• 21 Ottobre 2026
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Bosa, gli allagamenti del 20 ottobre riaprono il dibattito sulle opere di difesa idraulica della città

Temporale e allagamenti a Bosa
Il forte temporale di ieri rilancia l’allarme del Comitato “Non Ti Temo”: «L’acqua non arriva solo dal Temo».

BOSA | 21 ottobre 2026. Il nubifragio che ieri pomeriggio ha colpito Bosa ha nuovamente messo in crisi il sistema di drenaggio urbano, causando allagamenti diffusi. Un episodio che riporta con urgenza l’attenzione su un problema che il Comitato “Non Ti Temo” segnala da tempo: «A Bosa, la criticità idraulica che si manifesta più spesso è legata alla rete minore urbana e alle acque che scendono dai versanti. Di fronte a questa pericolosità accertata, le opere regionali che stanno venendo realizzate a Bosa concentrano la difesa sul Temo ignorando rii minori, canali e drenaggio urbano».

«Nuovi muri e valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali rischiano così – spiegano dal Comitato – di ostacolare il deflusso e aggravare proprio gli allagamenti che colpiscono più frequentemente la città». Tutto questo mentre «Regione e Comune continuano a lasciare senza risposta problemi che i cittadini affrontano ormai stagionalmente, con i bosani costretti ad aprire da soli i tombini stradali e a svuotare locali e attività ad ogni precipitazione intensa».

Alla luce di questi fatti, le scelte della Regione per la mitigazione del rischio a Bosa appaiono – a detta del Comitato – «come un evidente errore di prospettiva, con i progetti che dovrebbero risolvere i veri problemi fermi, mentre vanno avanti quelli che rischiano di aggravarli».

A tre giorni dall’assemblea pubblica “Sicuri di essere al sicuro?”, durante la quale il Comitato ha presentato alla cittadinanza gli esiti di mesi di studio e opposizione alle “Opere di difesa idraulica”, il temporale di ieri ha riportato a galla il problema. «Mentre le opere contestate (decine di milioni di euro per 3 lotti, di cui il primo è alla fase di cantiere) si concentrano sulla difesa dal Temo – prosegue il Comitato –, restano irrisolti i problemi legati alle acque che scendono dai versanti e al loro deflusso attraverso i rii minori e la rete urbana. Anzi, proprio la mancata valutazione unitaria del fiume, dei corsi d’acqua minori e del drenaggio urbano è una delle accuse principali che muoviamo all’Ufficio del Commissario per il governo del dissesto idrogeologico, mandante delle progettazioni contestate».

Secondo il Comitato, dunque, questa configurazione, ignorando il problema delle acque che scendono dai versanti non considerate dai modelli, ostacolerebbe il loro scarico nel fiume. Inoltre, procedendo con il confinamento del fiume a monte del ponte Vecchio, i livelli e le velocità che il Temo rischia di raggiungere nei tratti banchinati, oltre a ostacolare i deflussi dai canali rischiano di minare la sicurezza degli ormeggi e del porto fluviale.

Il temporale di ieri rende concreta la domanda posta dal Comitato durante l’assemblea: quale sicurezza può garantire un progetto che non affronta insieme il deflusso del fiume, dei rii minori e delle acque urbane?

Per Cristiana Cacciapaglia, consigliera comunale di minoranza e componente del Comitato Non Ti Temo, «il temporale di ieri pomeriggio ci ricorda quali sono i problemi idraulici che gravano sulla cittadina. Con le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali previste dalle opere di difesa, il rischio è che Bosa diventi la vasca di raccolta delle acque che faticheranno ancora di più a raggiungere il fiume. Stanno iniziando i lavori del primo lotto, con il terzo arriveranno le valvole a clapet allo sbocco del Rio Piras di Terridi. Per questo ci chiediamo se, in queste condizioni, si possa ancora parlare di opere di difesa o se non si debba parlare piuttosto di “offesa idraulica”».

Il Comitato chiede pertanto agli enti competenti di «valutare le opere nel loro insieme e nella configurazione che si intende effettivamente realizzare, considerando anche gli effetti sul drenaggio urbano e sui rii minori, ignorati dalla logica progettuale e dai modelli idraulici su cui si basano le opere progettate». La sicurezza della città, conclude il Comitato, «non può essere misurata soltanto in rapporto alle piene del Temo: deve tenere conto di tutte le acque che attraversano il territorio e delle condizioni che permettono loro di defluire».

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