• 24 Luglio 2021
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Nughedu San Nicolò, rinvenuto a Cuccuru Mudeju un guerriero nuragico di 20 cm

Le indagini stratigrafiche, condotte sul campo dall’archeologo Franco Campus e sotto la direzione scientifica dalla funzionaria archeologa Nadia Canu della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, hanno consentito di recuperare altri numerosi oggetti di pregio.


NUGHEDU SAN NICOLÒ. Ieri, sabato 19 giugno, in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia, nel santuario nuragico di Cuccuru Mudeju sono stati presentati gli straordinari esiti dei lavori e i materiali rinvenuti, in particolare un gruppo di reperti bronzei, dalle campagne di scavo 2020-2021. L’intervento, condotto dal Comune di Nughedu San Nicolò, con la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, è stato reso possibile grazie a un finanziamento attinto dal piano scavi 2018 della Regione Sardegna e da fondi comunali. Intervento ha pertanto consentito, a distanza di 30 anni, di sistemare l’area archeologica e contemporaneamente di ampliare lo scavo.

Il santuario nuragico di Cuccuru Mudeju


Cuccuru Mudeju era, fino a ieri, un toponimo noto esclusivamente agli addetti ai lavori, agli archeologi e studiosi che si occupano del periodo nuragico. Il classico complesso cultuale con strutture destinate al culto e alla ritualità di quelle popolazioni che, fra l’età del Bronzo e la prima età del Ferro (1200-1000 a.C.), frequentarono ogni angolo della Sardegna costruendo prima i nuraghi e subito dopo i propri santuari.

«Un sito con una storia travagliata – spiega l’archeologo Franco Campus –, individuato negli anni ’90 in seguito a profondi danneggiamenti da parte dei cosiddetti “cercatori di tesori”, tristi figure assoldate per un pugno di denaro da collezionisti senza scrupoli, che non esitano a mettere a ferro e fuoco il nostro patrimonio culturale. In una parola: fra i peggiori nemici della Sardegna».

«La devastazione provocata – continua lo studioso – non è stata comunque capace di far perdere la memoria della straordinaria perizia degli architetti nuragici, veri artisti nel creare edifici isodomi, cioè realizzati con pietre ben squadrate, in trachite e in basalto. Né di recuperare i brandelli di una Storia passata illustre, quando queste popolazioni intrattenevano rapporti con tutte le culture e civiltà coeve del Mediterraneo».

Le indagini stratigrafiche, condotte sul campo proprio dall’archeologo Franco Campus per conto dell’impresa LC edilizia di Torralba e sotto la direzione scientifica dalla funzionaria archeologa Nadia Canu della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro (SABAP), hanno consentito di recuperare numerosi oggetti di pregio, prevalentemente bronzi, che rappresentano ciò che rimane delle offerte votive donate dai frequentatori del santuario.

Accanto a un frammento di spada votiva, che sicuramente adornava la parte superiore di un tempio, fra i reperti recuperati spicca un bronzo figurato. Bronzetto che rappresenta un guerriero con un “copricapo a bustina”, dotato di corna lunghissime e ricurve con un pugnale detto “ad elsa gammata” infilato nella bandoliera. Un braccio è piegato e accenna il saluto, mentre con la mano sinistra regge un lungo stocco che, poggiato sulla spalla, regge un ampio scudo, decorato con un motivo a raggiera, adagiato sulla schiena.

«Il bronzetto, alto 20 centimetri (una misura veramente notevole) – spiega Campus –, presenta delle affinità con un guerriero simile rinvenuto molti anni fa ad Alà dei Sardi insieme ad altre statuine in regione “Pedrighinosu” (ma tutto induce a pensare che il luogo di ritrovamento possa essere un altro straordinario complesso culturale: “Sos Nurattolos”, ubicato a circa 1000 metri s.l.m. in un luogo mozzafiato!)».

È da molti anni, almeno 20, che il suolo sardo non restituiva uno di questi capolavori dell’arte scultorea nuragica. E l’eccezionalità del rinvenimento deriva dal fatto che esso proviene da uno scavo stratigrafico regolare e non da un rinvenimento fortuito o peggio da un sequestro di reperti operato dalle forze dell’ordine.

Ieri, la presentazione al pubblico e ai ragazzi delle scuole di Nughedu che si sono recati sul posto per poter ammirare l’eccezionale scoperta. Ai più piccoli, appunto, insieme allAssociazione storico-naturalistica “Tribides” e all’Amministrazione comunale, il compito di tutelare e salvaguardare a futura memoria questo importante patrimonio storico, non solo per Nughedu, ma anche per tutta la Sardegna.

Ottica Muscas