• 25 Gennaio 2021
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Logudorolive

Ozieri, libro e mostra per il pittore Eugenio Bardzki

Nell’arte a tema sacro, il pittore romano Eugenio Bardzki ha lasciato numerose e importanti testimonianze in città: il ciclo di affreschi sulla vita di S. Francesco e le grandi tele presso la chiesa omonima, un grande dipinto presso la Cattedrale ed un affresco nella chiesetta di S. Sebastiano.

OZIERI. L’Assessorato alla Cultura del Comune di Ozieri e l’Istituzione San Michele da circa un anno hanno pianificato una mostra antologica sulpittore romano Eugenio Bardzki. A causa delle restrizioni imposte dall’epidemia Covid la data della mostra ha subito continui rinvii, per cui si spera di riuscire ad allestirla nella Pinacoteca Comunale nel corso del 2021.

Nel frattempo, i curatori della mostra – con la generosa e fondamentale collaborazione dei figli del pittore – hanno già predisposto e pubblicato il catalogo dal titolo “Eugenio Bardzki, tra Sardegna e sogno”. Alla stesura dei testi hanno collaborato i figli del pittore con un capitolo che ne illustra la biografia, sia dal punto di vista umano che artistico. Mentre gli altri capitoli, dove si analizza la tecnica e i caratteri stilistici, sono stati curati da Michele Calaresu e Mario Lai.

La monografia conta 128 pagine e 139 immagini di dipinti, affreschi, acquerelli, illustrazioni e sculture. Il libro è già stato stampato ed è stato distribuito alle librerie locali (il ricavato servirà a sostenere le spese della mostra).

Eugenio Bardzki
Piazza Cantareddu e Badde (Ozieri), acquarello su cartoncino 24×34 cm

Ma chi era Eugenio Bardzki e perché gli viene dedicata una mostra ed un libro?

Eugenio Bardzki (Roma 1908 – Roma 2009), è stato molto legato ad Ozieri, avendo sposato l’ozierese Stefania Angeletti subito dopo l’ultima guerra. Ad Ozieri, al Logudoro e al nord Sardegna ha dedicato numerosissimi dipinti di paesaggio e di scene aneddotiche, custoditi in tante case ozieresi. Ma Bardzki è soprattutto uno tra i più grandi artisti italiani di pittura “fantastica” del XX secolo (o “fantasy”, come più recentemente viene definito questo genere), almeno prima dell’avvento della tecnologia digitale che ha ampliato le potenzialità grafiche degli artisti “fantasy”.

La copertina del libro edito dal Comune di Ozieri

In maniera originale Bardzki si ispirò ai grandi pittori del passato (quali Turner, Blake, Füssli, Puvis de Chavannes, Klinger, Böcklin, Kubin o Magritte) creando personalissimi mondi, intrisi di mitologia classica, saghe nordiche e avventure medioevali. Un sogno quasi sempre malinconico e struggente, che sottolinea il senso di perdita di una vagheggiata condizione ideale, la decadenza ineluttabile dello splendore.

Eugenio Bardzki
Casolare a sos Ortos (Ozieri), olio su tela 50×65 cm, 1944

È il trascorrere del tempo il vero protagonista delle fantasie di Bardzki, il tempo che travolge quanto di bello è stato, e di cui noi possiamo solo intravedere l’ultimo barlume prima della sua completa estinzione. Desideri e paure che si intrecciano in maniera coinvolgente, risvegliando sentimenti che pensavamo dimenticati o sepolti in chissà quale sottofondo della memoria infantile.

Eugenio Bardzki
Stintino, acquarello su cartoncino 50×35 cm, anni ’70

Parallelamente alla pittura “fantastica”, Eugenio Bardzki ha condotto una propria ricerca nel campo della pittura di paesaggio, trovando ispirazione nella natura sfolgorante del nord Sardegna, nella città di Roma e nei paesaggi del Centro Italia. Se la Sardegna è per Bardzki l’eterno della natura, il paesaggio romano è per lui soprattutto la scoperta di scorci inediti nei luoghi più noti della città storica: immagini immote e sospese nel tempo.

Ultimo viaggio, olio su masonite 45×45 cm

Qui la tecnica e il gusto per gli acquerelli sembrano fare stretto riferimento alla grande stagione paesaggistica inglese dell’Ottocento (quella di Constable, Turner e Burne-Jones), in cui l’aspetto documentario si intreccia con un’inquietudine tipicamente romantica. Anche il suo approccio pittorico – realistico e nel contempo romantico – sembra talvolta richiamare quello di alcuni esponenti della “Scuola di Barbizon”, ed in particolare Corot, di cui sembra condividere la percezione emotiva del paesaggio, pur nel rispetto di un realismo di fondo.

Nell’arte a tema sacro, il pittore ha lasciato numerose e importanti testimonianze in città: il ciclo di affreschi sulla vita di S. Francesco e le grandi tele presso la chiesa omonima, un grande dipinto presso la Cattedrale ed un affresco nella chiesetta di S. Sebastiano.

«È perciò quantomeno doveroso, oltre che un privilegio – hanno detto i due curatori Michele Calaresu e Mario Lai – , ospitare in città la prima rassegna antologica della produzione di un artista ancora poco conosciuto dal grande pubblico consentendo, attraverso il libro appena pubblicato, di saggiare un’anteprima di ciò che sarà la splendida mostra che a breve potrà essere ammirata in città».

Nella foto di copertina: Pont’Etzu a Ozieri, olio su tela 50X40 cm, 1986 ca