• 21 Luglio 2024
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Ozieri. Regionali, intervista al candidato consigliere Emanuele Beccu (FdI)

Emanuele Beccu 2
Per l’attuale Capo di Gabinetto dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente una cosa è certa: «Se dovessi essere eletto – sottolinea – non farei niente di diverso da ciò che ho fatto finora, ovvero lavorare a testa bassa con determinazione, fiero delle mie origini e rispettoso degli altri».

OZIERI. Con l’approssimarsi delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna, emergono i primi nomi dei candidati. Tra questi, nel nostro territorio spicca quello di Emanuele Beccu, 40 anni, attualmente Capo di Gabinetto dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente. Dopo essersi diplomato al Liceo Classico, per 9 anni ha lavorato e studiato a Milano. Al termine di questa esperienza nel continente è tornato ad Ozieri per seguire le orme di famiglia, entrando nell’agenzia di assicurazioni dove aveva lavorato il padre dal 1975 e che vede oggi impegnato il fratello Marco. La politica ha giocato un ruolo fondamentale nella sua vita, fin dalla giovane età. Ha iniziato il suo percorso a 14 anni, partecipando a organizzazioni giovanili di destra come il Fronte della Gioventù e Azione Giovani. Col tempo, è diventato un membro attivo di Alleanza Nazionale e, attualmente, di Fratelli d’Italia. In quest’ultimo partito, ha assunto ruoli di crescente importanza, passando da segretario del circolo di Ozieri a coordinatore provinciale di Sassari, fino a raggiungere la posizione di vice coordinatore regionale e, come detto, di Capo di Gabinetto.

Padre di due bambine e marito di un medico, Emanuele Beccu rappresenta dunque un modello di equilibrio tra vita professionale, impegno familiare e passione politica. La sua candidatura si prefigge di portare in Regione un approccio pragmatico e umano, fondato sulla conoscenza delle realtà locali e sull’ascolto attento delle esigenze dei cittadini. Per approfondire la sua visione politica e conoscere meglio le sue idee, il direttore di Logudorolive lo ha incontrato per un’intervista esclusiva.

Maria Foddai

Che cosa l’ha spinta a mettersi in gioco e candidarsi?
«Faccio politica da sempre e quindi è implicito per chi la vive in maniera attiva arrivare al termine del proprio lavoro e sottoporre ai cittadini l’operato. Nel recente passato abbiamo dimostrato che con coesione e umiltà, Ozieri può esprimere un Consigliere regionale e un Deputato. Senza autolesionismi di sorta».

Dal luglio del 2019 ricopre il ruolo di Capo Gabinetto nell’assessorato della Difesa dell’Ambiente, che cosa ci dice di questa sua esperienza?
«Ogni ruolo è determinante a seconda dell’impegno che vi si dedica. Credo di aver dato la mia disponibilità all’ascolto a chiunque si sia rivolto a me in questi anni, provando a trovare soluzioni su qualunque problematica mi sia stata sottoposta. Dal punto di vista amministrativo è un’esperienza performante e totalizzante. Anche se, fare le cose bene implica, purtroppo, rinunciare a tempo prezioso che si dovrebbe dedicare alla famiglia. Il bilancio di questa esperienza è nel complesso positivo e mi rammarica se talvolta non sono riuscito a soddisfare le richieste di tutti. L’importante è sempre agire con bontà d’animo e fermezza allo stesso tempo».

Essebi agostio 2023

Un giudizio complessivo sull’operato della giunta Solinas?
«Lontano dalla demagogia della campagna elettorale e ragionando in maniera compiuta, è difficile dare un giudizio tout court sull’operato della Giunta. Ci sono stati alti e bassi, cose buone e altre meno. C’è da considerare certamente la questione Covid, ovviamente non prevista ed ampiamente impattante. Posso dire con certezza che i presidenti, di qualunque colore politico, catalizzano in sé un giudizio univoco dell’attività della giunta, sia esso positivo o negativo. Ma una valutazione intelligente dovrebbe prendere in considerazione assessorato per assessorato. Posso dire che quello all’Ambiente è stato gestito assolutamente bene e si è lavorato alacremente».

