• 18 Settembre 2021
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Sanità in crisi, i sindacati: subito tavolo di confronto per il Presidio di Alghero-Ozieri

La richiesta delle segreterie territoriali di Cgil-Fp, Cisl-Fp e Uil-Fpl ai Consiglieri regionali del territorio Sassarese e al Presidente del Consiglio regionale.


SASSARI. La convocazione di un tavolo per discutere dei problemi della Sanità Sassarese e in particolare del presidio di Alghero-Ozieri. È questa la richiesta avanzata dalle segreterie territoriali di Cgil-Fp (Paolo Dettori, Toto Terrosu, Antonio Canalis), Cisl-Fp (Antonio Monni, Gianmario Sardu) e Uil-Fpl (Augusto Ogana) ai Consiglieri regionali del territorio di Sassari e al Presidente del Consiglio Regionale. Una proposta di confronto per dare risposte, non solo alle gravi problematiche che stanno impantanando la sanità del Nord ovest dell’Isola, ma anche sui finanziamenti e i progetti per la ristrutturazione e la riqualificazione degli Ospedali e della medicina territoriale, nonché per risolvere la cattiva gestione del personale e il blocco delle selezioni interne nel Presidio.

Le cause della «mancanza di professionisti, medici, infermieri, tecnici ed OSS, che sta portando alla progressiva chiusura delle Unità operative degli Ospedali del territorio Sassarese – scrivono i tre sindacati –, partono da lontano e «includono responsabilità dei vecchi e attuali amministratori, in primis quelli regionali, che hanno assistito e assistono, a volte anche contribuendo inconsapevolmente, allo sfascio della Sanità del Sassarese».

«Prima di tutto – spiegano – l’assenza di concorsi per primari (il bando tardivo e insufficiente come numeri per il territorio del Nord per quanto riguarda i medici e infermieri) e il blocco della selezione interna per la nomina del responsabile del Presidio Unico di Alghero-Ozieri, oggi diretto da un Sostituto». Da parecchi anni, infatti, la politica regionale ha proceduto adottando provvedimenti e soluzioni estemporanee, quali i Facenti funzione per i reparti e il Sostituto per il Presidio, «scelte incomprensibili sia dal punto di vista programmatorio, che per il benessere lavorativo e la cura dei pazienti».

Ottica Muscas

«Se il modello di organizzazione della sanità dovrebbe prevedere una integrazione tra servizi territoriali e medicina di prossimità con i DEA di primo e di secondo livello, alcuni dati – scrivono i tre sindacati – sono utili per capire: i Presidi Ospedalieri di Alghero e Ozieri che rappresentano per il territorio i DEA di I livello sono composti da Unità Operative Complesse (tra cui Medicina, Pronto soccorso, Chirurgia e Cardiologia, Pediatria, Ginecologia e altre specialità) il cui ruolo è quello di presidiare la sanità del territorio con prestazioni appunto ospedaliere. Si tratta quindi di un ruolo vitale, che dovrebbe operare in stretta connessione con i servizi sanitari non ospedalieri (medicina ambulatoriale, medici di medicina generale e continuità assistenziale, pediatri di libera scelta ecc.) ed il DEA di Secondo livello, costituito dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari.

In questo tipo di organizzazione sanitaria è evidente che le carenze dei servizi del territorio ricadono sul DEA di I livello e, quelle di quest’ultimo, sul DEA di II livello. Del resto la forte pressione degli accessi al Pronto soccorso (unico a Sassari e gestito in una struttura del tutto inadatta) ed il sovraffollamento delle unità operative dell’emergenza urgenza e dell’area medica (medicina d’urgenza, medicina interna, patologia medica, geriatria, ecc..), testimoniano come il sistema sia fortemente polarizzato sull’ospedale del SS. Annunziata, a fronte di un territorio depauperato di strutture e servizi che sarebbero dovuti fungere da filtro, evitando quindi le inutili corse sull’unico Hub di II livello del nord Sardegna».

