• 18 Giugno 2024
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Il 18% dei sardi non si cura più, l’analisi dell’Anap Sardegna

Medico
La presidente Associazione dei Pensionati Artigiani di Confartigianato Paola Montis: «Situazione triste e preoccupante che spinge sempre più alla marginalità. Necessario cambiare immediatamente rotta».

Nel 2021 il 18,3% dei sardi ha rinunciato a curarsi per problemi economici, costi crescenti dei servizi sanitari e difficoltà di accesso. Tali numeri sono la rappresentazione di come, anche in Sardegna, gli effetti della crisi economica stiano diventando sempre più evidenti, con migliaia di persone che, per diversi motivi, in primis la mancanza di risorse, non riescono ad accedere alle cure sacrificando, così, la propria salute. Preoccupa, soprattutto, l’aumento esponenziale di tali numeri: se nel 2017 la percentuale era del 12,5%, tra il 2019 e 2021, la percentuale è cresciuta del 6,6%, passando dal 14,8% al rilevato 18,3%.

Tutto ciò porta l’Isola in testa alla preoccupante classifica nazionale delle “persone che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per avendone bisogno”, seguita dall’Abruzzo con il 13,8% e Lazio e Molise con il 13,2%, contro una media nazionale dell’11%.

È questo ciò che rileva l’ANAP Sardegna, l’Associazione dei Pensionati Artigiani di Confartigianato, analizzando i numeri del dossier sull’accesso ai servizi sanitari regionali realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, sui dati ISTAT del 2021.

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«Il dolore se lo tengono, l’infezione non la curano, la salute dei denti è la prima a essere trascurata, ma anche il resto può aspettare – commenta Paola Montis, presidente di ANAP Confartigianato Sardegna – sono tantissimi i poveri e disoccupati ma anche anziani e pensionati con entrate minime, troppe anche le famiglie monoreddito o i lavoratori con salari poveri che nel 2021 non hanno potuto acquistare i medicinali di cui avevano bisogno o non sono potuti andare a farsi visitare».

«Curare i disturbi di piccola e media entità è diventato un lusso per tanti – sottolinea la Montis – o per le liste d’attesa troppo lunghe, o perché non si riesce a pagare le terapie. Un esempio lampante viene dalle cure dentali, con un aumento delle persone che perdono i denti e non li sostituiscono, anche perché l’odontoiatria in Italia è quasi esclusivamente privata».

L’indagine, sempre secondo i dati ISTAT 2021, ha rilevato anche come il 53,4% degli utenti sardi abbia rilevato tempi di attesa per accedere ai servizi ASL superiori ai 20 minuti, contro una media nazionale del 45,2%.

Secondo l’indagine a livello nazionale, inoltre, la povertà causata dalla pandemia ha provocato un aumento del 37,63 per cento delle persone per cui la salute è diventata un lusso. Nonostante l’universalismo del nostro Servizio Sanitario Nazionale, il 42,2 per cento della spesa farmaceutica è a carico delle famiglie, che nel 2020 (ultimi dati disponibili) hanno speso 8,7 miliardi di euro su un totale di 20,5 miliardi.

«A causa della crisi economica derivante dalla pandemia, molte persone sono state spinte in una situazione di indigenza, e chi già era povero vive ora una condizione di ulteriore marginalità – continua la Montis – per questo occorre intervenire pesantemente per ridurre questi numeri tristi e allarmanti. In ogni modo». Il dilemma è cosa fare per arginare questa deriva.

«Innanzitutto sfruttare tutto ciò che arriva e arriverà dal PNRR – conclude la presidente Montis – poi ridurre i ticket per tutte le fasce deboli, o in temporanea certificata difficoltà, scongiurare futuri tagli al Fondo Sanitario Nazionale e governare seriamente i tempi di attesa di tutte le prestazioni sanitarie e non solo di alcune come accade ora».

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