• 6 Agosto 2026
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Caldo persistente, Cia Sardegna chiede la dichiarazione dello stato di calamità naturale

Cia Sardegna Orecchioni Vacca
Orecchioni e Vacca: «Le aziende agro-pastorali sono allo stremo».

CAGLIARI | 6 agosto 2026. La Cia Agricoltori Italiani Sardegna lancia un appello urgente alle istituzioni regionali e nazionali affinché venga avviato l’iter per la declaratoria dello stato di calamità naturale, a fronte della gravissima crisi che sta colpendo il comparto agro-pastorale dell’Isola. Il perdurare di temperature ben al di sopra delle medie stagionali, unito alla prolungata assenza di precipitazioni, sta provocando un drastico calo delle produzioni e un’impennata dei costi di gestione lungo l’intera filiera agricola. L’organizzazione raccoglie così il grido d’allarme delle aziende sarde, ormai stremate dagli effetti di un’estate caratterizzata da condizioni climatiche eccezionali che stanno compromettendo raccolti, allevamenti e redditività delle imprese.

A rendere ancora più critica la situazione contribuisce la persistente emergenza incendi che, oltre a devastare ampie porzioni di territorio, alimenta ulteriormente l’innalzamento delle temperature e aumenta i rischi per le aziende agricole, con conseguenze economiche e ambientali sempre più pesanti.

«Ci troviamo di fronte a una crisi climatica che non può più essere trattata come una semplice parentesi eccezionale», dichiarano il presidente e il direttore regionali della CIA Agricoltori Italiani Sardegna, Michele Orecchioni e Alessandro Vacca. «Le nostre imprese agricole e pastorali stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo per salvare animali e raccolti, ma i margini economici sono azzerati, oltre che dalle condizioni climatiche impossibili, anche dall’aumento fuori controllo dei costi di produzione. Serve un intervento tempestivo e straordinario delle istituzioni regionali e nazionali, a tutti i livelli, affinché, si arrivi alla dichiarazione dello Stato di calamità naturale, al fine di attivare tutte le misure di sostegno previste a salvaguardia dell’intera filiera del settore primario, fondamento dell’economia locale e quindi del benessere della società isolana.

Le conseguenze nei settori produttivi

Comparto zootecnico: Lo stress termico prolungato sta piegando gli allevamenti. Con i pascoli naturali ormai del tutto bruciati dal sole, gli allevatori sono costretti a ricorrere a scorte straordinarie di foraggio e mangimi, con un elevato aumento dei costi di produzione. I capi bovini, sia da latte, sia da carne, registrano importanti cali di produzione dovuti all’eccessiva umidità e alla carenza di risorse alimentari nella vegetazione spontanea.

Settore ortofrutticolo: L’evapotraspirazione a livelli record consuma rapidamente le risorse idriche. Molti agricoltori stanno effettuando irrigazioni di soccorso con costi carburante ed elettrici insostenibili. Si registrano ustioni sui frutti in maturazione, blocco vegetativo e un forte rischio sulla pezzatura e qualità del raccolto imminente.

Viticoltura: Il caldo estremo accelera la maturazione in modo anomalo e rischia di causare l’appassimento delle uve sulla pianta prima del tempo. I viticoltori affrontano una riduzione delle rese d’uva e la necessità di gestire gradazioni alcoliche elevate a scapito dell’equilibrio acido dei vini.

Olivicoltura: Per difendersi dallo stress determinato dalle alte temperature, le piante stanno lasciando cadere i frutti non ancora maturi e le olive rimaste sui rami risultano grinzose, riducendo drasticamente il potenziale produttivo della stagione e compromettendo sia la resa in olio, sia l’idoneità alla lavorazione delle olive da tavola. Nelle zone in cui è possibile ricorrere all’irrigazione di soccorso, gli olivicoltori stanno sostenendo spese enormi per l’energia elettrica e il carburante necessari ad azionare le pompe idriche, mentre nei territori privi di irrigazione la perdita di prodotto rischia di toccare livelli non compatibili con l’economia aziendale.

Cerealicoltura: Nelle zone a vocazione cerealicola le alte temperature arrivate nelle fasi critiche delle coltivazioni, hanno causato la stretta del grano e degli altri cereali, riducendo le rese per ettaro e penalizzando la qualità delle granaglie, già gravate dai rincari dei costi di produzione.

Apicoltura: Le api sono bloccate dall’eccessiva calura e la fioritura delle piante spontanee ed essenze di macchia mediterranea è del tutto azzerata. Si registrano morie di intere famiglie di api, scioglimento della cera dei favi e il deterioramento degli allevamenti.

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