• 30 Luglio 2026
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Riforma istituti tecnici, l’allarme da Sassari: «La scuola pubblica è a rischio, serve un ripensamento»

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Nel confronto promosso ieri dalla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, docenti e sindacati hanno analizzato le criticità della riforma chiedendone una revisione.

SASSARI | 30 luglio 2026. Forte preoccupazione di docenti e sindacati sull’impatto nella scuola della riforma dell’istruzione tecnica (DM 29/2026). Per discutere il tema, ieri si è svolta all’ITI “G.M. Angioy” di Sassari una tavola rotonda nazionale promossa dalla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici. L’incontro, moderato dal prof. Vincenzo Culotta, è stato aperto dai saluti della dirigente scolastica professoressa Rossella Deprado per poi proseguire con la relazione del prof. Giansalvo Gusinu.

Numerose le criticità emerse. «Il modello proposto riduce le ore delle discipline di base e di specializzazione: viene tagliata un’ora di Italiano proprio in quinta, alla vigilia dell’Esame di Stato. Aumentano le ore degli Insegnanti Tecnico-Pratici (ITP) senza nuove risorse per i laboratori, di fatto rendendo impraticabile la didattica laboratoriale. Le classi di concorso ITP diventano “atipiche”, con il rischio che un docente formato in Fisica venga assegnato ai laboratori di Chimica, con evidenti implicazioni per la sicurezza propria e degli studenti. Crescono le ore CLIL (lezione in cui si studiano materie non linguistiche usando una lingua straniera ndr) dalla terza, ma mancano docenti certificati. Mancano inoltre linee guida e libri di testo per le nuove discipline, a partire dalle prime dell’anno scolastico 2026/2027».

Forte preoccupazione è stata espressa anche per l’anticipo della Formazione Scuola-Lavoro (FSL) alla seconda: «studenti troppo giovani per l’azienda e nodi irrisolti sulla sicurezza, su cui attendiamo la parola del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)». Denunciata anche l’assenza di un’analisi costi-benefici dei percorsi FSL. Così i nuovi quadri orari, che «non consentono di comporre cattedre che garantiscano la continuità didattica».

Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato il ruolo strategico degli istituti tecnici nel sistema universitario italiano. «Una riduzione della qualità e della quantità delle competenze acquisite durante il percorso quinquennale rischierebbe di produrre effetti negativi anche sul sistema universitario e produttivo nazionale».

In conclusione è stato infine ribadito con forza che «la scuola deve formare cittadini consapevoli e dotati di pensiero critico, non operai iper-specializzati. Le stesse imprese, per voce di Confindustria, chiedono lavoratori flessibili e adattabili al mercato». La Rete ha quindi ricordato il parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) chiedendo di evitare di scivolare verso una “scuola all’americana” a due velocità.

Netta la posizione dei sindacati. La FLC CGIL (Annalisa Porcu) si è detta contraria ai tagli degli organici e delle materie di base, denunciando una scuola piegata agli interessi privati. La CISL Scuola (Vincenzo Culotta), pur condividendo gli obiettivi generali, chiede la correzione delle criticità del DM 29/2026. La UIL Scuola (Federico Fadda) ha invece espresso un giudizio negativo sull’intero impianto. Per l’ANIEF (Giuseppe Puccio) infine la riforma deve essere costruita “dal basso”, con i docenti e il personale della scuola.

In conclusione, la Rete Nazionale degli Istituti Tecnici ha annunciato il proseguimento della mobilitazione e nuovi momenti di informazione pubblica.

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