Ozieri ricorda Aligi Sassu a 25 anni dalla scomparsa

Mercoledì 7 gennaio al “Fallaci” il documentario prodotto dalla Rai sull’artista, che in città ha realizzato il “Prometeo”.
OZIERI | 4 gennaio 2025. Ozieri rende omaggio all’artista Aligi Sassu nel venticinquesimo anniversario della sua morte. Mercoledì 7 gennaio, il teatro Oriana Fallaci ospiterà la proiezione del documentario prodotto dalla Rai “Sulle vie dell’aurora, Aligi Sassu in Sardegna”. L’evento, promosso dall’Amministrazione comunale in collaborazione con Rai Cultura, Istituzione San Michele e Associazione Arcinova Sa Ena, nasce con l’intento di ricordare il rapporto dell’artista con l’isola. Ad Ozieri, in particolare, ha realizzato il “Prometeo”, grande opera di 110 metri presente dal 1970 sulla facciata della scuola “Grazia Deledda”. Nel 1998, a causa delle precarie condizioni dell’affresco originale, fu lo stesso maestro a consigliarne la trasformazione in mosaico per garantirne la conservazione nel tempo. Oltre a Prometeo con le braccia aperte, sono immortalati simboli e personaggi della storia di Ozieri (Leonardo Tola, Francesco Ignazio Mannu, Leonardo Gavino Cocco, Salvatore Saba e Matteo Madao) e della Sardegna.
Prometeo, nella mitologia greca, era un Titano, figura centrale del racconto sulle origini dell’umanità e del rapporto tra uomini e dèi. Secondo la tradizione, fu lui a plasmare gli esseri umani dall’argilla e a donare loro il fuoco; per questo Zeus lo fecce incatenare a una rupe del Caucaso, dove un’aquila gli divorava il fegato che ricresceva poi di notte. Fu liberato dopo anni di supplizio da Eracle (Ercole).

Il documentario “Sulle vie dell’aurora”, creato da un’idea di Pietro De Gennaro e scritto da Alessandro Greco con la produzione esecutiva di Luigi Bertolo, vede alla regia l’ozierese Alessandra Peralta. La pellicola analizza la poetica, la produzione artistica e il lascito culturale di Sassu, ponendo l’attenzione sul carisma, sulle capacità tecniche e sull’importanza culturale che il pittore ha avuto per tutta la sua carriera. Il filmato ripercorre inoltre le varie fasi dell’artista, ne analizza le opere e il rapporto di quest’ultime con le città che le ospitano.
Il programma della giornata prevede due proiezioni: la mattina alle ore 10:20 dedicata agli studenti degli Istituti scolastici cittadini; la sera alle ore 19 con dibattito alla presenza della regista Alessandra Peralta.
Aligi Sassu: una vita per l’arte tra colore e impegno civile
Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 – Pollença, 17 luglio 2000) è stato uno dei più importanti e poliedrici artisti italiani del XX secolo, la cui opera ha attraversato diverse correnti artistiche, dal Futurismo al Realismo, mantenendo sempre uno stile vibrante e inconfondibile. Pittore, scultore, ceramista e incisore, ha lasciato un’eredità artistica segnata da un uso audace del colore e da un profondo impegno sociale.
Nato a Milano da padre sardo di Thiesi, tra i fondatori del Partito Socialista a Sassari, e madre parmense, Sassu entrò in contatto con il mondo dell’arte fin da bambino. Il padre, amico del pittore futurista Carlo Carrà, lo portò a soli sette anni a visitare l’Esposizione Nazionale Futurista. Un periodo fondamentale della sua formazione fu il triennio trascorso in Sardegna (1921-1924), dove rimase folgorato dai colori accesi del paesaggio mediterraneo e dalla figura del cavallo, che diventerà uno dei temi più iconici e ricorrenti della sua produzione artistica.
Tornato a Milano, a causa delle difficoltà economiche della famiglia fu costretto a lasciare la scuola per lavorare, ma continuò la sua formazione artistica frequentando corsi serali. Insieme all’amico Bruno Munari, incontrò Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, che lo invitò a partecipare alla Biennale di Venezia del 1928. Con Munari firmò anche il manifesto “Dinamismo e riforma muscolare”.
La sua arte si distinse presto per una forte sensibilità sociale e un convinto antifascismo. Aderì al gruppo milanese di “Corrente”, un movimento artistico e culturale di opposizione al regime. Questo impegno politico lo portò all’arresto e alla reclusione, un’esperienza che segnò profondamente la sua vita e la sua opera, come testimoniato da dipinti quali “La morte di Cesare” e “Fucilazione delle Asturie”.
Lo stile di Sassu è caratterizzato da una forza cromatica dirompente, con una predilezione per i toni caldi e accesi, in particolare il rosso, come nella celebre serie degli “Uomini rossi”. La sua vasta produzione spazia tra soggetti mitologici, scene sacre, ritratti, paesaggi, le tauromachie e le iconiche figure di cavalli e ciclisti. Nel corso della sua carriera, studiò i grandi maestri e trasse ispirazione da artisti come Eugène Delacroix. Tra gli altri, ha conosciuto anche Lucio Fontana e Pablo Picasso.
Dal 1963 iniziò a risiedere sull’isola di Maiorca, pur continuando a viaggiare e a esporre in tutto il mondo. Tra le sue opere monumentali si ricorda il murale in ceramica di 150 metri “I miti del Mediterraneo”, realizzato per la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles.
Aligi Sassu si è spento nella sua casa di Pollença, a Maiorca, il giorno del suo 88º compleanno. La sua eredità è conservata in numerosi musei e collezioni, tra cui la Fondazione Aligi Sassu ed Helenita Olivares.
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