Come comunicare il disagio mentale, a Cagliari un incontro promosso da Caritas e Ordine dei Giornalisti
Obiettivo è offrire una formazione specifica su come raccontare nel modo migliore la sofferenza psichica, senza cadere in sensazionalismi, stereotipi o semplificazioni dannose.
CAGLIARI | 18 giugno 2026. Comunicare il disagio mentale: questo il titolo dell’incontro formativo per giornalisti, comunicatori e operatori Caritas in programma il 23 giugno a Cagliari dalle 14 alle 17, nella Sala Benedetto XVI, della Curia Arcivescovile, in via Mons. Cogoni. Al convegno, promosso da Caritas Sardegna in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Sardegna, sarà aperto dai saluti istituzionali di don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari, Roberto Comparetti, delegato regionale Fisc e Maria Luisa Secchi, presidente Ucsi Sardegna. Introdurrà la serata Giuseppe Meloni, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Interverranno, il direttore della rivista Vita, Stefano Arduini, con la relazione Salute mentale, informare per cambiare sguardo; Raffaele Callia, responsabile Studi e Ricerche di Caritas Sardegna, con il contributo “Fragili equilibri”. Raccontare il legame invisibile tra povertà e salute mentale in Sardegna; Alessandro Coni, direttore del Centro Salute Mentale Cagliari 1, con Disagio mentale: dare voce ai protagonisti. Coordinerà i lavori il delegato regionale di Caritas Sardegna, don Marco Statzu.
Accanto all’analisi di un corretto linguaggio in riferimento al tema della salute mentale, con esempi pratici di espressioni da evitare e alternative corrette, e con casi reali di buona e cattiva informazione, sarà proposta anche una riflessione sull’uso responsabile delle immagini, sul rispetto della privacy e sulle buone prassi nella raccolta di dati e di interviste. Inoltre, ci si soffermerà sul potere del linguaggio, che può alimentare il pregiudizio e lo stigma, ma anche raccontare il dolore con correttezza, serietà e responsabilità, aprendo spazi di comprensione e intravedendo anche nel buio spiragli di luce e storie di speranza. Le parole, infatti, non sono mai neutrali: possono contribuire a rafforzare etichette e discriminazioni oppure favorire una narrazione più corretta e rispettosa delle persone.
Un linguaggio appropriato, libero da semplificazioni e definizioni stigmatizzanti, rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere una cultura dell’inclusione e del rispetto della dignità umana. La formazione su questi temi non riguarda soltanto gli aspetti pratici della professione del giornalista, ma richiama una più ampia responsabilità etica e sociale dell’informazione. Raccontare il disagio mentale con accuratezza significa contribuire a una maggiore comprensione del fenomeno e favorire una società più attenta alle fragilità e ai percorsi di cura.
Ai giornalisti saranno assegnati 5 crediti deontologici
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