• 19 Gennaio 2021
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Logudorolive

Diego Armando Maradona: luci e ombre di un campione

Diego Armando Maradona

Nel tardo pomeriggio dello scorso mercoledì 25 novembre è deflagrata come una bomba la notizia dell’improvvisa morte di Diego Armando Maradona, per complicazioni di tipo cardio-respiratorio. Il campione argentino, 60 anni, era reduce da un intervento chirurgico resosi necessario per la rimozione di un ematoma cerebrale, e sembrava che la convalescenza di Tigri procedesse nel migliore dei modi, ma improvvisamente si è aggravato e quindi deceduto, per il dolore della famiglia e di milioni, se non miliardi, di suoi fan, sparsi in tutto il mondo. La notizia si è immediatamente diffusa in ogni dove, andando ben oltre quelli che sono i semplici ambiti sportivi, con una condivisione di sentimenti di grande affetto per quello che certamente è stato il più grande calciatore di tutti i tempi.

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona era nato a Lanus, nella provincia di Buenos Aires, in una famiglia tanto numerosa quanto non abbiente, e sin da bambino si era messo in mostra per le sue straordinarie doti calcistiche, che lo hanno visto iniziare nell’Estrella Roja, per passare alle giovanili delle “cebollitas” (Cipolline) dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires, quindi per un anno al Boca Juniors in prestito e poi approdare in Europa, prima a Barcellona, dove è rimasto per tre anni, prima di arrivare, nel 1984, a quella che più tardi ebbe modo di definire “casa mia”, Napoli, città di cui nel 2017 è diventato cittadino onorario, dove ha dato forse il meglio di sé stesso, vincendo due scudetti, la Coppa UEFA, una Supercoppa italiana ed una Coppa Italia, e rappresentando l’anima del Napoli più forte di sempre, incarnando anche le aspirazioni di riscatto di tutta una città e dei suoi tifosi e spingendo il meridione calcistico verso una rivincita nei confronti delle big del nord, delle quali di norma, con l’eccezione del Cagliari di Gigi Riva scudettato nel ’70, erano appannaggio scudetto e trofei europei.

Diego Armando Maradona

Poi, prima del ritiro, le parentesi poco significative col Siviglia e col Newell’s Old Boys. Non meno gratificante il percorso con la “celeste “ di cui ha difeso i colori in ben quattro Mondiali (1982, 1986, 1990, 1994), vincendo quello del 1986; 34 le reti realizzate in 91 incontri, alcune delle quali verranno ricordate per sempre, quella della “mano de Dios” e la più bella del secolo, quella contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 realizzata dopo aver dribblato sei calciatori avversari. È stato anche Commissario tecnico della nazionale Argentina nel 1997 ed ha allenato, tra alti e bassi, diverse formazioni sudamericane. Fra i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti non figura il Pallone d’oro perché fino al 1994 era riservato ai giocatori europei ma nel 1995, come risarcimento, gli venne assegnato il Pallone d’oro alla carriera. Ha comunque ricevuto una miriade di altri premi condivide con Pelè il premio ufficiale FIFA come miglior giocatore del XX secolo, ma sarebbe davvero lungo elencarli tutti e perciò non lo facciamo citando, fra gli altri, il titolo di miglior calciatore argentino di sempre assegnatogli nel 1993.

Maradona con Gianfranco Zola al tempo del Napoli

Questo l’immenso giocatore che tutti, o quasi, abbiamo conosciuto: Diego Armando Maradona, però, non era un atleta esemplare e, per amore di verità, non va sottaciuto che alla classe innata e cristallina ed alle giocate da marziano del calcio, alternava comportamenti non proprio in sintonia con quelli di un atleta/icona/esempio, trasmettendo messaggi assolutamente da non recepire ed emulare, ai molti giovani che a lui si ispiravano per arrivare in un mondo difficile e complicato come quello del calcio. Non erano poche, infatti, le sue fragilità e le sue contraddizioni: in Italia fu inquisito per evasione fiscale, e venne sospeso due volte per differenti motivi: nel 1991 per uso di cocaina e quindi per positività ai test antidoping al mondiale degli Stati Uniti del 1994, per uso di efedrina, sostanza illegale spesso utilizzata per perdere peso. Quando entrava in campo, però, si faceva perdonare tutto, venendo amato, se non venerato davvero come pochi, ovunque sia stato, ma principalmente in Argentina e a Napoli.

La gente non ha mai smesso di volergli bene e sono state innumerevoli le testimonianze di cordoglio, di amici ed avversari di ogni parte del mondo, in primis dalla sua Argentina, nella cui residenza presidenziale, la Casa Rosada, è stata allestita la camera ardente che ha visto sfilare un’infinità di persone, molte delle quali in lacrime, per il dolore che ha avuto la forza di far passare in secondo piano ogni rivalità calcistica nel riconoscimento del grande campione. Fra le testimonianze ci piace ricordarne solo alcune, quella di Edson Arantes do Nascimento, ovvero “O Rey” Pelé” Ci troveremo a giocare insieme in Paradiso”, Bruno Conti “Vivevamo il calcio nello stesso modo, con una passione per il pallone infinita…era una persona meravigliosa, dal cuore d’oro”, Hernan Crespo “Te amo Diego”. Marcelo Bielsa tecnico “Maradona era un artista. La dimensione della sua arte ha un riconoscimento infinito” il campione del tennis Novak Djokovic “Riposa in paradiso Leggenda”, il C.T. della Nazionale italiana Mancini “Uno come Maradona oggi avrebbe fatto almeno 1000 gol”, il campione del mondo Marco Materazzi “Ho avuto il piacere, l’onore e la fortuna di conoscerti da bambino, ti toccavo e tremavo dall’emozione, poi ho avuto la fortuna di rivederti da adulto e di riprovare le stesse identiche sensazioni, “che dire… eri semplicemente magico” Bruno Giordano, suo compagno al Napoli “Per me sei stato il più grande. Ti voglio bene”, Pirlo: “Maradona è stato il Dio del calcio e rimarrà per sempre nella storia”, Michel Platini, George Weah: “Abbiamo perso una leggenda e un’icona” ma non sono mancati nemmeno i saluti ed i ricordi di Paolo Maldini, Francesco Totti, e tantissimi altri, in Italia e nel mondo, che hanno incrociato le scarpette con lui o che insieme a lui hanno avuto la fortuna di giocare, come il campione olianese Gianfranco Zola, che ha parlato di lui come di un uomo mite, generoso ed umile, indimenticabile.

Diego Armando Maradona riposa ora nel cimitero di Bela Vista insieme ai suoi genitori, e bene hanno fatto, a nostro parere, quanti, alle immagini di ricordo del campione, hanno associato la scritta Diego Armando Maradona 1960 al simbolo dell’infinito, perché lui, calcisticamente, sarà davvero immortale. RIP Diego.

Raimondo Meledina