• 27 Ottobre 2021
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Ozieri, i risultati del questionario #iononmifermo Sport e Lockdown

Il questionario #iononmifermo Sport e Lockdown è stato proposto ad allenatori e istruttori del Distretto Sanitario di Ozieri e ai loro atleti e/o allievi dai Servizi Promozione In-Dipendenze del Centro per la Famiglia Lares e del SerD di Ozieri.

OZIERI. I Servizi Promozione In-Dipendenze del Centro per la Famiglia Lares (servizio del PLUS del Distretto Sanitario di Ozieri) e il Ser.D. di Ozieri nello scorso dicembre, hanno distribuito un questionario anonimo #iononmifermo Sport e Lockdown, grazie al quale hanno rilevato i vissuti di allenatori, allenatrici, atleti e atlete in questo periodo di chiusura delle attività sportive. Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di raccogliere informazioni sull’impatto che ha avuto la chiusura delle attività sportive in questa fase dell’emergenza Covid-19, così da avere un quadro reale della situazione e «per capire – spiegano gli operatori – in che modo i nostri servizi possono promuovere il benessere e sostenere la comunità in questo momento».

All’indagine hanno risposto 168 persone, per la quasi totalità ricadenti nel Distretto Socio Sanitario di Ozieri, di cui 37 allenatori/allenatrici e 143 atleti/e con un’età media di 43 anni per gli allenatori e di 33 per gli allievi. Suddivisi per genere, le donne atlete sono state 78 e i maschi 65 mentre, tra gli allenatori, solo 8 sono donne e 25 maschi.

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Triste, Critico, Frustrante, Surreale, Snervante, sono stati i termini maggiormente utilizzati da parte degli allenatori per descrivere il loro modo di percepire il blocco delle attività, mentre le parole utilizzate dagli allievi sono state: noioso, triste, critico, disagevole, giusto e pessimo. Entrambi evidenziano la visione triste e critica della situazione. Ciò che manca di più dello sport sia agli allenatori che agli allievi è “lo stare in gruppo”, al secondo posto ad entrambi manca l’impegno psico-fisico e, infine, l’avere un momento da dedicare a sé stessi.

Dal questionario #iononmifermo Sport e Lockdown emerge inoltre che entrambe le categorie impiegano il tempo che prima dedicavano allo sport, continuando a svolgere attività sportiva a casa, navigando su internet e, infine, non facendo niente. Gli allenatori in particolare si dedicano alla lettura, allo studio e alla formazione, al giardinaggio, al lavoro e alla famiglia. Anche gli allievi dedicano il tempo alle medesime attività, con un accento più marcato verso attività sportive varie all’aria aperta e online.

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Dalle risposte date al questionario si evince un dato importante: i contatti, tra allenatori e atleti, sono stati mantenuti nella maggior parte dei casi con una frequenza settimanale, mentre, in percentuali minori, emergono contatti anche giornalieri e, in qualche caso, più volte al giorno. Lo smartphone è stato il mezzo che ha consentito il mantenimento dei rapporti attraverso l’App WhatsApp, messaggi e telefonate; sono stati utilizzati anche social come Facebook e Youtube, pur se in misura minore. Una piccolissima percentuale ha tenuto contatti in presenza nei limiti consentiti.

Secondo il 61% degli allenatori, gli allievi stanno vivendo il blocco delle attività sportive con noia e in misura minore con frustrazione (9%). In alcuni casi segnalano la presenza di “rabbia”, “sofferenza” e “stress”. Il 45% degli atleti, invece, pensa che gli allenatori siano annoiati rispetto alla chiusura. Il 14 % immagina che gli allenatori siano preoccupati percependo, in qualche caso, “difficoltà” e “preoccupazione” unite da un senso di “tristezza” e “dispiacere”.

Inoltre, secondo gli allenatori, gli stessi colleghi stanno vivendo questo momento con noia (31%), con tranquillità (15%) e con rabbia (6%). Il punto di vista degli allievi nei confronti degli stessi allievi/atleti, riporta sempre in primo piano la noia (63%) ma anche tranquillità (8%).

Da questo quadro emerge che la noia prevale in entrambe le categorie e, allo stesso tempo, varie sfumature di vissuti emotivi accomunano gli sportivi quali: disagio, angoscia, insicurezza. Questa sorta di vicinanza empatica potrebbe essere letta come un segnale dell’importanza delle relazioni che si instaurano grazie allo sport tra: compagni di squadra, con i propri allenatori e con i propri allievi.

I risultati indicano quindi che, dopo il blocco dell’attività sportiva del 25 ottobre 2020, ciò che è mancato di più dello sport, ad allenatori e allievi, è stata l’interazione e i rapporti interpersonali, processi fondamentali per la socialità e il benessere. Appare molto positivo che la maggioranza degli sportivi intervistati, abbia fatto fronte a tale mancanza tenendo vivi e quotidiani quei contatti interpersonali, avvalendosi di modalità alternative.

Un altro fattore altrettanto significativo riscontrato riguarda l’impegno degli intervistati in attività alternative all’attività sportiva classica; questo denota l’utilizzo di buone strategie di soluzioni di problemi per far fronte alla situazione attuale e la propensione a ricercare soluzioni tese al raggiungimento del benessere psicofisico.

Rispetto alla visione dei mesi futuri, entrambe le categorie condividono “la speranza”, come visione “positiva” del futuro, ma anche il desiderio di “libertà” da parte degli atleti. Li accomuna, inoltre, un sentimento di “incertezza” vissuta come: “drammatica” da parte degli allenatori e “difficile” nonché “noiosa” da parte degli atleti.

«Anche questo pare – dicono gli operatori – un dato confortante e orientato al benessere in quanto ha a che fare con il non abbattersi e l’orientarsi positivamente al futuro attivando nuove capacità e strategie, nonostante la drammatica incertezza del presente».

Nella foto: un momento della manifestazione Movi-Mente dello scorso anno promossa dal Centro Lares di Ozieri

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