«È evidente quindi che l’agonia della Sanità del Sassarese – sottolineano le tre segreterie sindacali – è generalizzata e non più curabile se non con interventi mirati ed immediati (destinando maggiori quote di dirigenti medici e assumendo in pianta stabile con ogni possibile urgenza infermieri, tecnici ed OSS), attraverso una programmazione di interventi importanti nel campo dell’edilizia sanitaria e aumentando le dotazioni organiche con contratti a tempo indeterminato, cosa fattibile solo con l’avvio di bandi di concorso rivolti al personale, anche per dimensionare e semmai superare i continui ricorsi alle assunzioni da agenzie interinali che non possono e non debbono sostituirsi alle normali procedure di reclutamento».

«Il nostro sistema è, nel suo complesso, non più in grado di dare risposte che – scrivono i sindacati –, possano garantire i livelli essenziali di assistenza. Accade così che per tentare di rimediare ad una situazione di gravissima carenza, si spostino gli operatori da un posto all’altro creando nuove e altrettanto gravi falle nel sistema:

  • medici specialisti del territorio costretti ad andare negli ospedali lasciando scoperta l’assistenza domiciliare;
  • medicina di Alghero privata dei dirigenti medici (per compensare la carenza altrettanto grave della medicina di Ozieri e del reparto Covid) e quindi presenza di soli quattro medici su 40 posti letto;
  • ginecologi di Alghero inviati ad Ozieri, ove l’unico Specialista in ostetricia non è in grado di soddisfare le urgenze ospedaliere;
  • chirurgia di Alghero che, per seguire il reparto, il pronto Soccorso e la sala operatoria, dispone di soli tre chirurghi in turno e il primario in reperibilità, professionisti che dovrebbero garantire, cosa impossibile, la rotazione sui turni h 24;
  • neurologia di Ozieri che con soli cinque dirigenti medici pianta stabile, e costretta, per non chiudere, a reclutare uno dei pochi medici presenti sui territorio, che garantiva le visite ambulatoriali e domiciliari;
  • all’Ospedale di Ozieri, il Servizio di Nefrologia e Dialisi, con solo 2 Nefrologi, rischia di essere drasticamente ridotto per mancanza del personale medico;
  • l’UO di Pediatria di Ozieri si avvale di solo 2 medici, il servizio di Odontoiatria, unico del servizio pubblico per quel territorio, chiude per mancanza di personale medico e infermieristico;
  • al Centro Trasfusionale di Ozieri mancano all’appello due biologi e un genetista e due tecnici e la nuovissima struttura di Terapia sub intensiva, completamente allestita anche con i proventi delle offerte dei cittadini, è in attesa dell’accreditamento, il cui iter risulta giacere negli uffici dell’assessorato.
  • infine, sempre a Ozieri, ben cinque medici, tre di Medicina e due di Radiologia, a vario titolo, andranno a prestare servizio pressi la AOU di Sassari e mancano 12 infermieri, 14 OSS e due tecnici della riabilitazione.

Nel territorio sono inoltre in procinto di chiudere i Cal di Thiesi prima e di Bono dopo, per mancanza di medici ed infermieri.

Per quanto riguarda l’Ospedale di Ittiri, «ancora una volta si è scelto di chiudere un pezzo di sanità territoriale, come l’Unità Operativa di Lungodegenza, nel tentativo di recuperare e trasferire – spiegano i tre sindacati –, personale medico, infermieristico ed Oss da assegnare all’unità Covid dell’ospedale Marino di Alghero al fine di consentire alla Sardegna di rimanere in zona bianca. Questo ha però comportato il gravissimo disagio del trasferimento dei pazienti alla lungodegenza di Ghilarza costringendo i parenti a percorrere centinaia di chilometri per le visite, da questo punto di vista crediamo che non ci siano ulteriori commenti da fare, forse era ed è possibile trovare altre soluzioni».

Benessere organizzativo. «Per non parlare poi – scrivono ancora Cgil-Fp, Cisl-Fp e Uil-Fpl, in questo disastro, annunciato da anni e da noi denunciato a più riprese nel silenzio assordante delle Giunte che si sono succedute, dell’inesistente benessere organizzativo che dovrebbe invece regnare quando ai lavoratori si chiedono sforzi così grandi. Sulla irregolarità dei “trasferimenti” del personale medico da Alghero verso altre destinazioni, che riteniamo contrattualmente e giuridicamente viziati e carenti e fatti senza tener conto dei vincoli contrattuali, in qualche caso senza neanche notificare gli ordini di servizio, ci siamo espressi nelle sedi opportune e pretendiamo risposte da chi è deputato a darle.

