• 13 Luglio 2024
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Odissea per 2 ozieresi a Sassari: 9 ore di attesa al Pronto Soccorso e poi la “fuga” al Segni

AOU SASSARI Pronto Soccorso Sassari
Protagonisti della vicenda, un uomo e una donna vittime di un incidente stradale nel capoluogo. A Ozieri «abbiamo ricevuto un’assistenza degna di questo nome».

OZIERI. Nove ore di anticamera nel Pronto Soccorso di Sassari senza assistenza e 15 euro di ticket da pagare, addebitati dopo la firma messa per farsi trasferire, dopo reiterate richieste, all’ospedale Segni di Ozieri, cittadina nella quale vivono. È l’odissea vissuta qualche giorno fa da due ozieresi, un uomo e una donna, rimasti coinvolti martedì mattina intorno alle 10.30 in un tamponamento a catena alle porte di Sassari, nei pressi dello svincolo per via Amendola.

All’arrivo delle ambulanze i due hanno chiesto di essere portati al Pronto Soccorso di Ozieri, ma – avendo i soccorritori classificato le loro condizioni da Codice rosso – le indicazioni sono state quelle di portarli nel Pronto Soccorso chilometricamente più vicino. Giunti alle 11.30 al Santissima Annunziata, però, i due pazienti sono stati “parcheggiati” in attesa di una visita, che poi è stata eseguita, per modo di dire, solo alle 18 circa, quando erano passate ben sei ore e mezza dal loro arrivo, e dopo l’unico soccorso avuto con i parametri presi in ambulanza e al triage del Pronto Soccorso del Civile.

Farina 1

All’uomo, che era alla guida, in ospedale è stato inserito un ago-cannula per le analisi di rito, mentre la donna è rimasta senza nessuna assistenza. Entrambi senza un minimo di cura: né un semplice antidolorifico, né tantomeno un goccio d’acqua o del cibo; e nessuna possibilità di spostarsi per procurarsi queste due ultime cose. Da lì alle otto e mezza di sera nessuno si è preso cura di loro «mentre intorno a noi – racconta la donna – si sentivano i lamenti delle persone, tanti anziani; il mio amico è anche stato male, ha vomitato, era disidratato, ma sembrava che a nessuno interessasse, tranne a una gentilissima dottoressa che ci ha chiesto come stavamo ma che però era oberata di lavoro.

Nel frattempo – continua la donna – mia sorella ci aspettava in macchina per riportarci a casa, visto che quella con la quale stavamo andando a Sassari era andata distrutta, e lei è rimasta lì senza informazioni per cinque ore, prima che finalmente, verso le 20.30, siamo riusciti a mettere la firma per andarcene e farci visitare a Ozieri. Ma al momento della firma ci è stato detto che ci addebitavano un ticket, da pagare entro il 14 febbraio, e mi chiedo per cosa. A parte un tossicologico di rito al guidatore, suppongo per motivi amministrativi, non abbiamo ricevuto assistenza: una beffa, oltre al danno di essere rimasti abbandonati nel pronto soccorso per una giornata intera».

Giunti a Ozieri, poi, racconta ancora la donna, «davvero abbiamo avuto assistenza, siamo stati curati, l’indomani abbiamo fatto altre visite, in primis in Ortopedia, e, per tutto questo, non ci è stato chiesto nessun ticket. Nel nostro piccolo ospedale periferico – ha aggiunto – abbiamo ricevuto un’assistenza degna di questo nome, e non possiamo che elogiare tutto il personale che ci ha prestato cura».

Sebbene anche Ozieri faccia parte della Asl di Sassari, in effetti non è chiaro come mai sia stato addebitato un ticket a chi chiedeva volontariamente di essere dimesso da un Pronto Soccorso, prendendosene personalmente le responsabilità, mentre in un altro non sia stato loro chiesto nulla. E oltretutto questa vicenda è lo specchio di come il concentrare tutte le “emergenze”, o presunte tali, negli hub principali, provochi disagi ai pazienti (e agli stessi operatori sanitari) che si potrebbero evitare se si potenziassero risorse, umane e finanziarie, degli ospedali periferici.

A.C.

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