• 19 Aprile 2021
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Logudorolive

I dubbi di Feltri sulle accuse al cardinale Becciu

I dubbi di Feltri sulle accuse al cardinale Becciu riportano alla ribalta il caso. Il giornalista, fondatore del quotidiano Libero, smonta le tesi del settimanale L’Espresso e del “suo” giornalista Massimiliano Coccia.

Ci sono fatti che un credente non riesce proprio a capire. Specialmente quando è la stessa Chiesa a renderli inspiegabili. E gli ultimi sviluppi del caso del card. Becciu fanno proprio parte di questa categoria: quella dei misteri. Infatti continua a essere un enigma, (o forse no!), il vero motivo che ha contribuito ad esautorare il Cardinale di Pattada. Le ultime inchieste giornalistiche portate avanti dal quotidiano Libero hanno poi ulteriormente ingarbugliato la matassa rendendo la storia ancora più intricata (leggi per approfondire). Secondo Vittorio Feltri, infatti, «il giornalista (Massimiliano Coccia) che ha fatto finire nella bufera il cardinale sarebbe “un falsario”». «Il killer giornalistico – sottolinea il fondatore di Libero –, che L’Espresso e qualcuno in Vaticano hanno usato per freddare il cardinale Angelo Becciu, è ufficialmente un falsario, noto come tale alle forze dell’ordine».

«Massimiliano Coccia, 35 anni – sottolinea Feltri –, brilla negli schedari della polizia quale condannato sulla base dell’articolo 476 del Codice penale. “Descrizione del reato: falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Nota: il Tribunale di Roma ha concesso la messa alla prova all’imputato in data 27.02.2019. Ha sottoscritto il verbale di messa alla prova. Lo stesso svolgerà lavori di pubblica utilità presso il PID di Roma”».

Se ne deduce, da questa ricostruzione del noto gionalista, che le accuse mosse all’indirizzo dell’alto prelato sarebbero state costruite (questa l’ipotesi) ad arte con l’unico scopo di allontanarlo definitivamente dal Vaticano.

Tante, dunque, le ombre e i sospetti dietro questa telenovelas vaticana. Ombre che Libero, nell’edizione odierna, cerca di mettere ulteriormente a fuoco con 12 domande provocatorie indirizzate al settimanale L’Espresso diretto da Marco Da Milano.

Tra queste, tre sono fondamentali (sempreché si trovi una risposta), per dare una spiegazione a tutti i retroscena dell’intera tesi accusatoria: 1) È vero o non è vero che alle ore 10.12 del 24 settembre, con 7 ore e 50 minuti di anticipo sull’udienza in cui Francesco fece dimettere il cardinale Angelo Becciu, sul sito dell’“Espresso” fu creata una pagina con il titolo «Si è dimesso»?; 2) Come faceva il settimanale a conoscere ciò che il Papa non aveva ancora comunicato al diretto interessato? Qualcuno lo aveva informato di ciò che sarebbe accaduto? Chi? 3) Come fece “L’Espresso” a divulgare questa notizia ben 2 ore e 18 minuti prima che cominciasse l’udienza del Papa allo stesso cardinale?

Sempre in questa edizione, un perplesso Vittorio Feltri si chiede come mai il Santo Padre non sia ancora intervenuto a «ristabilire la verità». «Invece – continua Feltri – è stato zitto e continua a tacere come se diffamare un cardinale innocente fosse un peccatuccio da educande». Da qui l’augurio che il Papa si decida a dare «un’occhiata alla nostra denuncia e ne dia una valutazione serena, magari accertandosi se il fesso sono io o chi ha confezionato il pacco che ha massacrato Becciu, uomo integerrimo e prete dalla testa agli alluci».

Nel frattempo il cardinale Angelo Becciu ha inoltrato richiesta di risarcimento al settimanale L’Espresso attraverso lo studio legale Viglione. «A fronte della campagna di stampa che ‘L’Espresso’, sin dal 24 settembre scorso – si legge nella nota stampa del Cardinale –, ha condotto senza soluzione di continuità in relazione alla mia persona con una serie di accuse, tutte assolutamente prive di fondamento, ho promosso azione civile, tramite lo studio legale Callipari del Foro di Verona, per il risarcimento degli enormi danni patiti”.

«La documentazione presentata al Tribunale – continua Becciu – prova l’assoluta infondatezza delle ricostruzioni pubblicate a più riprese dal citato settimanale. Il diritto-dovere di informare non ha nulla a che vedere con quanto è stato scritto nei miei confronti, in un crescendo di distorsioni della realtà che hanno deliberatamente massacrato e deformato la mia immagine di uomo e di sacerdote».

«Per tale ragione, anche alla luce dell’estrema gravità delle infondate accuse – aggiunge Sua Eminenza –, chi si è reso protagonista di queste propalazioni ne risponderà davanti ai giudici. Risponderà, peraltro, di avermi fatto passare per ‘indagato’ senza che io abbia mai ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria né dalla giustizia vaticana né da quella italiana; risponderà per avermi accusato di condotte deprecabili che ho, anche documentalmente, smontato una a una, a partire proprio da quella più dolorosa di aver distratto fondi, della Chiesa e dei fedeli, in favore dei miei familiari. Fino al fantasioso complotto ai danni del cardinale Pell, con ingerenze illecite dirette a condizionare il suo processo. Tutto falso”.

«A fronte del danno planetario che queste eccentriche ‘inchieste’ hanno arrecato alla mia persona e, quel che è più importante, alla Chiesa tutta – si legge ancora nella nota –, è stata avanzata una richiesta di un cospicuo risarcimento, da devolvere interamente per opere caritatevoli».

«Continuerò – conclude il cardinale Angelo Becciu – a servire la Chiesa e a essere totalmente fedele al Santo Padre e alla Sua Missione, ma spenderò ogni mia residua energia per fare in modo che, anche a Loro tutela, sia ristabilita la verità attraverso gli accertamenti giudiziari che ho promosso e che sarò eventualmente costretto a promuovere, anche in sede penale, tramite l’avv. Fabio Viglione, ove dovessero proseguire le gravi e diffamatorie mistificazioni della realtà sul mio conto».