• 3 Luglio 2022
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Ozieri ricorda il Maestro Nicola Biancu: geniale chitarrista, uomo generoso e umile

Nicola Biancu
Il Maestro verrà ricordato venerdì 20 maggio (teatro civico Oriana Fallaci, ore 18:30) in una sera musicale, organizzata dall’associazione culturale Bonayres, durante la quale si esibiranno diversi musicisti.

OZIERI. A 25 anni dalla scomparsa, su iniziativa dell’associazione culturale Bonayres, Ozieri ricorderà in una serata il grande Maestro Nicola Biancu (1924-1997), personaggio indimenticato nel panorama artistico cittadino che, a partire dagli anni ’70 e fino agli anni ’90, ha svolto un’importante, e per alcuni aspetti esclusiva, attività didattica chitarristica.

«Molti di noi lo hanno conosciuto, alcuni hanno anche avuto la fortuna di esserne allievi. La sua generosità – racconta il presidente dell’associazione Giuseppe Salis – si manifestava negli insegnamenti gratuiti e nel sostegno morale, e talvolta anche economico, ai suoi allievi. Colpiva la sua ricerca musicale continua, il suo percorrere strade alternative ai normali canoni didattici, con lo scopo di rendere più agevole l’apprendimento dell’armonia applicata alla chitarra, inventando anche una propria accordatura che non trova esempi nella letteratura fino ad ora conosciuta. Tutto questo, ed altro ancora, ne fanno una persona di alto spessore morale ed intellettuale».

Accordatura Maetro Biancu
Il cartoncino con l’accordatura del Maestro Biancu. «Dopo la sua morte, insieme a Gian Mario Pala – ricorda Cristiano Becciu –, ci interessammo perché quella accordatura fosse recensita in una rivista specialistica per chitarre e chitarristi, scrivendo una lettera al Direttore. Con nostra grande sorpresa, dopo qualche settimana, il Direttore rispose e si complimentò col Signor Biancu, definendo l’accordatura come “l’uovo di Colombo”: la soluzione più semplice, ma geniale, a cui nessuno aveva mai pensato».

L’opera di valorizzazione della figura di Nicola Biancu da parte dell’associazione Bonayres è stata avviata, grazie anche al suggerimento di Giovanni Muscas, con la realizzazione di una pubblicazione curata da Giuseppe Salis (sostenuta da Comune di Ozieri, Istituzione San Michele e Ottica Muscas), alla quale hanno collaborato i nipoti del Maestro, Vittorio e Paolo Biancu, e diversi ex allievi: Cristiano Becciu, Andrea Fancellu, Giuseppe Salis, Giuseppe Pisu, Mauro Mibelli e Mario Niedda.

Come associazione, al fine di preservare il ricordo del Maestro nella memoria dei cittadini, «abbiamo ritenuto opportuno celebrare il 25esimo della sua morte – spiega Giuseppe Salis –, non solo con la realizzazione di un libretto dedicato alla sua figura, ma anche con l’evento musicale che si terrà ad Ozieri venerdì 20 maggio alle ore 18:30 nel teatro civico “Oriana Fallaci”. Nell’organizzazione di questo spettacolo – conclude Salis –, abbiamo riscontrato un enorme interesse da parte dei musicisti ozieresi e non, che si sono proposti di esibirsi gratuitamente».

Durante la serata verranno proiettate alcune foto del Maestro, e Cristiano Becciu narrerà gli aspetti biografici. In seguito si esibiranno i musicisti: Andrea Lissia; i Bonayres – con Giuseppe Salis, Piermario Tedde, Marcellino Grillo, Antonio Porcu e Antonello Muscas –; Giuseppe Pisu (con l’accordatura della chitarra del Maestro Biancu); Veronica Bolletta; Antonello Cosseddu; Mario Niedda con Andrea Piliu; Dario Luridiana; Francesco Manai; Mauro Mibelli; Andrea Fancellu con Dalia Mandras; Marcello Zappareddu; Salvatore Maltana; Salvatore Corazza; i FRA (Roberto Ledda, Francesco Frau, Adriano Pinna); Alfideo Farina; Antonello Mura.
Verrà inoltre proiettato un video con un brano scritto e interpretato dal cugino del maestro, Vittorio Chessa, dal titolo “Nicola’s Guitar”.

