Patrimonio sacro protostorico della Sardegna, al via la valutazione preliminare dell’UNESCO
Il progetto è stato presentato a Cagliari da Pierpaolo Vargiu, presidente dell’associazione “Sardegna terra di nuraghi”, alla presenza della presidente della Regione Alessandra Todde e dell’assessora della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali, Ilaria Portas.
CAGLIARI | 21 settembre 2026. Il Ministero della Cultura e la Rappresentanza italiana presso l’UNESCO hanno comunicato l’avvio della valutazione preliminare degli organismi consultivi per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale del progetto “Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica”. L’iniziativa, promossa dall’associazione Sardegna terra di Nuraghi e sostenuta dalla Regione, ha raggiunto questa fase su proposta dell’Ufficio UNESCO del Ministero della Cultura, dopo la scelta della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.
Il progetto riguarda le architetture e gli spazi di culto della civiltà protostorica sarda, che tra il 1800 e l’800 avanti Cristo ha lasciato nell’Isola migliaia di siti monumentali. Tra questi, i pozzi sacri e le tombe dei giganti costituiscono testimonianze particolarmente significative, espressione della spiritualità delle antiche comunità sarde e oggetto di studi e ricerca scientifica.
La valutazione preliminare costituisce il primo passaggio del nuovo iter previsto dall’UNESCO per l’iscrizione dei siti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli organismi consultivi esamineranno la proposta e forniranno indicazioni sui punti di forza e sulle eventuali criticità da affrontare nella stesura della documentazione di candidatura.
L’inserimento della candidatura nella Tentative List italiana era stato accompagnato da un impegno economico della Regione, con risorse destinate alla conservazione, alla tutela, all’accessibilità e alla valorizzazione dei monumenti, oltre alla creazione di una rete infrastrutturale immateriale che collega i siti tra loro. Il percorso ha beneficiato dell’azione di indirizzo dell’Ufficio UNESCO della Direzione generale Affari europei e internazionali del Ministero della Cultura, mentre il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha garantito le interlocuzioni con il Comitato del Patrimonio Mondiale.
La presentazione si è svolta a Cagliari ed è stata introdotta da Pierpaolo Vargiu, presidente dell’associazione “Sardegna terra di nuraghi”, che ha ringraziato la Commissione nazionale italiana per l’UNESCO e il Ministero della Cultura per aver scelto l’istanza relativa alla spiritualità e alla sacralità dei monumenti della civiltà nuragica per andare a Parigi a rappresentare l’Italia all’Unesco. Per la Sardegna è un momento estremamente importante e di grande orgoglio».
«La candidatura che presentiamo racconta la profonda spiritualità dell’architettura sacra della civiltà sarda – ha detto la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde –. I pozzi sacri e le tombe dei Giganti rappresentano una ricchezza che va oltre la dimensione archeologica. Raccontano una civiltà che, tra il 1800 e l’800 avanti Cristo, ha lasciato nell’Isola un paesaggio monumentale straordinario e ha avuto un ruolo nelle relazioni del Mediterraneo. Questa candidatura riguarda quindi anche il modo in cui la Sardegna sceglie di raccontare se stessa e di collocare la propria storia dentro una dimensione mediterranea».
«La Regione Sardegna – ha proseguito la Presidente – ha accompagnato con impegno e convinzione questo percorso, investendo sulla tutela, sulla conservazione, sull’accessibilità e sulla valorizzazione dei siti, nella consapevolezza che la candidatura UNESCO debba essere sostenuta da azioni precise e strutturate. Siamo fieri di poter portare questa storia millenaria all’attenzione del mondo intero per promuovere la conoscenza e la tutela del nostro patrimonio identitario. Ringrazio Sardegna Terra di Nuraghi, l’Ufficio UNESCO, il Ministero della Cultura, il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e tutti i soggetti che hanno contribuito a raggiungere questo primo, significativo traguardo. Proseguiremo il lavoro con determinazione, mettendo a disposizione tutte le competenze e le risorse necessarie per affrontare con fiducia le prossime fasi del percorso», ha concluso Todde.
«Oggi celebriamo un traguardo straordinario: essere l’unica candidatura che l’Italia presenterà all’UNESCO per il 2027 è per tutti noi motivo di profondo orgoglio e grande responsabilità», ha evidenziato l’assessora della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali, Ilaria Portas. «Ottenere questo riconoscimento a soli due anni dall’ultima candidatura italiana delle Domus de Janas è il segno tangibile e inequivocabile dell’impegno costante della Regione, delle associazioni e di tutta la comunità scientifica coinvolta nella valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico della Sardegna. Desidero ringraziare l’Associazione “Sardegna terra di nuraghi” per la determinazione e la visione con la quale ha portato avanti negli anni questo prezioso lavoro».
«La Regione – ha proseguito l’Assessora – partecipa con convinzione da anni a questo progetto collettivo, sostenendolo non solo sul piano strategico ma con azioni concrete. Vogliamo infatti che le nuove generazioni crescano con la consapevolezza della propria identità e che il mondo riconosca ciò che noi sappiamo da sempre: la Sardegna è, e sarà sempre, la terra dei nuraghi. Per questo sono state importantissime e determinanti due azioni: i laboratori dedicati e i progetti didattici e le iniziative di premiazione in tutte le scuole dell’Isola, che sono serviti a insegnare ai ragazzi e alle ragazze ad amare e tutelare la propria terra e le loro origini millenarie. Ed è per noi grande motivo di orgoglio – per il grande valore divulgativo che ha – la realizzazione del Nuragica Atlas, uno strumento scientifico fondamentale che censisce e mappa i nostri monumenti, rendendo il nostro paesaggio archeologico accessibile a tutto il mondo», ha concluso Portas.
È intervenuto anche Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna. «Questo momento – ha detto – rappresenta una tappa importante di un percorso costruito negli anni grazie al lavoro dell’Associazione e alla collaborazione di istituzioni e studiosi che hanno creduto in questo progetto. Accanto al percorso verso il riconoscimento, è fondamentale il lavoro di conoscenza e divulgazione di un patrimonio diffuso in tutta la Sardegna. La Fondazione di Sardegna ha accompagnato questo percorso fin dall’inizio, sostenendo chi opera per studiare, valorizzare e far conoscere questo patrimonio. Il risultato raggiunto oggi apre una nuova fase, nella quale sarà importante proseguire con la stessa capacità di collaborazione e con un impegno condiviso».
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