• 4 Dicembre 2022
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La gestione idrica irrigua in Gallura modello per tutta l’Italia

La diga del Liscia
Massimo Gargano (direttore generale Anbi): «Nell’estate più calda da quando sono iniziate le rilevazioni meteo, l’invaso del Liscia ha salvaguardato l’economia agricola del territorio».

«Senza acqua non c’è agricoltura, né cibo; per questo, di fronte alla crisi climatica, è quantomai  urgente dotare il territorio italiano di infrastrutture, capaci di incrementare la capacità di stoccare le acque di pioggia, da anni ferma all’11%, mentre Spagna e Portogallo ne trattengono oltre il 35%. Il Piano Laghetti, proposto da ANBI e Coldiretti, risponde a questa esigenza in sintonia con l’ambiente». A ribadirlo è Massimo Gargano, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto al Forum Acqua di Legambiente.

«Un esempio evidente – prosegue il dg di ANBI – arriva dalla Sardegna dove, ad esempio, nell’estate più calda da quando sono iniziate le rilevazioni meteo, l’invaso del Liscia ha salvaguardato l’economia agricola della Gallura».

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«Ciò ha significato che l’estate siccitosa ha pesato prevalentemente su quei territori penalizzati dall’assenza di una rete di distribuzione consortile, mentre nei territori serviti, la risorsa idrica è sempre stata disponibile», precisa Marco Marrone, Presidente del Consorzio di bonifica della Gallura.

«Questa è un’evidenza importante – sottolinea il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi – perché, soprattutto nell’Italia centro-
settentrionale, l’insufficiente presenza di bacini di accumulo ha negato la garanzia di approvvigionamento idrico ad interi territori agricoli, creando complessivamente 6 miliardi di danni, mentre in Sardegna si è dimostrato che gli investimenti sui serbatoi sono serviti a contrastare la siccità».

«Per questo – aggiunge Giosuè Brundu, Direttore dell’ente consortile della Gallura – all’orizzonte ci sono altri importanti progetti:  dalla realizzazione di un nuovo invaso al rifacimento di 28 chilometri del canale adduttore dalla diga del Liscia, dove dovrebbe essere installata anche una centrale idroelettrica in una logica di sostenibilità, che prevede pure l’interconnessione fra reti per l’utilizzo delle acque reflue, nel rispetto delle indicazioni comunitarie».

«È questa la strada da percorrere – conclude Gargano – perché ipotizzare l’onerosa desalinizzazione marina in un Paese come il nostro, dove tuttora cadono 1000 millimetri di pioggia all’anno, significa mettere fuori mercato le produzioni del made in Italy agroalimentare, favorendo le lobby internazionali. Allo stesso modo non rispetta l’interesse nazionale disconoscere che, grazie a ricerca ed innovazione, l’agricoltura italiana utilizza ormai meno del 50% del fabbisogno idrico complessivo, restituendo
al contempo quantificabili benefici ecosistemici al territorio. Per questo, stiamo approntando la certificazione di sostenibilità idrica “Goccia Verde”, il cui lancio avverrà nella prossima primavera».

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