• 1 Agosto 2021
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Monti, don Giommaria Casu a 30 anni dalla morte

Don Giommaria Casu è stato per 60 anni alla guida della parrocchia di San Gavino martire.

MONTI. “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto”. Prendiamo in prestito la frase di Sant’Agostino per dire che, nonostante siano trascorsi 30 anni dalla morte, avvenuta il 1° marzo 1991, del più longevo parroco (60 anni di ministero) che la parrocchia di San Gavino martire abbia mai avuto, don Giommaria Casu non è stato mai dimenticato, anzi è ancora vivo, riposto nello scrigno dei ricordi di una comunità che gli deve tanto.

don Giommaria Casu

La sua presenza è tangibile, basta ammirare le opere che ha lasciato: la chiesa parrocchiale, fortemente voluta; il moderno asilo, oggi oratorio, a disposizione per la comunità; l’acquisto del Palazzo baronale, donato alla gioventù montina; la grande struttura della Casa di riposo, ora utilizzata per diverse iniziative parrocchiali; l’abbattimento della vecchia casa parrocchiale in via Vittorio Emanuele e la costruzione di una nuova. Ancora, gli interventi per rendere più fruibile e funzionale il santuario di San Paolo eremita; la costruzione della “Casa del clero”; della strada; la risoluzione dell’approvvigionamento idrico e i servizi igienici.

Opere imperiture che sono lì a dimostrare la sua infaticabile attività. Per la sua straordinaria opera ebbe dei riconoscimenti: per il ministero sacerdotale quella del Vaticano con la nomina a Monsignore onorario, per l’impegno civile il conferimento della onorificenza di “Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica”. 

don Giommaria Casu

APOSTOLATO. In diverse occasioni la comunità montina si è interrogata sulla personalità e l’operato apostolico del canonico Giommaria Casu. Per cogliere appieno l’obiettivo abbiamo raccolto il contributo di alcuni sacerdoti. 

Il primo è stato, nel 2016, con la presentazione del “Liber chronicus – memorie di vita parrocchiale – Monti 1931-1987″ curato da don Pierluigi Sini, attuale parroco di Monti. Un lavoro determinante per conoscere in profondità il Casu, nel descrivere la storia quotidiana del paese.

«Un sacerdote dallo sguardo severo e con l’abito talare», così lo immortala don Sini. «Ha certamente servito e amato – continua – con tutto quello zelo che ha saputo testimoniare nel suo infaticabile ministero. Il Canonico Casu ha lavorato tantissimo per il paese di Monti. Spero che tutti, soprattutto le persone più giovani, ne apprezzino l’impegno per quanto fatto in questo ridente paese qual è Monti». 

Mons. Tonino Cabizzosu, parroco di Ittireddu, già docente nella Facoltà di Teologia di Cagliari, si sofferma invece su cinque aspetti, la catechesi: «Don Giommaria Casu mostra la costante sensibilità verso l’estensione dell’istruzione religiosa in ogni arco di età, nel paese e nelle frazioni». La sensibilità liturgica. «A partire dall’immediato dopo guerra don Casu ha partecipato a numerosi convegni liturgici nazionali, si è specializzato attraverso la lettura di testi e di riveste adeguate».

L’amore al santuario di San Paolo, esternato «con la valorizzazione e il travaglio del pastore per purificare la religiosità popolare». L’educazione al senso comunitario. «Egli è riuscito a dare un volto unitario alla componente ecclesiale, che lo riconosce burbero, autoritario, ma anche, nonostante i rimbrotti, si lasciava da lui plasmare (comunità), sia sotto l’aspetto interiore e spirituale, che sociale».

Infine: la sensibilità alla situazione degli anziani. «La faticosa costruzione e gestione di una struttura destinata ad accogliere  dimostra il gran cuore sacerdotale di un uomo sempre sensibile ad ogni sofferenza umana».

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Don Nino Carta, già vice parroco a Monti, intervenuto ad un convegno organizzato dalla Confraternita racconta la sua esperienza vissuta con don Giommaria Casu fra il 1963 ed il 1965. Sottolinea diversi elementi che lo hanno colpito: «L’accoglienza in casa come un figlio e l’essere stato introdotto nella sua famiglia come uno di loro. I suoi insegnamenti sugli aspetti liturgici, le discussioni sul lavoro che portavo avanti con i giovani, e quelle sulle sue convinzioni politiche».

«Mi è rimasta impressa – conclude don Nino – la figura di signorina Peppina (sorella di don Casu ndr) e l’amore per il santuario di San Paolo».

