• 27 Maggio 2024
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Oristano. Maxi frode fiscale per oltre 200 milioni di euro, indagate 19 persone

Guardia di Finanza Oristano
Scoperto dalle Fiamme Gialle un presunto giro di fatture false messo in piedi da un’impresa oristanese riconducibile a soggetti di etnia cinese.

ORISTANO. Fatture false per oltre 200 milioni di euro e più di 37 milioni di euro di Iva evasa. Questa la maxi truffa fiscale scoperta dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Oristano che hanno individuato un complesso meccanismo di frode che sarebbe stato operato da un’impresa oristanese riconducibile a soggetti di etnia cinese. L’operazione, denominata “La via della carta”, ha portato al deferimento di 19 persone, tra le quali figura un consulente fiscale italiano.

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Oristano, si sono avvalse dei numerosi riscontri in precedenza acquisiti nel corso dei controlli svolti nei confronti di attività commerciali del medesimo settore. La successiva ricostruzione dei flussi finanziari relativi alle operazioni intercorse tra il soggetto economico oggetto di indagine ed una serie di fornitori individuati in diverse città della penisola (Prato, Pistoia, Firenze, Roma e Venezia), anch’essi di etnia cinese, ha consentito di scoprire il sistema di frode.

Frode fiscale Oristano.42

Molti dei soggetti economici posti sotto la lente di ingrandimento sono risultati essere “cartiere”, di fatto inesistenti, create al solo scopo di emettere fatture elettroniche ed accentrare su di esse il debito Iva derivante dalle operazioni documentate, omettendone la dichiarazione e il conseguente pagamento.

Il sistema utilizzato dalle “cartiere” era quello dell’“apri e chiudi”. In sostanza – spiegano i finanzieri –, nell’arco temporale di due anni dall’apertura della partita Iva intestata a prestanome di origine cinese, le società fatturavano vendite per decine di milioni di euro a favore di soggetti economici gestiti da soggetti di medesima etnia sparsi sul territorio nazionale, incassando i proventi delle fatture emesse e trasferendo sistematicamente il denaro verso l’oriente al fine di farne perdere le tracce. Terminato il “ciclo vitale” in tempo utile da riuscire a sottrarsi agli ordinari controlli di natura fiscale che avrebbero fatto emergere le incongruenze tra le fatture emesse e l’assenza delle dichiarazioni fiscali e dei versamenti Iva, i titolari “fittizi” si rendevano irreperibili».

Gli indagati pertanto ora dovranno rispondere dei reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, dichiarazione infedele ed autoriciclaggio.

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