Inoltre non crediamo opportuno che si assumano atteggiamenti, adottando ordini di servizio da noi non condivisibili e che, ci sembra, abbiano come unico risultato quello di far scappare i professionisti della sanità verso altri Ospedali, spesso di altre regioni o territori. Certamente la gestione del personale e l’organizzazione del lavoro, in un contesto dove l’emergenza, vera e gravissima del COVID permane, dovrebbe essere a nostro parere diversa, si dovrebbe chiedere collaborazione e non fare quella che pensiamo sia, nel migliore dei casi, un’eccessiva “pressione” sui pochi lavoratori rimasti che certamente si sentono vessati, maltrattati, e sono psicologicamente e fisicamente provati».

Sul fronte delle cure domiciliari i sindacati chiedono «ai decisori politici e agli amministratori della sanità, che a parole hanno espresso la volontà di mettere le risorse sul territorio, di intervenire per risolvere la situazione descritta e ricordiamo che, le Cure domiciliari, sono affidate in appalto ad una cooperativa e sono in un grande momento di crisi per la difficoltà di reperire personale infermieristico. Ricordiamo inoltre che esistono gravi difficoltà per coprire i posti vacanti dei medici di Medicina Generale e dei Pediatri di libera scelta, che le crescenti criticità del servizio di Salute Mentale ormai non permettono di garantire la cura, l’assistenza e la riabilitazione alle persone fragili e/o anziane del territorio, ricordiamo ancora che mancano le strutture accreditate e il personale per offrire i minimi livelli assistenziali. Il progetto cure palliative, ma soprattutto il fatto che il Sassarese non ha ancora una struttura come l’Hospice dedicata ai pazienti in “fine vita”, tra l’altro già oggetto di finanziamento nel presidio “Sgb” di Ploaghe, è inaccettabile e vergognoso».

I tre sindacati si chiedono ancora «con quali argomentazioni si possa al contempo sostenere da una parte che le strategie adottate ci hanno permesso di stare in “zona bianca” e dall’altra affermare che le criticità sono determinate da una quarta ondata, la contraddizione è evidente! Come è evidente che gravi disfunzioni del sistema possono essere presenti, a livello locale, per la mancanza di direzioni stabili nei presidi ospedalieri e nelle unità operative, dove da troppi anni facenti funzioni si trovano a dover assumere ruoli e competenze non avvallate dalla piena titolarità e in qualche caso, pare, con titoli da verificare. Le criticità non possono essere imputate ancora una volta all’emergenza epidemiologica né tantomeno alla “quarta ondata”, siamo piuttosto di fronte al risultato di un fallimento dovuto ai troppi tagli, alle riforme che li nascondevano e a un’incapacità di “governance” e di gestione dei servizi e dell’assistenza che avesse e abbia un minimo di respiro».

Per le segreterie sindacali «le ragioni di tutta questa sofferenza del sistema si trovano anche nei continui “Commissariamenti”, che, per ovvie ragioni, non consentono di costruire un modello di governo di sistema integrato capace di fronteggiare e rispondere ai bisogni di salute siano essi ordinari o legati al Covid-19».

«Nel denunciare ancora una volta questo stato di cose, patologico e che affligge non solo il Presidio Unico di Alghero e Ozieri sottolineiamo e rivendichiamo con perentoria fermezza che col sindacato ci deve essere un vero e fattivo confronto, anche sull’imminente riforma, attraverso relazioni sindacali esigibili, in termini di ascolto e di condivisione delle scelte di carattere organizzativo e dei futuri assetti delle costituende Asl (ex Assi). Chiediamo un tavolo di confronto e verifica su finanziamenti e progetti per la ristrutturazione e riqualificazione degli Ospedali e della medicina territoriale e che al personale venga chiesta la giusta e dovuta collaborazione con i modi del buon padre di famiglia», concludono Cgil-Fp, Cisl-Fp e Uil-Fpl.

In copertina: l’ospedale Segni di Ozieri