• 22 Ottobre 2021
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Aou di Sassari, dalla scoperta del Covid alle sue varianti

Il laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Aou di Sassari a un anno dallo scoppio della pandemia ha realizzato oltre 185 mila vaccini. Adesso è  impegnato nel sequenziamento dell’intero genoma del Sars Cov-2.

SASSARI. Era il 7 marzo 2020 quando il laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Aou di Sassari isolava per la prima volta il virus Sars Cov-2. I primi casi venivano individuati su due pazienti provenienti dal distretto sanitario della Gallura.

A distanza di un anno dall’inizio della lotta contro la pandemia, che ha cambiato la vita delle persone in Italia e nel mondo, il laboratorio diretto dal professor Salvatore Rubino è ancora in prima linea nella battaglia contro il Covid. E adesso l’attenzione è focalizzata sulle varianti del virus che tanta preoccupazione stanno generando tra medici, infettivologi e virologi.

Il laboratorio dell’Aou di Sassari, dal 2019 al 2020, è passato dall’analizzare 600 tamponi annuali in qualità di centro di riferimento per l’influenza a 200 tamponi al giorno contro il Covid, per arrivare anche a 1400 al giorno.

«Un balzo enorme – afferma Salvatore Rubino – che è stato possibile sia grazie al grande lavoro quotidiano di tutto il personale, operativo 7 giorni su 7 e h24, sia grazie ai quattro macchinari di cui disponiamo che ci consentono di analizzare anche più campioni contemporaneamente».

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Un ruolo importante lo hanno svolto i dirigenti medici, i tecnici di laboratorio, i giovani specialisti in biologia molecolare e virologia  che, in tutti questi mesi, hanno lavorato nella struttura al piano terra della palazzina di Malattie infettive.

E i numeri realizzati sino ad ora sono da record. «Abbiamo effettuato l’analisi di oltre 185 mila tamponi, per una media di 506 tamponi al giorno – prosegue il docente – e, soltanto di recente, abbiamo individuato ben 45 casi di variante inglese, confermate negli screening effettuati a Bono, La Maddalena e San Teodoro. A questi si aggiungono alcuni casi nel nord Ovest Sardegna».

Ed è proprio questa la novità rispetto allo scorso anno. «La comparsa della variante inglese con la sua alta contagiosità desta preoccupazione – riprende – ma ora siamo sicuramente molto più preparati rispetto a prima, sia come laboratorio sia come ospedale».

L’ultimo flash test dell’Iss a cui ha partecipato il laboratorio diretto da Salvatore Rubino ha permesso di evidenziare una prevalenza della variante inglese pari al 75 per cento.

«Non escludo che a breve possa essere addirittura quella prevalente – sostiene – ma questo non significa che non dobbiamo continuare a cercare anche le altre, la brasiliana o la sudafricana. Oppure addirittura altre ancora che potrebbero fare la loro comparsa».

Per il professor Rubino quella dei tamponi molecolari resta ancora una strategia fondamentale. «Sono questi che ci consentono di identificare le varianti che vengono da fuori – spiega il direttore del laboratorio – e non soltanto quella inglese che era già presente in Sardegna sicuramente da gennaio ma con casi sporadici e non si era diffusa come nel caso degli attuali focolai registrati a Bono, a La Maddalena e a San Teodoro».

Il laboratorio è già pronto a effettuare la sequenza intera del genoma del virus . «Questo – afferma ancora – ci consente di capire l’evoluzione del virus che isoliamo e la sua provenienza, di realizzare una sorta di carta d’identità. A esempio, alcuni campioni che abbiamo sequenziato di recente ci hanno permesso di individuare l’origine “francese” del virus e di alcuni paesi africani francofoni. Si tratta, al momento, di varianti non “pericolose” come quelle inglese, brasiliana e sudafricana», conclude Salvatore Rubino.

Nella foto: i professori Rubino e Uzzau di lato al macchinario per sequenziare virus

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