L’ultima tessitrice di bisso marino Chiara Vigo incanta Monti

Alla Casa del Miele l’interessante incontro con la maestra di Sant’Antioco promosso dall’Associazione Erèntzia.
MONTI | 19 gennaio 2026. Grande partecipazione di pubblico sabato 17 gennaio alla Casa del Miele a Monti per l’incontro con Chiara Vigo, ultima tessitrice di bisso marino. È arrivata nel paese del Vermentino avvolta nella sua eloquente semplicità e già dal primo incontro con le donne dell’Associazione Erèntzia è stato un crescendo di emozioni e di intrecci di idee e progetti. Una donna forte, sincera, fedele al suo giuramento e con uno spiccato senso civico affinché le sue mani possano insegnare ad altri ciò che lei ha ereditato. La prima riflessione che ha condiviso e che ha replicato durante l’incontro del pomeriggio è stata la seguente: «È necessario creare un Albo dei maistus perché è importante che i nostri figli, se vogliono imparare, sappiano dove andare». Lei dichiara di non essere artigiano né artista ma maistru de tela perché in nome di un lavoro che ha ereditato nessuna modifica viene effettuata. «Il maestro, senza distinzione di genere – prosegue –, è la persona che conserva per chi verrà quello che già era senza modificarlo nella manifattura esecutiva e nel rituale di consegna orale». Con lei la linea del tempo sembra essersi fermata. Ricordi che si fanno vividi, generazioni di donne che hanno come unico fine quello di donare. Nulla è commerciale né commerciabile. Ogni pezzo è figlio di trame antiche che trovano nuova luce con Chiara.

Il prof. Gianni Mutzu, moderatore della serata, ha subito ringraziato coloro che hanno contribuito affinché l’incontro vedesse la luce: l’Associazione culturale Erèntzia organizzatrice dell’evento, il Comune di Monti, I Fedales ’77, la Cantina del Vermentino e Fondazione di Sardegna. E poi le melodie del musicista Mauro Mibelli, che composte per l’occasione sono state un tributo al suono del mare, al legame col passato e a quell’arte della lavorazione del bisso intrisa di sacralità.
Il sindaco Emanuele Mutzu ha portato i saluti e i ringraziamenti a nome dell’Amministrazione e della comunità e tra le altre riflessioni anticipa la riapertura del Museo etnografico che sarà affidato proprio all’Associazione Erèntzia che nel tempo ha dimostrato impegno e competenza nella valorizzazione del territorio.
La serata è presto entrata nel vivo con la presentazione da parte di Chiara Vigo della famiglia all’interno della quale è vissuta. La bisnonna era un maestro di ricamo in oro per paramento sacro, la nonna era un maestro di tele da museo, la zia Carmelina era una “donna medicina” e un grande esperto di estrazione di colore a freddo delle piante e la nonna era un maestro di tele da museo di lino, lana, cotone, canapa, juta, agave, ortica, ginestra, alga corallina e bisso. Inoltre il fratello della nonna era un Monsignore al Capitolo sanscrito, ebraico, greco e latino. Ha vissuto dunque in mezzo ai libri, ai tessuti, alle confezioni e alla conservazione. Il bisso passa nella sua famiglia di maestro in maestro con il Giuramento dell’acqua (Is pregus de s’àcua) che prevede che nulla si vende e nulla si compra.

Chiara Vigo ha accettato il giuramento e dunque la lavorazione è passata dalla nonna a lei; quel giuramento sabato lo ha recitato in sardo sulcitano perché la lingua madre dà un altro valore al ricordo e alla promessa a seguito della quale poi il maestro vecchio depone la tunica di preghiera, il maestro nuovo la indossa, si immerge e quando riemerge il passaggio è fatto.
La tessitrice di S. Antioco ricorda che ha studiato la Pinna nobilis per quarant’anni e l’unico premura che aveva, prima di accettare il giuramento, era poter avere il bisso senza uccidere l’animale. Riesce nel suo intento nel 1968 quando ha trovato il sistema per tagliare i dieci grammi. Questo ha comportato il fatto che per produrre un pezzo dalle dimensioni di 12×15 di tessuto, quindi 36 metri di filato ritorto, ci sono voluti tre anni. Si tratta di uno dei pezzi più importanti della sua collezione. Il pubblico ne ha voluto sentire il peso e la consistenza, ammirare da vicino le trame e, incredulo, ha toccato con mano quella seta di cui si parlava.

