• 29 Novembre 2021
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Il Segni di Ozieri ospedale di comunità? Cocco (LeU): «Nulla di concreto, ma pronti alle barricate»

Trasformare la sanità della Sardegna, facendola diventare “paziente-centrica”, ossia più vicina alle esigenze delle persone e dei territori. È questo il punto centrale del nuovo piano di medicina territoriale predisposto dall’assessorato alla Sanità guidato da Mario Nieddu, la cui bozza è stata consegnata ai componenti della Commissione Sanità del Consiglio regionale e che sarà discussa a breve con i sindaci dei comuni sardi.

L’ambizioso progetto di riforma prevede oltre alle già istituite 8 Asl (Sassari, Gallura, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis e Cagliari), il potenziamento dei 24 distretti sanitari esistenti e la creazione di 35 ospedali di comunità. Presidi (uno ogni 50mila abitanti) dotati di 20 posti letto e destinati ai pazienti che necessitano di interventi a media e bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Per finire poi con la realizzazione di 74 case della salute, ossia poliambulatori che dovranno garantire l’accesso alle prime cure e possibilmente il più vicino alla residenza del paziente.

Ogni cittadino avrà inoltre a disposizione un Pua (punto unico di accesso), dal quale potrà entrare in contatto con il sistema sanitario ed essere informato sui servizi offerti nel suo distretto di residenza fino all’eventuale ricovero. Tra le novità anche l’istituzione di 24 Centrali operative che dovrebbero avere il compito di coordinare la presa in carico del paziente, tenere collegate fra loro le strutture sanitarie territoriali e dialogare con la rete dell’emergenza-urgenza. Per la realizzazione di questa complessa riforma la Regione ha previsto di utilizzare i finanziamenti dei Pnrr e le risorse provenienti dai fondi europei.

Quale sarà il ruolo dell’ospedale Antonio Segni di Ozieri nel nuovo piano della medicina territoriale della Sardegna?

Una risposta a questa domanda arriverà, forse, fra qualche giorno, quando il progetto sarà illustrato ai sindaci. Nell’attesa si è espresso su Logudorolive il consigliere regionale di minoranza Daniele Cocco, capogruppo di LeU Sardigna, nonché vice presidente della Commissione sanità del Consiglio regionale.

«Quello che è stato presentato è un piano dei sogni – sottolinea subito Cocco –, nel senso che si parla di nuove strutture, di nuove case di comunità, di nuovi ospedali di comunità, però non si capisce quando e come si potranno realizzare e in base a quale disponibilità economica». «Soprattutto – continua Cocco – non si riesce a comprendere quali persone andranno poi a lavorarci visto il deficit di dotazioni organiche presente in quasi tutti i presidi sardi».

Una mancanza di operatori sanitari – quella sottolineata da Cocco – che tra l’altro tocca molto da vicino anche l’ospedale di Ozieri, da anni ormai al centro di tagli e ridimensionamenti indiscriminati che hanno impoverito l’offerta sanitaria di una struttura, un tempo tra le più complete ed efficienti della Sardegna. Pertanto con la nuova riforma sanitaria si dovrà capire se, tra le pieghe di essa, ci sia o meno il pericolo di una ulteriore dequalificazione e quindi una riconversione del presidio in vista della creazione dei 35 nuovi ospedali di comunità previsti nella bozza.

«È chiaro – prosegue Cocco – che chi è nel territorio non potrà mai permettere che il Segni possa non continuare a rimanere ospedale. A suo vantaggio, oltre alla posizione geografica e l’ambito territoriale di competenza, c’è infatti anche una riconosciuta professionalità. Fattore questo evidenziato dal fatto che, nonostante le difficoltà, in molti continuano a venire ad operarsi a Ozieri. In particolare nei reparti di Oculistica e Ortopedia che ricevono regolarmente pazienti provenienti da altri territori, diversi dei quali anche dall’ospedale di Nuoro».

«Comunque – conclude Cocco – sulla possibilità di un declassamento del Segni per ora non c’è nulla di concreto e che possa far pensare a questa soluzione. L’unica cosa che posso garantire e che, nella peggiore delle ipotesi, faremo le barricate perché ciò non avvenga».

Ottica Muscas