• 2 Luglio 2022
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Medici Isde Sardegna: no al metano, al carbone e all’invasione dell’eolico. Sì alle fonti rinnovabili

Pannelli Solari

«Non si possono più ignorare malattie e decessi riconducibili alle emissioni di inquinanti».


«La guerra in corso è una lezione che dovrebbe orientare le nostre istituzioni politiche verso nuove scelte». L’Isde Sardegna, l’associazione che riunisce i Medici per l’Ambiente, partendo da questa considerazione ha diramato, insieme a Isde Italia, una nota stampa sul futuro del sistema energetico nell’Isola e dell’opportunità di puntare sulle fonti rinnovabili: sia per la salvaguardia della salute che per l’emancipazione economica e politica.

«Mai quanto oggi – spiegano i Medici dell’Associazione – la nostra Isola è chiamata ad una riflessione sui modelli energetici da tempo imposti e subiti. È da oltre 60 anni che questa Terra è sacrificata sull’altare di grandi profitti estranei ai sardi e di pesanti ricadute dei costi sull’Ambiente e sulla Salute delle nostre comunità.  Eppure a tutt’oggi in Sardegna, l’aggressione all’ambiente non si allenta. Si prospettano nuove centrali a carbone, centrali a biomasse, il potenziamento degli impianti di incenerimento e l’ampliamento delle discariche. Si riaffacciano progetti per le infrastrutture come metanodotto, elettrodotto sostenuto dal programma delle invasioni degli impianti eolici e lo sviluppo di centrali a gas con ulteriori infrastrutture per lo stoccaggio e la rigassificazione del GNL».

Per l’Isde quello che si sta mettendo in moto «è un giro di affari inarrestabile. «Per affrontare il phase out dal carbone, ad esempio – spiega –, non sarebbero necessarie nuove centrali a gas. È chiaro che gli investimenti miliardari previsti per il gas fossile (comprensivi di capacity market) saranno sottratti alle energie rinnovabili, unica soluzione al cambiamento climatico.

Per quanto riguarda l’idrogeno, combustibile cosiddetto “pulito” e considerato da enti pubblici e privati come soluzione definitiva ai problemi del clima, merita qualche puntualizzazione. L’idrogeno “verde” si ottiene dall’elettricità rinnovabile ed è considerato “amico del clima”, ma costituisce meno dello 0,1% dell’idrogeno UE. Oltre il 90% deriva dai combustibili fossili che alterano il clima, come l’idrogeno “grigio” derivato da gas fossile. Il passaggio dell’economia all’idrogeno “verde” sarebbe auspicabile per eliminare l’industria del gas, ma costituisce meno dello 0,1%».

Grazia Niedda 1

«Le pressioni di chi vede nell’idrogeno ottenuto da gas fossile il “combustibile di transizione” – continuano i Medici Isde –, sarebbero supportate dalla tesi secondo cui le emissioni si possono catturare, stoccare e usare attraverso nuove tecnologie. Si tratta di tecnologie non collaudate e assai costose. Per le lobby del gas, l’idrogeno ricavato dai gas fossili con CCS/U, cosiddetto “blu”, sarebbe l’Idrogeno pulito, a basse emissioni di carbonio. Di fatto, questo presunto combustibile “di transizione” alimenterebbe i profitti dell’industria, in nome di una patina di sostenibilità».

«È chiaro – sottolineano – che la lobby del gas intende strumentalizzare l’idrogeno per preservare il modello energetico attuale: centralizzato e incentrato sull’energia fossile, posseduto e controllato da un manipolo di multinazionali dell’energia».

Sulla linea da seguire i Medici per l’Ambiente sono pronti a dare il loro aiuto: «È nostro compito dare un contributo di informazione scientifica quando le analisi e le scelte programmatiche e progettuali non sono sostenute da opportune conoscenze sul piano tecnico e scientifico-sanitario. Nelle scelte energetiche, non si possono più ignorare i “costi esterni” relativi a malattie e decessi riconducibili alle emissioni di inquinanti. Si tratta di costi che gravano sulle comunità e sulle casse della Regione e che seppur richiesti dalla programmazione Europea, non vengono mai calcolati».

«Il futuro – rimarcano chiaramente i Medici Isde – non può essere garantito dal gas metano, l’ennesima fonte fossile altamente inquinante e con strutture obsolete che attraverserebbero l’Isola, non in modo incruento, per il passaggio del gas metano dall’Algeria all’Europa. La Sardegna, come si evince dalla letteratura scientifica, mostra dati preoccupanti su mortalità̀ e incidenza di patologie connesse alle attività industriali in vaste aree dell’Isola.

Perciò è importante che la Regione e i 377 comuni sardi portino avanti politiche finalizzate a favorire la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, a partire dalle aree Sin (Siti di interesse nazionale) con le dovute analisi di rischio e l’adozione di misure come quelle delle comunità energetiche: efficientamento dell’edilizia popolare, risparmio energetico, mobilità sostenibile e riassetto e rinaturalizzazione del territorio», concludono i Medici per l’Ambiente.

Per approfondire: Documento prodotto dal gruppo di oltre 40 Scienziati, denominato Minds for One Health (M4OH)

Isde Sardegna: Studio sulla mortalità̀ nell’isola nel periodo 2012-2017

Agenzia Funebre Franco Mu