• 19 Aprile 2021
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Logudorolive

Sindacati sassaresi: «Ancora criticità organizzative nella sanità territoriale»

«La scorsa notte – denunciano i sindacati sassaresi della Cgil, Cisl e Uil – nell’area Covid erano presenti circa 35 pazienti, alcuni dei quali in attesa di posto letto da tre giorni». Un fatto questo «inaccettabile» se si pensa che «stiamo parlando di pazienti anziani, con patologie complesse».

SASSARI. «Apprendiamo che i dati di Agenas sui ricoveri ospedalieri sembrano migliorare, ma non dobbiamo comunque, soprattutto la politica e la dirigenza sanitaria, abbassare la guardia, come purtroppo è successo nel periodo estivo». Esordiscono così i tre sindacati sassaresi Cgil, Cisl e Uil della Funzione pubblica che in una nota stampa fanno il punto sulle problematiche ancora presenti all’interno degli ospedali e nell’organizzazione territoriale della sanità sassarese.

Per Toto Terrosu e Antonio Canalis (Cgil), Antonio Monni e Gianmario Sardu (Cisl) e Dario Cuccuru (Uil) resta ancora critica infatti la «situazione organizzativa di governo dell’assistenza rapportata ai numeri delle risorse umane in campo».

«A cominciare – spiegano i rappresentanti dei tre sindacati sassaresi – dal Pronto soccorso di Sassari, dove i tempi per le attese di presa in carico ed attività di diagnosi e ricoveri restano lunghi». «La scorsa notte – denunciano – nell’area Covid erano presenti circa 35 pazienti, alcuni dei quali in attesa di posto letto da tre giorni». Un fatto questo «inaccettabile» se si pensa che «stiamo parlando di pazienti anziani, con patologie complesse».

Stesso discorso per i pazienti che sostano nelle aree “pulite”, costretti anch’essi a lunghe attese e in condizioni non ottimali». Non se la passa meglio neanche l’esiguo numero di personale in servizio nelle unità operative ordinarie Covid, dove si riscontrano «carichi di lavoro e turni di servizio pesanti, la cui intensità è amplificata dall’utilizzo dei DPI anti-contagio e dall’eccessiva permanenza lavorativa nelle aree Covid».

«Proprio sulle misure di sicurezza e protezione – sottolineano i cinque rappresentanti dei sindacati sassaresi – appare opportuno segnalare ed invitare le Direzioni aziendali affinché si avviino le verifiche sulla conformità dei Dispositivi di protezione individuale (DPI), nonché sugli screening e le sanificazioni degli ambienti di lavoro, poiché ci risultano diversi casi di contagi tra il personale del Pronto soccorso e della Rianimazione».

Non va meglio la situazione sul versante dell’attività chirurgica (salvo i casi di emergenza/urgenza), così come le visite ambulatoriali e la diagnostica, ridotte ormai al lumicino. Un grosso problema, questo, soprattutto per i malati più fragili, quelli cronici, oncologici e affetti da malattie rare, che con l’intasamento degli ospedali e la riduzione dei servizi rischiano di non accedere alle cure come dovrebbero.

«Sul reclutamento e potenziamento delle risorse umane – consigliano i sindacalisti – sarebbe opportuno utilizzare ed eventualmente fare graduatorie uniche per tutta la regione, evitando così, oltre che sprechi, che le aziende sanitarie si sottraggano, senza volerlo, il personale l’una con l’altra».

L’altra questione spinosa è l’utilizzo eccessivo dei rapporti di lavoro interinale nel reclutamento del personale sanitario. «Non comprendiamo – evidenziano i rappresentanti dei tre sindacati sassaresi – alcune assunzioni di ruoli amministrativi che vengono assegnati senza alcuna logica e che nulla hanno a che vedere col Covid, tra l’altro in barba ad una regolare graduatoria di Assistenti amministrativi da utilizzare». «Il superamento progressivo dei contratti interinali – rimarcano – è una risposta doverosa ai tanti colleghi che meritano una condizione contrattuale dignitosa».

Sul versante della medicina territoriale i tre sindacati sassaresi plaudono alle assunzioni di nuovi medici, in quanto fa ben sperare ad un diverso approccio, specialmente per quanto riguarda gli interventi sul territorio dei casi Covid, e magari a un potenziamento delle Usca. «Un servizio che la sanità territoriale – spiegano – deve offrire ai pazienti Covid nei rispettivi domicili, in modo da evitare inutili corse al Pronto soccorso e per decongestionare le corsie dei vari presidi ospedalieri».

«Così come sarà importante richiamare e tradurre nei fatti – concludono i tre sindacati sassaresi – la recente deliberazione sull’istituzione dell’Infermiere di famiglia e comunità, quale professionista sanitario autonomo, capace di integrarsi nel sistema territoriale e dare sia un contributo determinante nella lotta al coronavirus, che di supporto attraverso la piena collaborazione con le USCA».