• 27 Maggio 2024
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“A foresta”, rilasciato il terzo brano dei Bonayres

Xilema Bonayres
Il gruppo ozierese con questo pezzo rende omaggio alla grande cantante Maria Teresa Cau e al suo capolavoro.

OZIERI. Ancora un rilascio sulle piattaforme online per l’album Xilema dei Bonayres e siamo a tre. Dopo Pedra e Clochard arriva adesso A Foresta, un omaggio alle liriche ozieresi di Maria Teresa Cau con un brano conosciutissimo e struggente. La maestria dei musicisti ancora una volta emerge soprattutto perché, pur tenendo invariata l’impalcatura originale, riescono a personalizzare un brano grazie all’armonizzazione degli arpeggi di chitarra, impreziosita da fondamentali accordi di passaggio, una spruzzata di percussioni in sottofondo con il basso che segue preciso e la voce di Laura Mulas ad interpretare un pezzo non facile ma che la cantante evidentemente ha studiato bene e a fondo. La registrazione “tout ensemble” e non traccia per traccia rende tutto più “live” e depone ancora una volta a vantaggio dei Bonayres.

A FORESTA

La mente ha il grande dono di non cancellare i ricordi che sono legati ad emozioni forti. Cosi Maria Teresa, imbraccia la chitarra e sente il richiamo del ricordo “pensende so, pensende so“, nara s’ammentu dae attesu, ma cun sa oghe, sas paraulas e sa melodia, si faghet istoria de oe. E il suo ricordo si lega a quello della Sardegna di tempi lontani che compare nitida nella mente di chi ascolta le parole e i soavi giri melodici. Questo brano riesce, all’interno della nostra memoria, a trasformarsi da canzone a cortometraggio perché ci trasporta tutti nel nostro luogo del cuore dell’infanzia perduta, ci trasporta tutti nella nostra personale “A foresta”.

Pensende so pensende so
a una terra luntana, inue riposa su coro meu
inue umpare terra e chelu
saludan’a deus.

Pensendo so, pensende so
a cando naschet su Sole, attesu attesu sighende a ischidare
sos montes e sos rios chi sunu drommende
sighende a pasare

e cantende cantende andaian’a sos nuraghes chentu pisedda riende
e su sero, su sero torrende s’intendian sonare chentu campanas de chentu anzones torrende
dae pasculare

Pensendo so, pensendo so
a una notte serena cando bi fi’ sa Luna subra in chelu
cun totu sas istella chi faghian brillare
sos campos de fenu

e cantende cantende andaian a sos nuraghes chentu pisedda riende
e su sero, su sero torrende s’intendian sonare chentu campanas de chentu anzones torrende
dae pasculare

Pensende so, pensende so
a una terra luntana, inue riposa su coro meu
inue umpare terra e chelu
salutan a deus.


MARIA TERESA CAU – di Laura Mulas

È nata il giorno di Ferragosto del 1944, Maria Teresa. Nel mondo attorno a lei, non erano lontane le sofferenze della guerra appena conclusa. Sotto casa sua, il padre, tiu Larentu, aveva uno zilleri e fu proprio lì che Maria Teresa sentì cantare e suonare la chitarra.
In questo ambiente saturo di mosti, di vino “occhio di pernice” e semplicità osservò ed ascoltò con così tanta attenzione che imparò, immersa nei “giri” particolari di su canto a s’otieresa e nei virtuosismi della chitarra. Si innamorò di quei racconti semplici e isolani. Si innamorò del canto. Si innamorò della chitarra. E lì unì in uno strumento di espressione di se stessa. E che voce aveva Maria Teresa!

