• 25 Settembre 2021
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Omicidio di Romina Meloni, confermato l’ergastolo a Ettore Sini

Confermato dalla Corte d’assise d’appello di Sassari l’ergastolo a Ettore Sini, l’agente di polizia di Bono autore il 31 marzo del 2019 a Nuoro dell’omicidio dell’ex compagna di Ozieri Romina Meloni, e del grave ferimento di Gabriele Fois di Nuoro, fidanzato della donna. La sentenza è stata pronunciata oggi mercoledì 8 settembre.

L’omicidio di Romina Meloni

L’ozierese Romina Meloni, 49 anni, è stata uccisa dall’ex compagno Ettore Sini (49) la domenica del 31 marzo 2019. La donna, separata già da diversi anni dal marito, aveva chiuso da poco tempo una relazione con Sini e iniziato una nuova storia con Gabriele Fois, con il quale conviveva in un appartamento a Nuoro.‍

Proprio qui, Ettore Sini, agente di polizia penitenziaria di Bono, si presentò durante il pomeriggio, armato di pistola. Entrato nell’abitazione, iniziò a sparare uccidendo la ex e ferendo gravemente il nuovo compagno.

Dopo l’omicidio l’assassino fuggì via, subito ricercato dalle forze dell’ordine fu bloccato mentre vagava in evidente stato confusionale a Sassari.‍ Durante la fuga era riuscito a telefonare al figlio della donna, confessando l’omicidio e minacciando che si sarebbe ucciso.‍

L’uomo, rinchiuso nella casa circondariale di Bancali a Sassari e interrogato dal Gip durante l’udienza di convalida dell’arresto, si avvalse della facoltà di non rispondere. L’autopsia su Romina Meloni confermò che la causa del decesso era riconducibile ad un unico colpo di pistola al collo.‍ Gabriele Fois, invece, ferito da un proiettile alla testa,‍ fu ricoverato in gravi condizioni. Uscì dall’ospedale dopo una lunga degenza.

Il 3 dicembre 2019 Sini è stato rinviato a giudizio in rito abbreviato. Il 17 gennaio del 2020 il giudice del Tribunale di Nuoro lo ha condannato all’ergastolo.

Le motivazioni della sentenza di primo grado hanno sottolineato che Sini non aveva mai mostrato alcun segno di pentimento. «Ebbe a disposizione oltre un’ora e un quarto per sbollire la propria rabbia, per desistere dal proprio intento omicida, per riattivare le proprie funzioni cerebrali e i propri freni inibitori – spiegò il giudice –, per comprendere che il sangue non era e non poteva essere la soluzione al suo dramma… Non si è mai costituito e non aveva intenzione di farlo».

Nel febbraio del 2021 si è aperto il processo di secondo grado, alla Corte d’Appello di Sassari, durante il quale l’imputato Ettore Sini è stato sottoposto, su richiesta dei suoi legali, a una perizia psichiatrica per verificare la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto.‍

Oggi, 8 settembre, il verdetto della Corte d’appello d’assise di Sassari che conferma la sentenza di primo grado: l’ergastolo con l’aggravante della premeditazione e dei motivi abietti.