• 19 Gennaio 2021
  •  
Logudorolive

Ozieri, una città fantasma nella prima notte di coprifuoco •VIDEO•

OZIERI. È strana la prima notte di coprifuoco! A pronunciarla, la parola, crea disagio e fastidio che si concretizza e si trasforma in cruda realtà quando, alle 22.30, vedi una città fantasma, con il suo respiro assente, i lampioni che illuminano il vuoto e una quiete solo apparente. È una notte limpida e neanche fredda per essere novembre, con tredici gradi e una mezza luna brillante ma è il Covid-19 a renderla cristallizzata in un fermo immagine che durerà immutato sino alle cinque della mattina e si ripeterà uguale nel giorno successivo e poi in quello dopo e dopo ancora.

Via De Gasperi, strada d’ingresso alla città per chi viene da Sassari e Olbia è muta, non si incontrano fari e sino all’Orto del Conte e Piazza Garibaldi l’unico suono che accompagna è il silenzio, spezzato dall’abbaiare di un cane a cui probabilmente pare strana l’ovatta di una solitudine già provata nel lockdown primaverile, in un salotto che tra attività commerciali, bar, tabacchi e giornali ha sempre accolto bambini, ragazzi, adulti, studenti, residenti e forestieri. Da lì, addentrarsi nei vicoli del quartiere Cuzolu è facile, non ci sono vetture parcheggiate, nessuno che ostacola il passaggio e da Via Cirenaica ci si può immettere in Via Roma in un attimo. Alcuni locali in cui passare le sere, tra aperitivi, birra ghiacciata, musica (a basso volume però perché qualcuno potrebbe sempre protestare!) e maxi schermo, sono qui, desolatamente chiusi in un destino comune che rende la via simile ad un ambiente noir e − sarà per la parola coprifuoco – fa affiorare alla mente una Berlino Est di tempi ormai passati. Piazza Cantareddu è popolata invece. Ci sono gli storni, rientrati dal peregrinare diurno a dormire e soprattutto schiamazzare, padroni dei rami degli alberi e, per una volta, anche della piazza senza che nessuno decida con un battito di mani di farli alzare in volo.

La salita di Sa Ena, con in cima la monumentale Fontana Grixoni, ti porta in Via Giovanni Maria Angioy e da qui, al dedalo di viuzze che uniscono i quartieri di Corralzu e Cadeddu. Fa un certo effetto pensare che solo un anno fa proprio nel mese di Sant’Andria, ad assaggiare il vino nuovo, in questi stessi vicoli si sono date appuntamento più di diecimila persone. Hanno fatto festa sino all’alba, si sono abbracciate, hanno bevuto insieme scambiandosi il bicchiere, hanno cantato e ballato tenendosi a braccetto e si sono salutate stringendosi le mani. È vietato, non si può più, si deve stare distanziati l’uno dall’altro e Su Trinta ‘e Sant’Andria sembra appartenere ad un epoca lontana.

Ancora in via Roma, parte alta questa volta, con l’ospedale che torreggia, illuminato e spettrale perché è lì che si concentra la paura, l’incertezza per chi vi entra e l’ansia e la fatica di chi ci lavora e presta servizio ordinario e straordinario. Il Boschetto di Punta Idda è scuro e buio, deserto come il Palazzetto dello Sport e lo stadio “Angelo Masala”, entrambi privati dell’entusiasmo delle squadre di basket, pallavolo e calcio che tra allenamenti e partite tenevano vivo questo angolo di mondo.

Al semaforo della S.S. 132 che conduce verso il quartiere San Nicola e rende la strada a senso unico alternato, di macchine in fila neanche l’ombra e così anche in quello che rallenta il traffico in prossimità del rifornitore di carburante. Nella piazza l’unico segnale di vita lo dà una pizzeria che sta abbassando la saracinesca dopo aver contato il magro incasso della giornata.

È strana la prima notte di coprifuoco! È strana come tutte le prime notti di qualcosa a cui, anche se non vuoi, inevitabilmente, piano piano, finisci per abituarti.