Qual è la sua visione di Sardegna, quali i temi che le stanno più a cuore, che sente di più e che in caso di elezione intende portare avanti?
«I temi sarebbero molti. Mi soffermo per brevità su due. In primo luogo tassellerei ulteriormente la riforma sanitaria portata avanti dal nostro Cosigliere regionale Nico Mundula, che ha visto la luce con gli atti aziendali delle Asl e la contestuale eliminazione dell’Ats. Quindi sicuramente occorre riformare la rete ospedaliera che sancirà il definitivo approdo finale della riforma. In secondo luogo occorre prendere una posizione chiara su fotovoltaico ed eolico e in tal senso porre sul piatto della bilancia quali sono i vantaggi per i cittadini sardi. In maniera provocatoria e ovviamente forzando l’immaginazione, ho sempre sostenuto che per quanto mi riguarda si possono mettere le pale eoliche anche nelle fioriere; il punto è, quale sarebbe il vantaggio che i sardi dovrebbero trarre dagli innumerevoli impianti onshore e offshore? Se il costo dell’energia, fissato ad una determinata data, fosse zero per le utenze domestiche e per le imprese in Sardegna, allora sarei aperto a qualunque compromesso. Ma il tutto non può essere ridotto ad un mero e semplice ragionamento di retrocessione di royalties ai comuni. Altrimenti tra vent’anni avremo una magnifica isola, dolcemente decarbonizzata, e comuni con marciapiedi nuovi, ma deserti, o palazzetti dello sport nuovi, ma vuoti. Il nostro vento o il nostro sole in cambio dell’energia a costo zero per tutti, cittadini e imprese. Nessuna resa».

La Sardegna si sta spopolando, quali misure sarebbero utili da mettere in campo per contenere questo fenomeno, in particolare nelle zone interne?
«La prima è quella che citavo prima. Azzeriamo il costo dell’energia per i sardi e il surplus si può canalizzare in continente per il fabbisogno energetico nazionale. Credo che già solo quest’idea attirerebbe qualunque impresa. E poi c’è un ragionamento di natura sociologica, che è strettamente legato a lavoro e dimora. Dove c’è il primo, segue il secondo. E non viceversa. Pertanto i primi baluardi a non dovere arretrare dovrebbero essere gli enti pubblici; chiusura di uffici e caserme accelerano il processo di spopolamento già in atto. Quindi direi che la Regione potrebbe dare il buon esempio in tal senso. Cominciamo a distribuire equamente sul territorio regionale gli assessorati e le direzioni generali delle strutture, delle agenzie e degli enti regionali. Non sarebbe inopportuno, ad esempio, avere la sede dell’Assessorato all’agricoltura a Nuoro o a Sassari, e la sede di Laore a Macomer o a Mores, o ancora la Direzione di Forestas a Bono o a Dorgali. Dodici Assessorati, con multiple direzioni generali, innumerevoli agenzie ed enti e un movimento ingente di cittadini. Sono certo che a quel punto sarebbero differenti anche le comunicazioni viarie stradali e ferroviarie. Ma capisco che sia più semplice fare convegni dove la filosofia degli istinti e la filologia umana divagano, piuttosto che percorrere soluzioni praticabili e concrete».

Secondo il suo punto di vista, che cosa occorre fare per migliorare l’assistenza sanitaria in Sardegna e potenziare il ruolo dei piccoli ospedali come il «Segni» di Ozieri?
«Il Covid ha drammaticamente posto innanzi alla classe politica quanto abbiamo sempre sostenuto anche per il nostro Ospedale. La sanità funziona bene quando c’è una forte territorialità. E questo è un principio assodato. Il Veneto lo ha dimostrato ampiamente. Ozieri rappresenta l’emblema della battaglia sanitaria territoriale. Qualcuno ha provato ad ironizzare sugli atti aziendali, sostenendo che alcuni reparti ci fossero solo sulla carta. Il problema era proprio questo: che essi non esistevano più nemmeno sulla carta, spazzati via dalla riforma Arru. L’atto aziendale è servito a ripristinare quanto imprudentemente era stato cancellato e ad ampliare le strutture complesse e semplici dipartimentali al Segni. Ci sono le risorse, ci sono le strutture (ora realmente): mancano i professionisti. O si pensa ad adeguare gli stipendi delle professioni sanitarie agli standard europei oppure i nostri medici e i nostri infermieri abbandoneranno la sanità pubblica per andare all’estero o in strutture private. Questa è la via maestra. Inoltre ogni Ospedale deve avere una strutturazione semplice ma completa e insito al suo interno un polo d’eccellenza, di modo da differenziare l’offerta regionale».