BIOGRAFIA. Giommaria Casu nasce a Berchidda il 7 dicembre 1903 da Salvatore e Antonia Sanna. Avviato giovanissimo in seminario, fu ordinato sacerdote il 29 luglio 1928 a Cuglieri dall’allora vescovo di Ozieri mons. Francesco Franco. Inviato a Bultei con funzioni di vice parroco vi rimase tre anni. Arrivò a Monti il 29 giugno 1931, in qualità di parroco di don Agostino Sanna trasferito a Buddusò. Da quel momento inizia una escalation per il miglioramento religioso, spirituale, sociale e materiale della comunità montina, portata avanti sino alla morte.

Nel 1932 proibisce ai pellegrini di dormire nel santuario di san Paolo eremita. Nel 1937, ottiene una grande soddisfazione: i giovani dell’Azione Cattolica vincono il “Gagliardetto regionale” di catechismo e un viaggio a Roma. Nello stesso anno il Comune cede gratuitamente alla parrocchia un’area che la stessa detiene dal 1928.

Nel 1938 a seguito della donazione di una casetta fatta da Giovanna Maria Langiu, dà inizio ad una modestissima opera di assistenza a vecchi e disabili (sei in tutto). Nel 1939 apre la “Casa delle mendicità”, inizia i lavori per la costruzione della chiesa. Nello stesso anno dà inizio ai lavori di costruzione di una nuova chiesa. Nel 1940, nonostante la guerra, tiene aperto il santuario di San Paolo. Durante il conflitto si adopera a tenere alto il morale dei parrocchiani. Al termine della Seconda guerra mondiale riprendono i lavori per la costruzione della chiesa. Nel 1948, per 600 anni, fece interpretare dagli esperti in Vaticano la pergamena scritta in occasione della consacrazione nel 1348.

Nel 1951 inizia i lavori di ristrutturazione della “Casa Baronale” acquistata dalla Provincia di Sassari per renderla “Casa del catechismo”.

Nel 1955, conclusi i lavori della nuova chiesa di San Gavino martire, viene consacrata alla presenza di ben tre Vescovi. Nello stesso anno acquistò la nuova statua di San Paolo eremita e la Regione boccia il primo progetto per la realizzazione di una strada consorziale per San Paolo. Nel 1962 riesce ad aprire una camionabile per il santuario. Nel 1963 acquista ed espone i quadri della “Via Crucis”, opera eseguita dai maestri della scuola del “Beato Angelico” di Milano. Nel 1965 inizia i lavori per la costruzione del nuovo asilo.

Nel 1966, gli artisti della scuola del beato Angelico dipinsero l’abside. L’anno successivo compongono con tessere colorate di vetri di Murano con foglioline d’oro 24 carati, le due cappelle laterali (San Giuseppe e la Madonna). Visto che avanzarono molti vetrini, nella cripta venne rappresentato il Cristo in abiti sacerdotali.

Il 29 luglio 1968 don Casu festeggiò i 40 anni di sacerdozio. Nel 1971 iniziarono i lavori per la costruzione della “Casa del clero” presso il santuario di San Paolo eremita. Nel 1975 ebbe l’onore di ospitare nella casa parrocchiale il cardinale Egidio Vagnozzi. Nello stesso anno, demolisce la vecchia casa parrocchiale e la riedifica.

don Giommaria Casu

Nel 1978 grande festa per i 50 anni di sacerdozio: presenti 21 sacerdoti e il vescovo di Ozieri mons. Giovanni Pisanu. Nell’80 don Giommaria Casu dona il Palazzo baronale (casa del catechismo) ed il cortile antistante alla comunità parrocchiale.

Don Giommaria Casu, rese l’anima a Dio nella mattina del 1° marzo del 1991 in un letto dell’ospedale di Olbia, all’età di 88 anni, dopo aver trascorso 60 anni da parroco nell’amata Monti e 63 da sacerdote. La comunità voleva tumularlo in paese, seguendo i suoi desideri, i familiari preferirono seppellirlo nel cimitero natio. Don Giommaria Casu fu un sacerdote con la “S” maiuscola. Uomo di cultura, grande predicatore, fu invitato a tenere omelia nelle più disparate parrocchie, grande cultore della lingua sarda, studioso di liturgia per la quale seguì tanti seminari e convegni anche in Italia. Il Comune di Monti, gli ha dedicato una piazza, la comunità la perenne gratitudine.

Giuseppe Mattioli