare detenuto modello e assegnarlo in biblioteca, dalla quale magari poteva notare tutti i movimenti nella struttura? Mi chiedo le tante figure professionali adibite allo studio dei detenuti, non sono riuscite a percepire durante l’osservazione trattamentale la vera personalità dell’evaso? Poi ci troviamo dinanzi al fallimento della rieducazione come dovrebbe essere.

La triste verità, è che ormai le carceri italiane sono al collasso, abbandonate a se stesse, con gravi carenze di personale di Polizia Penitenziaria, il quale oltre che sotto numero è ormai avanti con l’età e nonostante tutto cercano di far andare avanti il servizio a loro
assegnato, tra mille difficoltà e con tutti i rischi connessi, incluso il fare da capro espiatorio. Si sollecita la Politica a prendere urgenti provvedimenti nel mettere in sicurezza le carceri e soprattutto chi ci Lavora indossando con dignità e spirito di appartenenza una divisa».

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