• 26 Novembre 2022
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Olbia, scoperta dai Finanzieri frode fiscale milionaria: denunciate 8 persone

Guardia di Finanza Olbia
Una società operante nel settore dell’intermediazione di lavoro emetteva fatture per operazioni inesistenti e consentire a numerose ditte del Trevigiano di evadere le imposte e di sottrarsi agli obblighi previdenziali.

OLBIA. Nel corso di un’indagine economica finanziaria durata due anni, i Finanzieri del Gruppo Olbia, operando su delega della Procura di Tempio Pausania, hanno scoperto che una società con sede nella città gallurese, attiva nel settore della intermediazione di lavoro, non era altro che una “scatola vuota” utilizzata per emettere fatture false e consentire a numerose ditte del Trevigiano di evadere imposte dirette, Iva e adempimenti previdenziali. Per tale motivo sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria 8 persone, responsabili a vario titolo di reati tributari, interposizione fraudolenta di manodopera, e riciclaggio.

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Modus operandi. Attraverso la creazione di una società di comodo intestata ad un “prestanome”, la quale formalmente forniva personale specializzato, si spostavano gli obblighi fiscali e contributivi in modo fittizio ed illecito in capo ad un ente che non avrebbe mai assolto a tali obblighi. Si tratta di una pratica particolarmente insidiosa e difficile da ricostruire.

Il sospetto dei finanzieri è maturato fin dai primi accertamenti, dal momento in cui la società olbiese, intestata ad un cittadino romeno, risultava aver emesso fatture per operazioni rilevanti pur essendo stata appena costituita. Infatti, in sole due annualità l’amministratore della società ha presentato dichiarazioni dei redditi per volumi d’affari milionari: nel biennio 2017-2018 sono state emesse fatture per la prestazione di manodopera per oltre 3 milioni di euro. Un rapporto meramente cartolare visto che i dipendenti venivano gestiti direttamente dalle società del Nord-est d’Italia e il servizio di intermediazione serviva solo a dissimulare l’esistenza della società olbiese.

L’illecito quindi si concretizza con il ricorso a soggetto giuridico “di comodo” usato come mero “contenitore” della forza lavoro che veniva strumentalmente assegnata presso imprese utilizzatrici – in contesti evasivi – mediante la dissimulazione di contratti attestanti appalti per inesistenti “prestazioni di servizio” in luogo alla reale “fornitura di manodopera”.

L’evasione fiscale realizzata mediante questo disegno criminoso ammonta a oltre 3 milioni di euro di imponibile e oltre 650 mila euro di Iva.

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