• 17 Ottobre 2021
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I Nuraghi patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco?

Nuraghe Burghidu

Al Comitato Promotore “La Sardegna verso l’Unesco”, che ha presentato l’istanza per riconoscere i Nuraghi patrimonio mondiale dell’Umanità, si sono aggiunti il patrocinio della Regione, l’Ufficio Scolastico Regionale, della FASI e dell’Università.

10 mila torri nuragiche, ciascuna con proprie caratteristiche e particolarità, 3500 Domus de Janas, Menhir, Necropoli e alcuni bellissimi Pozzi sacri: questa la grande eredità della Sardegna, ancora viva grazie alla presenza di monumenti che ricordano, a noi stessi ed a tutto il mondo, le origini del nostro Popolo.

Monumenti molto cari a tutti noi, perché presenti praticamente in ogni Comune e territorio, e perché abbiamo familiarizzato con le loro forme e le storie che ci accompagnano fin da bambini, ma anche un patrimonio che rende la nostra Isola un museo a cielo aperto, con una cultura millenaria capace di affascinare chi arriva in Sardegna, da qualunque parte del mondo provenga.

Una storia che finora abbiamo fatto fatica a valorizzare e tutelare, tanto grande ne è la ricchezza e la presenza, e che finalmente potrebbe trovare il giusto riconoscimento diventando Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

La Sardegna si sta muovendo compatta, con in testa il Comitato Promotore “La Sardegna verso l’Unesco”, che ha presentato l’istanza di riconoscimento quale Patrimonio dell’Umanità, ed alla quale si sono aggiunti il Patrocinio della Regione (Giunta e Consiglio Regionale), dell’Ufficio Scolastico Regionale, della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) e dell’Università per il tramite del Crs4 che avvallerà la richiesta attraverso dimostrazioni scientifiche ottenute con l’ausilio di tecnologie innovative.

A queste Istituzioni si aggiungono i 307 Consigli Comunali che hanno già deliberato a favore di questo importante riconoscimento.

Proprio il Presidente del Comitato Promotore, Michele Cossa, anche Consigliere Regionale dei Riformatori Sardi, ha espresso soddisfazione perché “per la prima volta gli Amministratori locali, a prescindere da inclinazioni e colore politico, avvertono il potenziale dei Nuraghi, molto spesso dimenticati e abbandonati all’incuria e al degrado e si dicono pronti a lottare per la loro valorizzazione”.

Al momento l’unico bene inserito nella lista dell’Unesco è la Reggia “Su Nuraxi” di Barumini (inserito nel 1997), sito molto visitato da turisti e conosciuto nel mondo anche perché valorizzato dagli studi effettuati sulla struttura (in primis dall’archeologo Giovanni Lilliu) e da un corollario di servizi come le guide archeologiche e l’inserimento in percorsi culturali. Proprio “Su Nuraxi” dimostra che il patrimonio storico nuragico desta grande interesse verso i non sardi e diventa importante sia in ottica culturale e identitaria, sia come volano  di sviluppo economico e turistico, peraltro sostenibile e lontano dalle zone costiere.

Come diceva Papa Giovanni Paolo II “Il futuro inizia oggi, non domani” e quindi è severamente vietato tentennare; la decisione dell’Unesco è fissata per il 31 marzo 2021, quindi a breve, l’iter per il riconoscimento è lungo e difficile in quanto prevede diversi passaggi e la concorrenza a riguardo è molta, è perciò importante che la Sardegna si presenti compatta e con una voce sola che sia espressione  dei Comuni che già hanno aderito, dei rimanenti 70 che auspicabilmente si uniranno, e di tutte le altre Istituzioni che, con il loro impegno, sosterranno e daranno ulteriore credibilità e forza alla richiesta.

Laura Mulas

Nella foto: il nuraghe Burghidu di Ozieri