• 22 Gennaio 2022
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Sciopero nazionale della Polizia Locale, un presidio anche a Cagliari

Proclamato anche in Sardegna lo sciopero generale della Polizia Locale indetto dal sindacato Sulpl-Diccap-Cse. La manifestazione di protesta prevista per sabato 15 gennaio è stata dichiarata a seguito dello stravolgimento del testo unificato sulla riforma della legge quadro. Nell’Isola, dove il blocco delle assunzioni ha reso vacanti oltre mille posti e creato grossi problemi per il controllo del territorio, un sit-in si terrà a Cagliari in piazza del Carmine davanti alla sede del Governo e in piazza Igrao vicino al Consiglio Regionale.

«Ancora una volta la Polizia Locale è stata maltrattata dalla burocrazia statale che la considera la Cenerentola tra le Forze dell’Ordine», afferma Terenzio Calledda coordinatore RSU del Comune di Cagliari. «In tutt’Italia dinnanzi alle Prefetture – spiega – predisporremo presidi fissi dove, con i pesanti limiti imposti dalla pandemia, effettueremo volantinaggi con le nostre richieste. Scendiamo in piazza per dimostrare il nostro stato d’animo, la nostra rabbia, spiegando le nostre rivendicazioni e i giusti diritti di Lavoratori deputati alla sicurezza».

«I presidi saranno aperti a chiunque voglia esserci», afferma il referente regionale Sulpl Giorgio Desogus che sottolinea come «non si può continuare a rinviare l’emanazione di una legge che rende giustizia alla Polizia Locale e tuteli il nostro sempre più difficile lavoro quotidiano. In questo difficile momento – continua – non chiediamo risorse economiche, ma chiediamo che vengano riconosciuti i nostri diritti per poter operare al meglio per la nostra Nazione e disposti per dovere a rischiare quotidianamente – ma con eguale dignità di trattamento dei colleghi delle polizie ad ordinamento statale – la nostra incolumità per la Comunità in cui viviamo».

Per Giorgio Zangaris, coordinatore Sulpl per Cagliari, c’è «grande insoddisfazione della categoria. Insoddisfazione che dopo lo stato di agitazione de 6 dicembre scorso si traduce ora nella proclamazione dello sciopero del 15 gennaio e che culminerà con le iniziative di protesta davanti alle Prefetture di tutt’Italia a tutela della dignità di una categoria che non merita ulteriori umiliazioni».

Il Testo unificato sulla legge di riforma della Polizia locale modificato dopo l’approdo al Ministero dell’Interno

La proposta, condivisa in fase di stesura e presentazione con le forze politiche e le organizzazioni di settore, era uscita dalla Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera con l’approvazione all’unanimità dei Parlamentari. Forte anche dell’intervento della  Commissione Parlamentare Europea che ha richiamato il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno e i capigruppo dei partiti politici, per indurli a porre fine alla discriminazione sul piano organizzativo e remunerativo esistente in Italia fra la Polizia di Stato e la Polizia Locale.

Pertanto, fino a un mese fa la Polizia Locale ha sperato in una Legge di Riforma seria che potesse chiarire il suo ruolo nell’ambito della Sicurezza e che riconoscesse a questa categoria dignità e diritti di natura giuridica, previdenziale e assistenziale. Ma così non è stato. Infatti a «dicembre è arrivato per tutti noi il pacco di Natale», si legge nella nota del Sulpl. Il testo è passato nelle mani del Ministero dell’Interno, ed è stato stravolto e reso «peggiorativo rispetto alla Legge attualmente in vigore, la n. 65 del 1986».

«Svanito il contratto pubblico – continua la nota del Sulpl – è ritornata in auge la dicitura “Polizia Amministrativa” locale: ritorna in modo ridondante la richiesta alle Polizie Locali dei capoluoghi di provincia di garantire il servizio h24 per il rilievo dei sinistri (ovviamente per sgravare di cioè i gestori della Sicurezza); confuse qualifiche di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza; regime previdenziale incerto; formazione demandata esclusivamente alle Regioni, così come la scelta di livree, divise e distintivi; sarà sempre il politicante di turno a scegliere se armare o meno la polizia Locale; con l’accesso alla banca dati sdi continua ad esserci preclusa la possibilità di essere edotti circa gli eventuali precedenti penali della persona che abbiamo di fronte; Comandanti esclusi anche dai tavoli in prefettura sulla sicurezza integrata».

Questi burocrati, si legge ancora nella nota, «hanno evidentemente paura di una Polizia Locale riconosciuta a livello nazionale dalle Istituzioni. Ci preferiscono disgregati, disorganizzati e senza tutele. Ci utilizzano a loro piacimento a seconda del momento: basti pensare all’emergenza terrorismo quando i Prefetti e i Questori di tutta Italia, in accordo con i Sindaci, ci usavano come scudi umani; alla pandemia che abbiamo affrontato in prima linea, lasciando sul campo 37 Colleghi; alle varie manifestazioni no-vax. La Polizia Locale è per loro l’utile idiota».

In sostanza la Polizia Locale chiede: rientro nel contatto di diritto pubblico (art. 3 D.Lgs 165/2001); tutele assicurative infortunistiche e previdenziali identiche alla Polizia di Stato; comandanti svincolati dal controllo di altre Forze di Polizia ad ordinamento statale e loro partecipazione alle riunioni dei comitati per il monitoraggio delle situazioni dell’ordine e della Sicurezza pubblica; funzioni piene di Polizia giudiziaria senza limiti spazio temporali; “no” al blocco delle assunzioni in Polizia Locale; scuola/formazione professionale obbligatoria per i lavoratori della Polizia Locale; progressioni di carriera all’interno delle fasce di appartenenza, legate all’anzianità di servizio. Istituzione del ruolo dei sotto ufficiali; tutela legale per eventi accaduti durante il servizio; accesso senza limitazioni a tutte le banche dati; adeguamento al 100% delle indennità in maniera paritaria alle Forze di Polizia nazionali; armamento senza limitazione territoriale e liberi dall’assurdo concetto di dover soggiacere alla volontà del consiglio comunale per armare la Polizia Locale; riconoscimento della categoria usurante/gravosa; strumenti di autotutela e di sicurezza.

Ottica Muscas