• 28 Gennaio 2021
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Logudorolive

Monti, i dolci tradizionali della festa di Ognisanti

MONTI. Paese che vai pietanza che trovi. Soprattutto se si parla di dolci e se ci troviamo a ridosso delle festività. Così accade, da sempre e dappertutto. E anche Monti non fa eccezione, talvolta con qualche variante rispetto al dolce del paese limitrofo, altre volte invece la tradizione dolciaria si manifesta in tutta la sua unicità. In occasione della festività di Ognissanti è consuetudine confezionare sos pabassinos, i papassini, dolci di forma romboidale preparati con uova, farina di grano tenero, lievito, uva passa, frammenti di mandorle e noci e, per finire, scorza d’arancia grattugiata. La superficie del dolce viene ricoperta di glassa (ottenuta con l’albume) il cui colore candido viene poi ravvivato dall’arcobaleno dei diavolini. Sapore semplice ma raffinato che va incontro sia ai gusti dei bambini sia a quelli dei palati più maturi. Altra tradizione culinaria di Monti, anch’essa legata alla festività di Tutti i Santi, è sa cocca, pane originariamente confezionato a mo’ di ciambella, di forma rettangolare o tonda insaporito con uva passa e semi di finocchietto selvatico. Come ricordano le donne più esperte, anticamente la massa veniva ammodigada, cioè ammollata, e lavorata bene in modo da ottenere un impasto leggero. Ancora oggi, seppure con qualche variante estetica, il pane mantiene intatti gli antichi sapori.

Per rimanere sempre in tema di tradizione non si può tralasciare la consuetudine dei bambini di Monti (e di tante altre aree della Sardegna) di uscire per le vie del paese nella giornata del 2 novembre per sos mortos mortos. Tradizione, questa, che si tramanda da un numero imprecisato di generazioni. Gli anziani del paese ricordano con nostalgia i tempi in cui da bambini andavano di casa in casa per racimolare qualche castagna, qualche noce oppure fichi secchi (sa cariga). La povertà faceva apprezzare il poco e la gioia alleggeriva pensieri e stati d’animo. Certo, oggi il bottino è decisamente più ricco: dolciumi, noci, castagne, mandarini, caramelle e cioccolati e per i più fortunati anche qualche spicciolo a riempire, casa dopo casa, buste e zaini. I più piccoli accompagnati dai genitori e i più grandi in compagnia di coetanei e compagni di classe a sperimentare forme di autonomia in giro per il paese. Urla, risate e chiacchiere spensierate scandiscono la giornata e rallegrano le vie dal mattino sino alla sera. Non esiste un’età precisa per iniziare ad essere protagonisti della tradizione e partecipare attivamente affinché essa non muoia mai. Non c’è neanche un’età massima oltre la quale è vietato partecipare. Solo “il ritenersi troppo grandi per fare una cosa da piccoli” è sempre stato il limite naturale che ciascun individuo ha utilizzato per lasciare il testimone della tradizione a fratellini e cugini. Sicuramente con sentimenti di nostalgia e simpatia perché l’entusiasmo e l’euforia che contraddistinguono la giornata rimarranno indelebili nei ricordi di ciascuno di noi. E in questo 2020 funestato dalla pandemia di Coronavirus la tradizione de sos mortos mortos sopravviverà solo virtualmente in attesa di tempi migliori e la nostalgia che vivranno i bambini, provvederà a rinsaldare ancor più quel legame sottile con il passato.

Piera Anna Mutzu