• 18 Maggio 2021
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Diocesi sarde: in 3 anni attivati 3.703 posti di lavoro

Sant'Antioco di Bisarcio

Le dieci Diocesi sarde nel triennio compreso tra il 2018 e il 2020 hanno attivato 3.703 posti di lavoro nell’ambito di 228 interventi avviati nei diversi settori dei Beni Culturali Ecclesiastici e della Nuova Edilizia di Culto. Le risorse messe in campo, per un totale di 54.002.866,78 euro, di cui 9.190.094,92 per i Beni Culturali Ecclesiastici e 44.812.771,86 per la Nuova Edilizia di Culto, sono arrivate direttamente dall’Otto per Mille alla Chiesa Cattolica e da contributi degli enti pubblici, delle Diocesi e delle comunità parrocchiali.

I numeri degli investimenti, spesi sui territori diocesani, sono significativi: Ales-Terralba euro 3.774.795,90; Alghero-Bosa 6.471.497,00; Cagliari 5.981.178,00; Iglesias 4.386.956,02; Lanusei 7.465.898,86; Nuoro 7.279.159,00; Oristano 4.615.831,00; Ozieri 3.938.049,00; Sassari 3.715.286,00; Tempio-Ampurias 6.374.216,00.

«Questo concreto impegno della Chiesa sarda – commenta la Conferenza Episcopale Sarda – è un piccolo segno di quella speranza che fiorisce nel giorno che viviamo e che apre alla speranza più grande dell’essere per sempre gli uni accanto agli altri, una sola famiglia in Cristo.

Ognuna delle Diocesi sarde si avvale dei propri competenti Uffici diocesani per i Beni Culturali Ecclesiastici e per la Nuova Edilizia di Culto che si occupano di restauri e funzionalizzazione edilizia, valorizzazione di musei, archivi e biblioteche diocesane, catalogazione di beni culturali mobili e immobili, installazione di impianti di sicurezza, restauro di organi a canne e custodia, mediante volontari associati, di edifici di culto.

I progetti coordinati e valutati dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana hanno attivato in Sardegna nell’ultimo triennio un centinaio di cantieri di restauro architettonico e messo in campo un esteso programma di catalogazione e studio dei beni storici artistici mobili e immobili. Un lavoro che ha permesso di valorizzare i patrimoni archivistici bibliotecari e museali ecclesiastici a favore delle comunità, degli studiosi e dei visitatori. Queste attività, oltre a sensibilizzare e portare all’azione gruppi di volontari associati, hanno permesso di qualificare specifici operatori, mediante periodici corsi di specializzazione voluti dalla CES e dalla CEI

Gli stessi Uffici diocesani operano all’interno della Consulta Regionale per il Patrimonio Ecclesiastico della Sardegna, stilando accordi, con l’approvazione e la supervisione della Conferenza Episcopale Sarda, anche con la Regione Autonoma della Sardegna. L’ultimo in ordine di tempo, tuttora in corso, è “Sardegna in cento chiese”, un piano di recupero e valorizzazione dello straordinario patrimonio storico-artistico e architettonico di pertinenza ecclesiastica e che rientra nel più ampio Piano Operativo Regionale per i fondi strutturali europei.