• 21 Aprile 2021
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Logudorolive

Istat, povertà e disuguaglianza dei redditi: Italia tra le peggiori in Ue

povertà e disuguaglianza dei redditi

Disuguaglianza dei redditi più elevata in Italia che negli altri grandi paesi europei. Lo rende noto l’Istat nel report su condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie nell’anno 2019. Una delle misure principalmente utilizzate nel contesto europeo per valutare la disuguaglianza tra i redditi degli individui è l’indice di concentrazione di Gini.

Sulla base dei redditi netti senza componenti figurative e in natura (secondo la definizione armonizzata a livello europeo), nel 2018 il valore stimato per l’Italia è pari a 0,328, in lieve diminuzione rispetto al 2017 (quando era 0,334) e più alto rispetto agli altri grandi Paesi europei (Francia 0,292, Germania 0,297). Nella graduatoria crescente dei Paesi dell’Ue28, per i quali è disponibile l’indicatore (27 paesi), l’Italia occupa la diciannovesima posizione, guadagnando due posti rispetto al 2017, quando era ventunesima. In Italia l’indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,350) rispetto al Centro (0,311), al Nord-ovest (0,310) e al Nord-est (0,282).

POVERTÀ. ISTAT: RESTA ELEVATA MA CALA IN ANNO PRE-PANDEMIA RISPETTO 2019

Pur restando molto elevata, nel 2019 la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale si riduce rispetto al 2018 (da 27,3% a 25,6%) per la minore incidenza delle situazioni di grave deprivazione materiale e di bassa intensità lavorativa. La quota di individui a rischio povertà resta stabile al 20,1%. Nel 2018, il reddito netto medio delle famiglie (31.641 euro annui) cresce ancora in termini nominali (+0,8%) ma si riduce lievemente in termini reali (-0,4%). La disuguaglianza resta stabile: il reddito totale delle famiglie più abbienti continua a essere sei volte quello delle famiglie più povere.

Dai dati Istat si conferma dunque in calo la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2019, il 20,1% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà (circa 12 milioni e 60 mila individui), cioè esse hanno un reddito netto equivalente nell’anno precedente, senza componenti figurative e in natura, inferiore a 10.299 euro (858 euro al mese). Il 7,4% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione individuati dall’indicatore Europa 2020. Il 10,0% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia con componenti tra i 18 e i 59 anni che, nel 2018, hanno lavorato meno di un quinto del tempo. La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito), la quota di individui che si trovano in almeno una delle suddette tre condizioni, è pari al 25,6% (circa 15 milioni 390 mila persone), in miglioramento per il terzo anno consecutivo (27,3% nel 2018, 28,9% nel 2017, 30,0% nel 2016).

Questo andamento si deve soprattutto all’indicatore di bassa intensità lavorativa (10,0% dal 12,8% nel 2016) e a quello di grave deprivazione materiale (7,4%; 12,1% tre anni prima) mentre il rischio di povertà si presenta sostanzialmente stabile nel triennio (20,1%; 20,6% nel 2016). L’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale migliora anche a livello europeo, sebbene di poco (21,4% dal 21,8% del 2018). Pur essendo il terzo paese con il miglioramento più ampio dell’indicatore, nel 2019 l’Italia si mantiene di gran lunga al di sopra di Repubblica Ceca (12,5%) e Slovenia (14,4%) e dei paesi europei più grandi come Germania (17,4%) e Francia (17,9%) mentre è prossima alla Spagna (25,3%).

POVERTÀ. ISTAT: IL SUD RESTA L’AREA PIÙ A RISCHIO, OLTRE IL 42%

Il Mezzogiorno rimane l’area del paese con la percentuale più alta di individui a rischio di povertà o esclusione sociale, anche se in significativa riduzione rispetto all’anno precedente (42,2% nel 2019 da 45% del 2018). Lo rende noto l’Istat nel report su condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie nell’anno 2019. In particolare, in tale ripartizione si riduce la quota di individui in condizione di grave deprivazione materiale (da 16,7% a 13,6%) e quella riferita a coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 19% a 17,3%). Il rischio di povertà rimane invece pressochè invariato (da 34,4% a 34,7%). Una riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale rispetto al 2018 si osserva anche nel Nord-est (da 14,6% a 13,2%) e nel Centro (da 23,1% a 21,4%), ripartizioni in cui tutte le componenti dell’indicatore mostrano una flessione, mentre resta praticamente invariato nel Nord-Ovest (da 16,8% a 16,4%).

POVERTÀ. ISTAT: ANCORA ALTA PERCENTUALE NELLE FAMIGLIE NUMEROSE

Nelle famiglie numerose resta ancora alto il rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2019, l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale resta elevata tra gli individui che vivono in famiglie con cinque o più componenti (34,3%), nonostante un chiaro miglioramento rispetto allo scorso anno (36,9%). Più nel dettaglio, il rischio di povertà o esclusione sociale è maggiore tra gli individui delle famiglie con tre o più figli (34,7% dal 36,0% nel 2018), tra le persone sole (30,6% da 30,9% nell’anno precedente), soprattutto tra quelle che hanno meno di 65 anni (32,4% da 31,7% nel 2018), e nelle famiglie monogenitore (34,5% da 35,4%).

Il rischio di povertà o esclusione sociale si attenua anche per tutte le altre tipologie familiari tranne che per le coppie senza figli, per le quali aumenta da 17,1% a 18,3%. Nelle coppie con figli passa dal 27,2% al 24,1%, soprattutto per la diminuzione della grave deprivazione materiale (da 8,2% a 5,9%). Gli individui che vivono in famiglie con due figli presentano il miglioramento più marcato, al 23,5% dal 28,3% del 2018. Tale miglioramento è associato alla diminuzione di tutte le componenti dell’indicatore; tra di esse, il rischio povertà presenta la maggiore riduzione (19,5% da 22,6%). Rispetto al 2018 i miglioramenti sono più evidenti tra le famiglie in cui sono presenti minori (da 29,7% a 27,0%), in particolare tra quelle con tre o più figli minori (da 38,8% a 35,4%), per le quali il rischio di povertà o esclusione sociale continua a riguardare più di un terzo delle famiglie.

Il rischio di povertà o esclusione sociale si riduce inoltre per coloro che vivono in famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro autonomo (da 28,6% del 2018 a 25,1%) e il reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (da 33,0% a 31,8%) mentre resta quasi invariato in caso di reddito da lavoro dipendente (da 20,8% a 20,0%). I componenti delle famiglie con almeno un cittadino straniero presentano un rischio di povertà o esclusione sociale sensibilmente più elevato (38,1%, in marcato calo dal 42,7% del 2018) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (24,0%, da 25,5%). Il divario è ancora accentuato sia per il rischio di povertà (31,3% contro 18,7% per le famiglie di soli italiani) che per la grave deprivazione materiale (13,4% contro 6,6%), mentre la bassa intensità lavorativa risulta decisamente minore tra chi vive in famiglie con almeno uno straniero (6,1% a fronte del 10,6% nelle famiglie di soli italiani).

Maria Carmela Fiumanò (Agenzia DIRE) – (www.dire.it)