Parliamo della sua Ozieri. Che futuro vede per la città? Su che cosa dovrebbe puntare per ritornare ad essere il punto di riferimento del territorio?
«Ozieri ha tutto ciò che serve per avere un ruolo emergente in futuro. In primo luogo la posizione geografica e in secondo le vie di comunicazione. Circa 50 anni fa, la Democrazia Cristiana fece per Ozieri una scelta di campo, ovvero non avere asset industriali, bensì offrirsi come città di servizi. Sono d’accordo su questa linea. Siamo baricentrici ed è fondamentale investire su questo. Vale per il commercio come per l’agricoltura. Inoltre, se la Fiera venisse utilizzata per grandi eventi, anche solo una volta al mese, direi che sarebbe un ottimo volano. Infine, ma non ultimo per importanza, credo che la storia di Ozieri non possa prescindere dal mondo del cavallo. E su questo mi sono già espresso precedentemente, rilevando il fondamentale traguardo della ricostituzione dell’Incremento Ippico. Tema attuale più che mai, dal momento che fu proprio la giunta Soru a sopprimerlo. La legge ippica, presentata a suo tempo dall’on. Salaris come primo firmatario e per la quale hanno contribuito alla sua estensione tanti ozieresi come Laura ed Ennio Mulas, ha trovato l’inevitabile scoglio di una quadra politica. Pertanto, con l’apporto di alcuni emendamenti decisivi si è portato a casa il risultato. Un importante lavoro di squadra per il quale è doveroso ringraziare l’opposizione, il presidente della Commissione on. Maieli, il dottor Cherchi. Oltre all’amico Salvo Manca, sempre pronto a mettere a disposizione la sua esperienza normativa in ambito ippico. Parlavamo di spopolamento: ebbene, Direttore, queste sono le risposte concrete che lo arginano e a cui mi riferisco.    

• In questi anni lei si è interessato del progetto di rilancio dell’autoparco e del vivaio dell’Agenzia Forestas, che ora dovrebbero essere trasferiti nel Centro intermodale di Chilivani grazie a un finanziamento di 5 milioni di euro. Quali vantaggi apporterà al territorio? Sono previsti ulteriori finanziamenti e altri progetti su quest’area?».
«Quando sono arrivato a Cagliari, il destino di queste due strutture sembrava segnato: ovvero chiusura e trasferimento a Sassari sia dei beni, che del personale. Come per ogni cosa, distruggere comporta un atto documentale di pochi secondi, mentre ricostruire richiede tempo e lavoro. Perciò ho immediatamente protocollato una nota indirizzandola all’allora Direttore generale dell’Agenzia Forestas per congelare ogni decisione in merito e avviare una serie di incontri in cui ho preteso ci fossero soluzioni da sottoporre in base ad un indirizzo politico chiaro: “non si chiude nulla”. Serviva, dunque, superare le problematiche strutturali dell’autoparco e i limiti areali del vivaio per dare una nuova prospettiva all’area. Si è parlato tanto del centro intermodale con le passate giunte regionali: il problema è che i proclami non risolvono i problemi. Servono le risorse. Per recuperare 5 milioni di euro da investire ci sono voluti 3 anni e mezzo. Il resto, come si suol dire, è noto. L’autoparco sarà in una posizione strategica come ho più volte detto e avrà locali ampi per poter operare anche sui grandi mezzi; il vivaio diventerà da conservativo a produttivo e sarà con i suoi 29 ettari, il secondo vivaio più importante della Sardegna dopo quello di Massama. Risorse, atti e prospettiva. Ora le strutture e il personale sono blindati e non alla mercé della speranza».

L’ultima domanda di rito: perché gli elettori dovrebbero votarla?
«Essere a Cagliari, ricoprire ruoli apicali all’interno della Regione, avere un consigliere regionale del territorio, far sentire la propria voce e far capire a chiunque che gli equilibri si ottengono quando i pesi sono bilanciati, credo sia l’unica via per ottenere tutto quanto sopra descritto. Non ci sono margini di fronte alla spregiudicatezza di certa politica, pertanto servono sentinelle che tutelino il territorio. Io l’ho sempre fatto, in silenzio, con umiltà e senza clamori o fotografie auto celebrative. Non ho mai permesso che nessuno potesse depauperare il nostro territorio e mai lo permetterò. E su questo non ci sono ordini di scuderia di partito che tengano. E da consigliere regionale non farei niente di diverso da ciò che ho fatto finora, ovvero lavorare a testa bassa con determinazione, fiero delle mie origini e rispettoso degli altri. Semplicemente affrontando la vita politica come mio padre e mia madre, che mi hanno insegnato a vivere la quotidianità, ovvero con serietà».

Antonello Sabattino

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