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Biografia di Nicola Biancu, scritta dal nipote Vittorio e tratta dal libretto curato da Giuseppe Salis

Nicola Biancu (Nicolino per gli amici) è nato nel 1924, purtroppo già con una grande mancanza affettiva: suo padre Paolo era dovuto emigrare in Australia che lui era ancora nel ventre della madre, Antonia Chessa. Lo vedrà per la prima volta solo a 36 anni, al suo rientro in patria.
Possiamo solo immaginare che tipo di vita gli sia toccato vivere, sapendo di avere un padre irraggiungibile, se non con poche lettere all’anno. Fortunatamente, la presenza della madre e dei fratelli più grandi, e il fatto che, a quel tempo, nelle case del rione di Cadeddu vivevano assieme intere “famiglie” non legate da parentela, gli ha consentito di crescere circondato dall’affetto e in un ambiente con sani principi, dove ebbe anche la possibilità di studiare fino al conseguimento del diploma di Maestro elementare. (…)

Subito dopo la guerra iniziò a lavorare per la Galbani, nello stabilimento di Chilivani, dove rimase in servizio fino alla pensione, riscuotendo sempre un notevole apprezzamento a tutti i livelli, sia da parte dei colleghi che dei vari dirigenti che si sono succeduti in quegli anni. A causa della sua modestia e umiltà, rifiutò – sempre con educazione e garbo – la nomina a Direttore di Stabilimento, che gli era stata proposta, tanta era la stima che tutta l’Azienda riponeva in lui.

Nicolino era un uomo molto positivo e disponibile in ogni occasione, in particolare quando si trattava di ragionare di questioni di campagna e, soprattutto, quando si parlava di musica e di chitarra. In effetti, due erano le sue ragioni di vita: la vigna e la chitarra. La vigna l’aveva acquistata, con entusiasmo, per il padre, non appena questi era rientrato dall’Australia. In vigna, Nicolino vi si recava tutti i giorni, a piedi, in bicicletta o con la sua “Fiat 126”, almeno fino all’insorgere della malattia e al conseguente e rapidissimo declino fisico che lo travolse. (…)

La seconda ragione di vita di Nicola era la chitarra, con la quale aveva raggiunto una tale simbiosi da non poterne fare mai a meno; per questa ragione ne possedeva diverse, sia nella casa di città che in quella di campagna. Le suonava con grande maestria, da solo o in presenza degli amici, ma – sempre per la sua nota riservatezza – mai in pubblico.

Non si deve tralasciare un aspetto rilevante, riguardante il “patrimonio genetico” in comune col cugino primo Vittorio Chessa (i loro genitori erano fratello e sorella), il quale è sempre stato un grande chitarrista jazz: la loro comune passione forse doveva essere ereditaria! Certo è che, nel tempo, i cugini presero strade diverse; Vittorio si perfezionò nell’esecuzione e nella composizione, avendo anche una predisposizione alle esibizioni pubbliche e alla pubblicazione di pezzi originali; Nicola invece, per sua natura più discreto e schivo, si dedicò privatamente allo studio analitico dello strumento.

Poteva avere poco più di 30 anni quando, la domenica mattina, Nicola cominciò a ritrovarsi insieme ad alcuni amici musicisti (Tonino Meloni, Stefano Meridda, Gigi Lasia, Nicolino Cannas) per suonare. Si riunivano in ambienti malagevoli, privi dei moderni ausili di amplificazione e, ovviamente, senza la presenza di pubblico. Probabilmente queste esperienze durarono solo qualche mese e, da allora, suonò sempre ed esclusivamente per onorare la sua passione e per insegnare a quanti più giovani possibile. Infatti, più che un musicista – nel senso che comunemente si intende – era uno studioso e un ricercatore della chitarra e della musica.
Le sue giornate erano dedicate all’esecuzione di brani di musica brasiliana e americana, alla ricerca di accordi particolari per ottenere le migliori armonizzazioni possibili.

Questo studio intenso, ma piacevolmente tormentato, lo portò a concepire anche nuove possibilità di “accordature” per chitarra, che sono state sempre molto apprezzate da tanti stimati studiosi di questo settore, in quanto suscettibili di sviluppi non irrilevanti.
Purtroppo il tempo che ha avuto a disposizione non gli è stato sufficiente per perfezionare il suo metodo quanto avrebbe voluto, ma in compenso ha potuto lasciare una nutrita schiera di giovani allievi che lo hanno seguito con grande passione e interesse, e avere la soddisfazione di vedere alcuni di loro diventare decisamente molto abili e preparati, dediti allo studio continuo e al suonare questo strumento tanto difficile ma altrettanto appassionante.

L’Associazione culturale Bonayres è nata a Ozieri nel 2019 (fondatori: Giuseppe Salis, Piermario Tedde, Antonio Porcu, Marcellino Grillo ed Antonello Muscas) come evoluzione ed estensione dell’attività musicale svolta dal gruppo musicale omonimo, specializzato nel tango. Lo scopo è quello di svolgere un’attività culturale a vasto raggio, ma legata, in particolar modo, al campo della musica. Parallelamente l’associazione porta avanti un progetto ispirato alla musica argentina.

Nel 2019 i Bonayres hanno prodotto il primo disco “Il mare addosso”, ed è in lavorazione il secondo, contenente brani originali. Nel 2021 il gruppo si è esibito al World Music Festival in un progetto che vedeva coinvolti i maestri ballerini argentini Juan Marchetti e Laura Elizondo e artisti internazionali quali Carmen Souza. In seguito si sono esibiti in Lombardia a Busnago con la partecipazione dei maestri di ballo Loredana Sartori e Roberto Angelica, famoso maestro Argentino.

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