• 18 Settembre 2021
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Medici sardi: «No ai rifiuti radioattivi»

Medici sardi: No ai rifiuti radioattivi.

La recente pubblicazione della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi vede la Sardegna presente con 14 aree, seppur correttamente indicate come terza scelta, sulle 67 identificate nei territorio dello Stato.

Su questo tema sono intervenuti con una nota stampa gli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri della Sardegna. I quali pur condividendo le giusta necessità, così come tra l’altro imposto dalla normativa comunitaria, di creare un sito unico nazionale per la conservazione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, si dichiarano contrari alla sua realizzazione nella nostra Isola.

«Questo – spiegano i Medici – non perché si ritiene che i Sardi debbano godere di diritti diversi dagli abitanti delle altre regioni, ma al contrario, perché li riteniamo meritori degli stessi diritti.

I Sardi abitano già nella regione che ospita la maggiore estensione di siti inquinati di interesse nazionale, quali quello di Porto Torres, uno dei cinque più pericolosi, del Sulcis, nonchè di aree destinate ad attività militari: Quirra, Teulada, Capo Frasca. Il 60% del demanio militare dello Stato è allocato nell’Isola, qui vengono effettuati i 4/5 delle sperimentazioni con esplosivo. All’interno di buona parte di tali aree sono stati segnalati problemi ambientali e di salute.

In Sardegna si produce una quantità di energia elettrica di gran lunga superiore a quella necessaria al consumo interno e quindi destinata alla esportazione di cui la maggior parte prodotta attraverso vari sistemi di combustione quali inceneritori, centrali termoelettriche o da residui della lavorazione del petrolio con produzione di inquinanti di vario tipo nocivi per la salute umana ed il biosistema.

Numerose statistiche nazionali di enti quali l’Istituto Superiore di Sanità, il CENSIS ed altri segnalano per la nostra Isola una situazione ambientale, con le sue ripercussioni sulla salute pubblica, di estrema precarietà e di gravità superiore a quella di altri territori. La potenziale pericolosità delle sostanze radioattive non ha bisogno di commenti per cui il loro transito e stoccaggio aggiungerebbe un ulteriore fattore di rischio per una terra che ha già un fardello superiore ad altre. La necessità poi di un trasporto aggiuntivo per via marittima con ulteriore rischio di incidenti o atti di sabotaggio sia in mare che nei porti di partenza e destinazione incide come ulteriore fattore negativo».

«Ricordiamo – continuano i Medici sardi – anche che i rifiuti più pericolosi non possono essere conservati in via permanente nel deposito di superficie che si intende realizzare, per cui, dovrebbero successivamente fare il percorso inverso, con raddoppio del rischio, per essere avviati al deposito geologico definitivo. È in virtù di questo che il principio, riconosciuto dalla Legge, per cui chi inquina, produce sostanze pericolose o rifiuti, a maggior ragione se di possibile nocumento per la salute umana, deve provvedere alla loro bonifica, smaltimento e messa in sicurezza».

«Per tutte queste ragioni la Sardegna che non produce sostanze radioattive e che importa e consuma quantità minime rispetto al dato complessivo nazionale – concludono i Medici sardi –, inclusi i radionuclidi usati per scopi medici e di ricerca, non dovrebbe essere obbligata ad ospitare i rifiuti che li contengono prodotti dall’intera nazione».