• 28 Settembre 2023
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Ozieri. Un solo medico, lunghe attese e poca cortesia: la disavventura di una paziente al Pronto Soccorso

Pronto Soccorso Ozieri 2

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una lettrice che denuncia le inefficienze da lei riscontrate al Pronto Soccorso dell’ospedale di Ozieri.

OZIERI. «Ieri, venerdì 3 febbraio, dopo una mattinata di lavoro in mezzo a giovani, frizzanti e rumorosi preadolescenti, sono uscita per fare degli acquisti. Mentre camminavo, mi sono distratta per salutare una collega e sono finita lunga distesa sul marciapiede, sbattendo la testa e provocandomi una ferita sul sopracciglio sinistro. Visto che perdevo sangue dalla ferita, il mio compagno mi ha accompagnato al Pronto Soccorso di Ozieri. La presenza in sala d’attesa di tantissime persone e il sangue che colava mi hanno convinta ad andar via. A casa, mi sono fatta medicare da un’infermiera, che mi ha comunque consigliato di ritornare al PS per una TAC di controllo. Alle 15, sono stata riaccompagnata all’ospedale.

Becugna copia

Dopo il triage di routine, infarcito di domande strampalate, mi sono accomodata su una sedia e ho aspettato pazientemente, ancora mezzo stordita dal colpo. Si son fatte le 16, le 17, le 18, le 19, le 20, le 21 e infine le 22. Negli intervalli, tra un’ora e l’altra, chiedevo, prima timidamente e poi sempre meno impacciata, quando e se mi avrebbero visitato. Le risposte sempre le stesse: «Non è urgente, ci vuole una sutura, deve aspettare il tempo necessario, può continuare a contare le mattonelle, ecc».

Alle 22, veramente esasperata ho bussato alla porta di accesso agli ambulatori e dopo un quarto d’ora si presenta un infermiere e mi chiede cosa c’è e mi dice che non posso entrare. Non ci vedo più! Rispondo che con tutta la comprensione di questo mondo (un solo medico per un PS preso d’assalto da urgenze in ambulanza o utenti in condizioni meno gravi e un numero forse spropositato di inermieri/e) e le giustificazioni per le pessime condizioni di lavoro in cui sono costretti a operare, un minimo di attenzione, di cortesia e di empatia (sapranno che cosa significa?) non avrebbe guastato e avrebbe, forse, evitato alla scrivente di infuriarsi inutilmente e di andar via senza mai essere stata né visitata né tantomeno curata. Non pretendevo di saltare la fila, né di scavalcare i casi più gravi, ma un briciolo di cortesia e di considerazione.

Chi gestisce e organizza dall’alto tali servizi dovrebbe, ogni tanto, preoccuparsi di verificare se, quanto deciso a tavolino, sia funzionale e rispettoso delle esigenze dell’utenza (grave e meno grave) e provvedere a rivedere alcuni schemi che sono e continueranno a essere fallimentari. La nostra piccola struttura ospedaliera non va chiusa (come qualcuno sicuramente spera), ma potenziata in quei settori fondamentali a garantire un servizio sanitario quale, chi paga le tasse, ma anche i soggetti più fragili, meriterebbero di avere.

Mantenere in servizio in un PS, seppur di periferia, un solo medico non serve a niente. Si esasperano gli animi e degli operatori sanitari e dell’utenza. Chiuderlo in certe ore (come con nonchalance) si è tentato di fare, sarebbe sicuramente ancora più dannoso, viste le grandi distanze e la specificità del nostro territorio interno. Pertanto, non sarebbe forse il caso di rivedere il piano organizzativo della struttura e ridistribuire in maniera più equa il personale? 

Lettera firmata

Farina 1

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