Prof. Gianni Mutzu ha proseguito con le domande per far conoscere a fondo un mondo fatto di impegno e dedizione ma anche di fascino indiscutibile. Ampio spazio è stato dato alle fasi della lavorazione come la battitura (che si fa per togliere le prime conchiglie) e la dissalazione: per 25 giorni si ha cura di cambiare l’acqua dolce sia di giorno che di notte ogni tre ore perché il bisso deve dissalarsi completamente. In seguito Chiara compone una miscela dove esso viene immerso e poi conservato per millenni senza che si distrugga. La fibra non viene attaccata in quanto trattasi di fibra atomica ma nel momento in cui dovesse accadere è necessario combinare il succo di limone e cedro con l’Elicrisum italicum. Dopo la colorazione e la vibratura si procede con la lavorazione con le unghie.
Ha poi raccontato come ha costruito il rosario per Benedetto XVI utilizzando una formula ancora più antica con Padina pavonica, Caulerpa a corrente lenta ma continua. Dopo aver estratto la Caulerpa, l’ha tenuta per 25 giorni a bagno nel succo di limone e poi ha finissato il colore del rosario.
Il pubblico ha avuto la possibilità di ammirare altri pezzi preziosissimi e di una bellezza rara: una canapa tessuta a mano, disegnata in liccio e ricamata col bisso. Al centro tra le due pavoncelle compare la dea Tanit, chiave della vita, sempre presente nelle sue opere. Poi ancora su mucareddu, un rotolo di garza di lino che le donne di S.Antioco che aspettavano i mariti sul lungomare al rientro dalla giornata di pesca erano solite lavorare con ago e filo con il punto di pensiero costruendo le immagini a memoria senza dritto e senza rovescio.
Chiara Vigo non si risparmia in nulla. Racconti e dimostrazioni pratiche si alternano durante l’intera serata. Ecco che procede con la cardatura e poiché il bisso che aveva tra le mani non era stato dissalato in quanto antichissimo e conservato nel sale, avvia l’operazione utilizzando l’acqua e il suono. Dopo averlo riposto nell’acqua la tessitrice inizia una melodia rituale che conclude con un soffio; poi immerge nuovamente la fibra accompagnando l’operazione con il canto sommesso di Procurade ‘e moderare. Tutti i passaggi avvengono con l’accompagnamento sonoro della sua voce poiché tra l’agire e il suono esiste un legame indissolubile che eleva la lavorazione a qualcosa di sacro. Tutto fa parte del giuramento ed è per questo che le parole di Chiara sull’importanza della realizzazione di un Albo dei maestri prende corpo nella mente del pubblico che comprende che ciò che fa lei fa parte di un patrimonio non solo materiale ma anche immateriale che nessuno può profanare. La sua arte è sublime perfezione e solo chi la vede e la sente può capirne la grandezza.
Dopo aver sistemato il bisso all’interno del fazzoletto ne fa un rotolo che poi ritorce con cura per eliminare bene l’acqua e riprende la cardatura specificando che si procede in quel modo ogni volta che si fa un filo. E lei lo vuole fare per donarlo ai bambini presenti. Dunque recitando una formula-preghiera in sardo sulcitano, con delicatezza tira via dei filamenti dalla piccola matassa per realizzare il filo con il fuso; quest’ultimo viene fatto roteare per creare ritorsione nella fibra. Prosegue con una nenia e una ninna nanna e dopo aver inserito il filo di bisso all’interno di un sottile e lungo contenitore, il rito magico, come lei stessa afferma, può ritenersi concluso. Infine chiude il filo appena prodotto facendolo scorrere per intero all’interno della sua bocca dalla cui cavità fuoriesce un suono acuto e una volta allisciato è pronto per essere donato. Ecco che il dono del mare si trasforma così in dono per i bambini.
Chiara Vigo con forza ha sottolineato che chi compra bisso in internet favorisce la pesca di frodo e che l’unica stanza autorizzata dallo Stato con il Commendatorato della Repubblica italiana nel 2008 è la sua, dove non si vende niente e si collabora con l’Associazione Il filo dell’acqua e l’Istituto di Biologia marina di Cagliari. “Tutto quello che è fuori da questo circuito non è bisso” e il concetto viene rimarcato più volte in quanto è lei e solo lei la custode di un bene prezioso che deve essere salvaguardato da qualunque tipo di sciacallaggio. Sottolinea più volte che mostre e conferenze devono essere svolte con professionalità solo dopo che gli organizzatori si informano e chiedono il Curriculum vitae dei maestri come forma di rispetto e di tutela dei maestri stessi.
Lei, che non si è piegata alla promessa di un facile guadagno, non si è venduta ad alcun tipo di potere anche se ha visto chiudere il Museo dove non solo aveva riposto le sue vetrine con i suoi pezzi ma anche la possibilità di insegnare la sua arte a tutti coloro che avessero dimostrato interesse. Lei, che ha scoperto come ottenere il bisso senza distruggere niente, ha trasformato due ore di incontro in preziosa linfa di crescita e consapevolezza.
Grazie Chiara, perché nonostante qualche mancato riconoscimento continui a ricordare e anche ad insegnare che la pazienza non è solo figlia di una promessa ma soprattutto di convinzione profonda. Che la perseveranza è frutto di sacrificio ma non di rinuncia e che la passione è collante della vita, sempre. Ti aspettiamo per rendere realtà la promessa che hai fatto alla comunità di Monti che tanto ti è piaciuta e che la comunità di Monti ha accolto con entusiasmo: imparare ciò che sai, con la speranza che qualche giovane decida di proseguire arti che se lasciate andare scompariranno davvero per sempre. Ci hai parlato della tua cara nipote Alessia Spanu Diana che ha tessuto il suo primo pezzo sul tuo telaio. Che sia di esempio e fonte di ispirazione. Il Museo etnografico avrà un logo creato da te, così hai promesso a sorpresa, come dono ai bambini di Monti. Ti aspettiamo, ad maiora.
Piera Anna Mutzu
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