A 10 anni cantò per la prima volta sul palco del Teatro De Candia, a 11 canta al Redentore a Nuoro e diventa la protagonista de sa Festa Manna de Otieri: Sa festa ‘e sa Madonna ‘e Su Remediu. E poi sagre, feste, addirittura una trasmissione televisiva “La Telesquadra”. Maria Teresa con la sua inseparabile chitarra canta con una sicurezza disarmante davanti alle telecamere pur essendo ancora una bambina. Canta in logudorese, in barbaricino, in gallurese e riscuote gli applusi del pubblico. Si esibiva sola, in una fusione tra chitarra e voce, spesso nelle pause di riposo degli altri artisti o talvolta in gara con altri “cantadores”.
Poi, appena sedicenne, le viene chiesto di far parte del quartetto “Logudoro” con Leonardo Cabizza, Aldo Cabizza e Antonio Ruju. Maria Teresa accetta e, sempre accompagnata dalla madre, tia Bonaria, viaggia, partendo con il treno di mezzanotte verso Napoli, per registrare i brani presso l’etichetta “Vis Radio” tra il 1961 e il 1964. Nasce “Cantu de s’antiga terra” tipica canzone in Re a s’ottieresa. Nasce “Sardigna mia” un muttu prolungato diventato un classico del genere. Maria Teresa compone le sue musiche e le sue parole.

Nel 1962 Maria Teresa è la prima cantautrice sarda. Il successo però ha anche lati negativi e la vita da “cantadore” non è facile, soprattutto per una donna. Il lavoro richiede viaggi, spostamenti e non sempre si incontrano persone delicate e gentili. Maria Teresa ne soffre, è stanca.

Nel 1963 matura in lei la decisione di fermarsi un attimo e riprendere gli studi. Si iscrive all’istituto magistrale, diventa maestra, ma non abbandona la chitarra e la musica. Lascia il “Quartetto Logudoro” per passare ad un progetto più semplice: il “Duo Logudoro” continuando a esibirsi nelle piazze e nelle sagre. Seleziona le apparizioni pubbliche e le piace cantare per i microfoni di Radio Sardegna.

Piano piano il suo scrivere e il suo cantare assumono una veste più intima e riservata, a tratti più familiare. Le sue canzoni si vestono delle onde della vita a tratti di grande gioia “custa de est sa die mia, e sa lughe de ogni manzanu naschet in altu pro me ibbia, sento una allegria mai proada e sempre disizzada”, ma ha anche la forza di cantare e condividere i tormenti e i pensieri negativi “Pieno una barca del pessamentos e l’ispingo intro su mare e isto a isperare de la idere finire sutta s’unda, poi isparire in altu mare”.
E canta tante volte della luna, canta delle rondini, del vento, di giorni luminosi e notti scure. Canta la vita dei pastori, delle campagne sarde. Canta la vita dei bambini che dovevano badare al gregge o che incontrava nella via.

Maria Teresa incide i suoi brani, questa volta solo lei e la sua chitarra, unite in una perfetta sintonia, nel tentativo di portare chi ascolta nel suo mondo interiore, fatto di luci e ombre che in nessun modo cerca di nascondere, ed esteriore perché scrive “per immagini” e riesce a portare chi ascolta affianco a lei nei nuraghi sparsi nelle campagne, nelle vie di Ozieri, in sos cuiles con i pastori sotto la luna.

Purtroppo il successo non arriva subito ed il pubblico tarda a percepire il grande senso di innovazione e la creatività di Maria Teresa, a cui resta e resterà per sempre il pregio di essere la prima cantautrice in limba della storia del canto sardo.
Il pubblico la capirà soltanto dopo, con tempo. I suoi brani sono stati apprezzati e ne è stato riconosciuto il valore. Purtroppo Maria Teresa non ha potuto gioire perché il giorno dell’Epifania del 1977, a soli 33 anni, come in un terribile gioco di una cabala numerica, ci ha lasciato. Lascia tra le sue canzoni il suo testamento spirituale “Sa notte iscura” ma anche un bellissimo ricordo in quanti l’hanno conosciuta.
Nell’album Xilema non potevano mancare le parole e le melodie di Maria Teresa, rivestite di nuovi arrangiamenti, con l’intento di dargli nuova linfa e il risalto che meritano.

Leggi anche: “Clochard”, online il secondo brano dei Boanyres tratto dall’album Xilema

I Bonayres omaggiano la poesia con il nuovo album “Xilema”

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