• 22 Gennaio 2022
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Card. Angelo Becciu: «Sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni»

Citati a giudizio gli imputati, tra cui il card. Angelo Becciu, nell’ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra.


«Sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni, e attendevo da tempo di conoscere le eventuali accuse nei miei confronti, per permettermi prontamente di smentirle e dimostrare al mondo la mia assoluta innocenza». Così il card. Angelo Becciu in una nota diffusa dal suo legale, Fabio Viglione, alla notizia della citazione a giudizio nell’ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra.

«In questi lunghi mesi – continua il Cardinale – si è inventato di tutto sulla mia persona, esponendomi ad una gogna mediatica senza pari al cui gioco non mi sono prestato, soffrendo in silenzio, anche per il rispetto e la tutela della Chiesa, a cui ho dedicato la mia intera vita. Solo considerando questa grande ingiustizia come una prova di fede riesco a trovare la forza per combattere questa battaglia di verità».

«Finalmente – conclude il card. Angelo Becciu – sta arrivando il momento del chiarimento, ed il Tribunale potrà riscontrare l’assoluta falsità delle accuse nei miei confronti e le trame oscure che evidentemente le hanno sostenute e alimentate».

Nota della Sala stampa della Santa Sede


Nella giornata di oggi il Presidente del Tribunale Vaticano ha disposto la citazione a giudizio degli imputati nell’ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra. Il processo avrà inizio all’udienza del prossimo 27 luglio. La richiesta di citazione a giudizio è stata presentata nei giorni scorsi dall’Ufficio del Promotore di Giustizia, nelle persone del Promotore Gian Piero Milano, dell’Aggiunto Alessandro Diddi e dell’Applicato Gianluca Perone e riguarda personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato e figure apicali dell’allora Autorità di Informazione Finanziaria, nonché personaggi esterni, attivi nel mondo della finanza internazionale.

Le persone coinvolte oltre al card. Angelo Becciu – accusato dei reati di peculato ed abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione – sono: René Brülhart, abuso d’ufficio; mons. Mauro Carlino, estorsione e abuso di ufficio; Enrico Crasso, peculato, corruzione, estorsione, riciclaggio ed autoriciclaggio, truffa, abuso d’ufficio, falso materiale di atto pubblico commesso dal privato e falso in scrittura privata; Tommaso Di Ruzza, peculato, abuso d’ufficio e violazione del segreto d’ufficio; Cecilia Marogna, alla quale l’accusa contesta il reato di peculato; Raffaele Mincione, peculato, truffa, abuso d’ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio; Nicola Squillace, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio; Fabrizio Tirabassi, corruzione, estorsione,peculato, truffa e abuso d’ufficio; Gianluigi Torzi, estorsione, peculato, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio.

Le società alle quali l’accusa contesta reati sono: HP Finance LLC, riferibile ad Enrico Crasso, per truffa; Logsic Humanitarne Dejavnosti, D.O.O., riferibile a Cecilia Marogna, peculato; Prestige Family Office SA, truffa; Sogenel Capital Investment, riferibile ad Enrico Crasso, truffa.

Alcuni dei reati citati, inoltre, vengono contestati anche “in concorso”. Le indagini, avviate nel luglio 2019 su denuncia dell’Istituto per le Opere di Religione e dell’Ufficio del Revisore Generale, hanno visto piena sinergia tra l’Ufficio del Promotore e la sezione di Polizia giudiziaria del Corpo della Gendarmeria. Le attività istruttorie sono state compiute altresì in stretta e proficua collaborazione con la Procura di Roma ed il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – G.I.C.E.F. della Guardia di Finanza di Roma. Apprezzabile anche la cooperazione con le Procure di Milano, Bari, Trento, Cagliari e Sassari e le rispettive sezioni di polizia giudiziaria.

Le attività istruttorie, svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre.

L’iniziativa giudiziaria è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di Sua Santità Papa Francesco, nell’opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane; opera che, secondo l’ipotesi accusatoria, è stata contrastata da attività speculative illecite e pregiudizievoli sul piano reputazionale nei termini indicati nella richiesta di citazione a giudizio.