• 3 Luglio 2022
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Riflessioni sulla guerra in Ucraina

Guerra Ucraina 2

Non siamo ancora usciti da una pandemia mondiale che ci ritroviamo catapultati in un nuovo stato di ansia perenne perché sull’orlo di una guerra mondiale. La terza. Questo no. Già segnati da due anni di privazioni dobbiamo mettere in campo altre energie e spiegare a bambini e adolescenti che non molto lontano da noi si combatte. Si combatte  nell’Europa che rifugge la guerra, un’Europa che pensava di aver spazzato via il retaggio delle armi come mezzo per risolvere i conflitti. E invece assistiamo increduli a uno spettacolo di morte.

Combattono uomini che potrebbero essere i nostri fratelli, zii o nipoti, giovani che cullavano desideri di famiglia e che si ritrovano costretti ad abbandonare le loro madri e i loro padri con l’angoscia di non rivederli mai più. Donne che non vedranno crescere i propri figli, che non vedranno mai i propri nipoti perché mai nasceranno. La morte coglie avida i giovani solo perché sopraffazione e arroganza regnano sovrani nei cuori di chi la guerra non la combatte.

Si può garantire la pace anche di fronte ad atteggiamenti di prepotenza? E pur di garantire la pace si può o si deve soccombere ad abusi di potere?

Di lupi in giacca e cravatta ne è pieno il mondo. E questo lo vediamo ora, per ciò che sta accadendo fra l’Ucraina e la Russia ma lo vediamo in altre parti del mondo. Parti del mondo un po’ dimenticate ma ugualmente depredate e dilaniate dalle armi. Territori forse tanto lontani da farci dimenticare che si tratta comunque di vite spezzate oppure abbastanza lontani da considerare invisibili guerre che invece si combattono da anni. Ma diciamolo, la lontananza fisica nell’era della globalizzazione è una bugia che utilizziamo come balsamo per alleviare le nostre angosce e per convincere noi stessi che non possiamo fare nulla o poco.

Già Cicerone diceva che “Una pace ingiusta è migliore di una guerra giusta”. Ma Cicerone non sapeva di cosa sarebbe stato capace l’essere umano. Anche in tempi di pace, nonostante la pace. L’uomo si ritrova ad essere proiettato in misura sempre maggiore a trasformare le proprie ambizioni in bisogni. E questo fa sì che le ambizioni si ritengano necessarie alla sopravvivenza. Qualunque siano le conseguenze. Anche a costo di violare diritti fondamentali.

Dunque se fosse vero quanto affermato da Cicerone una pace apparente può  essere considerata una valida alternativa alla guerra. Questo anche se il diritto alla vita, alla libertà di pensiero o ancora di parola non vengono garantiti perché non considerati diritti inalienabili ma concessioni.

E quando non viene garantita ad un popolo la sicurezza seppure questa realtà fosse figlia di una pace apparente potremmo considerare quest’ultima legittima? Credo di no.

L’articolo 11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…”. Ma quando essa è utilizzata come strumento di difesa per garantire la libertà è intrinsecamente legittima. Esiste dunque sia nella teoria che nei fatti una guerra giusta. Eppure anche solo a pronunciarle insieme quelle parole sembrano richiamare un ossimoro. Dove sta il limite esatto, il punto di non ritorno tra giusto e ingiusto, quella linea sottile che ci tranquillizza e che ripone la nostra coscienza nella zona di comfort tanto da giustificare o motivare azioni di guerra?

Certo è che in un mondo dove si spinge verso la competizione, dove sembra che primeggiare sia il faro della nostra vita, sospinti dal desiderio di avere di più e fare di più, quella piccola luce che rappresenta la pace e quindi la fratellanza e l’accoglienza fa fatica ad illuminare vie seminate dall’odio. Ma il dono della pace non è un pacco pronto su richiesta, semmai un seme che germoglierà e crescerà solo se nutrito, curato e innaffiato.

Dunque si può educare alla pace? Assolutamente sì. Prima a casa e poi a scuola. E se a casa, in qualche casa ciò non avviene, la scuola avrà un compito ancora più importante ma non per questo un ruolo sostitutivo. Quel complesso intreccio di valori che un bambino svilupperà viene intessuto sin dal primo giorno e un giorno dopo l’altro come figlio. Tutto quel mondo che poi con il passare del tempo ruoterà attorno al bambino andrà a consolidare e potenziare ciò che già è radice. 

Educare alla pace come competenza civica imprescindibile, insegnare ai bambini che la pace è un obiettivo da perseguire giornalmente, nonostante i conflitti. Anzi, è proprio superando i conflitti che si garantisce alla pace una durata senza tempo. Pace che non è assenza di conflitto ma nonostante il conflitto. Un conflitto senza violenza. Ed è in questa scelta che l’essere umano fa la differenza, per il benessere proprio e quello altrui.

Dunque si può insegnare la pace? Sì, sperimentando giornalmente che il conflitto si può superare senza violenza.

E un mondo in pace può esistere? So soltanto che oggi non c’è e pensare che da un momento all’altro ciò che abbiamo di più caro possa non esserci più toglie il fiato.

Piera Anna Mutzu

Mamma in Sardegna