• 18 Gennaio 2022
  •  

Il pane della Sardegna in vetrina a San Teodoro

SAN TEODORO. I primi segnali sono positivi: la speranza che il turismo possa riprendere quota in Sardegna, ci sono. Fra le località turistiche, in prima fila, San Teodoro, che ha promosso una manifestazione sul pane, che rappresenta tutti i territori della Sardegna, espressione più antica della civiltà rurale pastorale, legata ad arcaiche tradizioni civili e religiose, articolata nello scorso fine settimana.

A SAN TEODORO LA SECONDA EDIZIONE DEL MUSEO ITINERANTE DEL PANE

La seconda edizione del Museo Itinerante del Pane, organizzata dell’associazione culturale “Kinda, arte e mestieri” e l’ICIMAR (Istituto delle civiltà del mare) col patrocinio del Comune, ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissata: far conoscer le eccellenze produttive identitarie della Sardegna. Hanno avuto un alto gradimento per la presenza di tanti turisti, isolani, continentali ed esteri, attirati dall’autentica cultura sarda. Bene il prologo letterario con la presentazione di un’importante opera “La sacralità del pane in Sardegna”, riti, credenze, e simboli della panificazione tradizionale, scritta dalla brava Marisa Iamundo De Cumis, con la partecipazione di un grande uomo di cultura, Bachisio Bandinu che ha suscitato interesse.

Ma passando, dalla grammatica alla pratica, ovvero alla panificazione tradizionale e alle molteplici implicazioni con un florilegio di prodotti ci hanno pensato l’esperta “maestra” panificatrice Graziella Frau, che ha guidato sapientemente le sue straordinarie allieve, ma anche allievi, panificatrici e panificatori, che da anni la seguono. Donne e uomini provenienti da diverse località dell’Isola, che si chiamano Giovanna, Giuseppina, Mirella, Maristella, Nadia, Raimonda, Maria Domenica, Alessia, Roberta, Matilde, Mara, Antonella, Rosalba, Giovanna, Gabriele, Marco e infine la montina Pierina Chessa, allieva quest’ultima, come del resto tutti gli altri artisti, dotata di un eccellente bagaglio di competenze nella panificazione e nel settore della decorazione. Ebbene, la “maestra” e i suoi allievi, vestiti e vestite nei rispettivi costumi sardi dei paesi di appartenenza, hanno dato uno straordinario saggio di come si panifica e si lavora, si decora il pane e attirato la curiosità dei turisti.

Stupefacente è stata la lavorazione de “Su Filindeu” i “Fili di Dio”, illustrata da Graziella Frau, le sue bravissime allieve e Maristella Atzeni “Tipica pasta barbaricina, unica al mondo, ottenuta da un insieme di semola di grano duro, acqua e sale. La preparazione è molto elaborata, è una tecnica molto antica che viene tramandata di generazione in generazione, da madre in figlia, ed è custodita da poche persone.

È impossibile dare dosi degli ingredienti utilizzati, in quanto le donne, che lo preparano, lavorano ad occhio, impastando con cura per molto tempo. La pasta viene lasciata riposare per alcune ore, lavorata ancora a lungo, poi suddivisa in panetti di circa 100 gr. Preparando dei cilindri, tirati e ripiegati per circa 8 volte, ottenendo così circa 256 filamenti sottilissimi, che vengono sovrapposti su un fondo di asfodelo per 3 strati, incrociati fra loro formando così un reticolato di pasta, viene fatto essiccare al sole. Viene, poi, spezzettato e cotto nel brodo di pecora”.

Giuseppe Mattioli

Mamma in Sardegna