• 28 Gennaio 2021
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Logudorolive

Due italiani su 3 pronti a vaccinarsi contro il Covid

Vaccino anti Covid

Da un sondaggio coordinato dall’ISS risulta che il 67% della popolazione adulta è disposta a vaccinarsi contro il Covid. Percentuale che sale tra gli anziani (84%).Mentre quasi la totalità della popolazione tra i giovani e gli ultra65enni ha indossato la mascherina nei luoghi pubblici chiusi e sui mezzi di trasporto. Ma una persona su tre ha dichiarato di aver visto peggiorare la propria condizione economica.

Sono i primi risultati di un approfondimento realizzato su un campione di 2.700 intervistati, attraverso il modulo Covid, nell’ambito delle sorveglianze Passi e Passi d’Argento, coordinate dall’Istituto Superiore della Sanità, nei mesi tra agosto e novembre.

«I risultati di questa survey – dice Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS – mostrano un atteggiamento di responsabilità degli italiani che, nonostante i sacrifici, hanno sostanzialmente rispettato le misure con costanza ma anche con una prospettiva di fiducia nella scienza». 

La disponibilità a vaccinarsi contro il Covid

Il 67% degli intervistati 18-69enni dichiara che sarebbe disposto a vaccinarsi. L’età non disegna un vero gradiente ma mostra che i più giovani, 18-34enni (76%), sono più propensi rispetto ai 50-69enni (67%) e ai 35-49enni (59%).  Fra gli ultra 65enni la disponibilità a vaccinarsi contro il Covid è decisamente più alta che nel resto della popolazione (84%).

Questi dati incoraggiano a immaginare una buona adesione di tutta la popolazione a una eventuale campagna vaccinale contro il coronavirus Sars-CoV-2, anche se c’è una quota non trascurabile di adulti che riferisce di non essere disponibile a vaccinarsi (33%).

La pandemia e la rinuncia alle cure nell’anziano

Nel modulo COVID in PASSI d’Argento si misura questo aspetto con due domande specifiche che indagano la rinuncia a visite mediche e ad esami diagnostici (programmati) nei 12 mesi precedenti l’intervista e le motivazioni addotte: fra i motivi della rinuncia, vi sono la sospensione da parte del centro dell’erogazione del servizio a causa COVID e il timore di contagio.

I dati non sono incoraggianti e nel campione delle oltre 1200 interviste realizzate fra gli ultra 65enni una quota rilevante, pari al 44%, dichiara di aver rinunciato nei 12 mesi precedenti ad almeno una visita medica (o esame diagnostico) di cui avrebbe avuto bisogno, in particolare il 28% ha dovuto rinunciarvi per sospensione del servizio mentre il 16% lo ha fatto volontariamente per timore del contagio.

Questi dati non mostrano differenze significative per caratteristiche sociodemografiche dei rispondenti; tuttavia, si nota che la scelta di rinunciare volontariamente alla visita medica o all’esame diagnostico per timore del contagio è più frequente fra le donne (19% vs 13% fra gli uomini) e fra le persone con un livello di istruzione maggiore.

Uso della mascherina

Quasi tutti gli intervistati riferisce di aver indossato “sempre” la mascherina nel caso di uso dei trasporti pubblici e nei locali pubblici. Senza distinzione di età, genere o condizioni sociali, la stragrande maggioranza dei residenti in Italia indossa le mascherine in queste circostanze.

Anche l’uso della mascherina all’aperto è elevato: riferiscono di indossare spesso/sempre la mascherina all’aperto il 74% dei 18-69enni e l’84% degli ultra 65enni. Non si intravedono differenze per classi sociali, si intravede invece una differenza di genere con le donne più propense degli uomini all’uso della mascherina (78% vs 69% fra gli adulti; 86% vs 81% fra gli anziani). Anche i più giovani di 18-34 anni riferiscono un uso della mascherina all’aperto non troppo diverso da quello del resto degli adulti.

Impatto sulle condizioni economiche e lavorative

Il 32% della popolazione tra i 18 e i 69 anni ha dichiarato che le proprie risorse economiche sono peggiorate a causa della crisi legata al Covid. Tra i più giovani, ma soprattutto nelle età centrali, 35-49 anni (presumibilmente più rappresentative di famiglie con figli piccoli), la quota di chi riferisce un peggioramento sale al 36%, mentre è del 28% fra i 50-69enni.

Un lavoratore su tre, inoltre, ha subito perdite economiche: mantenendo lo stesso lavoro ma con una ridotta retribuzione (28%) o perdendolo del tutto (il 4%). Durante il lockdown nazionale (marzo-aprile 2020), il 37% degli intervistati ha continuato a lavorare nella sede abituale, mentre il 33% ha lavorato in modalità smart working e, in particolare, il 18% in modo esclusivo; il 29% ha invece smesso di lavorare.

Fra gli ultra 65enni, una quota più bassa ma non trascurabile (12%) riferisce un peggioramento delle proprie disponibilità economiche a causa della crisi legata alla pandemia.