• 22 Maggio 2022
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Occupazione, la Sardegna nel 2021 recupera gap del 2020 ma resta divario con il 2019

Lavoro giovane
Maria Amelia Lai e Daniele Serra (Confartigianato Sardegna): «Sul trend del mercato del lavoro è pesante la difficoltà di reperimento figure professionali specializzate».

La Sardegna è la terza regione in Italia in cui l’occupazione, tra dipendenti e indipendenti, nel 2021 è aumentata maggiormente rispetto al 2020 anche se il divario rispetto al 2019 rimane ancora profondo. Sono i numeri dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, che ha analizzato di dati Istat, a parlare chiaro: nell’Isola nel 2021 i dipendenti crescono del 2,5% rispetto al 2020 (+11mila unità) attestandosi sulle 563 mila unità. Rispetto al 2019, però, l’andamento risulta in calo del 3,2%, segnando un gap di 19mila posti.

A livello nazionale, la crescita sul 2020 è dello 0,8%, mentre dal confronto sul 2019 emerge un gap del 2,4%: crescono solo le costruzioni (+8,4%), sulla spinta dei bonus fiscali, mentre il manifatturiero esteso è in calo dell’1,7% e i servizi del 3,7%.

«Il prolungamento della guerra in Ucraina, l’amplificazione della crisi energetica e il persistere delle criticità nel reperimento e prezzi delle materie prime – commenta Maria Amelia Lai, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – potrebbero interrompere il percorso di recupero del mercato del lavoro dopo la recessione causata dalla pandemia”. “Ci auguriamo non sia così – continua la Presidente – i dati dimostrano che la nostra regione, nonostante un gap occupazionale da recuperare in confronto al 2019, risulta più resiliente rispetto ad altre regioni d’Italia».

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Osservando i dati relativi al tasso occupazionale (dipendenti e indipendenti tra i 15-64 anni), se in Italia il dato peggiora rispetto al livello del 2019, diminuendo dello 0,8%, in Sardegna il confronto tra i 3 anni (2019-2020-2021) è sostanzialmente positivo. Infatti, i dati occupazionali del 2021 (53,6% di occupati) sul 2020 (51,7% di occupati) dicono di un +1,8%, mentre quelli del 2021 sul 2019 (53,7% di occupati) vedono ancora un leggero gap di 0,1%.

Più preoccupante la situazione della disoccupazione: nel 2019 era del 14,9%, nel 2020 è calata al 13,2% per risalire nel 2021 al 13,5%. A questi dati bisogna aggiungere quelli dell’inoccupazione, che nel 2019 era del 36,6%, cresciuta al 40,2% nel 2020 e calata al 37,9% nel 2021.

Guardando alle province, in valori assoluti, nel 2021Cagliari si contano 161mila occupati, di cui 73mila donne, 15mila disoccupati e 86mila inattivi. A Nuoro gli occupati erano 72mila, di cui 31mila donne, con 6mila disoccupati r 51mila inattivi. A Oristano 50mila occupati, di cui 21mila donne, con 9mila disoccupati e 38mila inattivi. A Sassari-Gallura gli occupati sono 166mila, di cui 69mila donne, con 25mila disoccupati e 125mila inattivi. Nel Sud Sardegna gli occupati sono 114mila, di cui 46mila donne, con 17mila disoccupati e 85mila inattivi.

«In questo momento sono tanti i fattori che rendono difficile prevedere quali contraccolpi e ricadute potranno esserci sul mercato del lavoro – commenta Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna – ma, oltre a guardare agli avvenimenti esterni dovremmo concentrarci sul contesto lavorativo delle nostre aziende; oggi, agli occhi dei giovani, queste sono, quasi esclusivamente, fonti di reddito mentre dovrebbero essere anche luoghi attrattivi di condivisione, serenità e benessere».

Sul trend del mercato del lavoro, infatti, influisce anche un’altra variabile, quella della difficoltà di reperimento: in Sardegna tale percentuale si attesta, ad aprile 2022, al 35,6%, aumentata di 13 punti base rispetto al dato del 2019. In Italia la quota di professioni difficili da trovare sul mercato è sul 40,4% (era il 26,5% nel 2019).

«Questa contraddizione tra mancato recupero occupazione e difficoltà di reperimento delle figure da parte delle imprese diviene ancora più palese di fronte alle ultime stime Excelsior-Unioncamere per il trimestre aprile-giugno 2022 – riprende la Presidente Lai – che vede nell’Isola difficoltà di reperimento per quasi 1 lavoratore su 3 pari a 4mila entrate delle 11mila totali previste».

«Per la maggior parte – precisa la Presidente – si tratta di figure specializzate che troverebbero impiego nel settore manifatturiero, ma anche nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici. Infatti sono particolarmente difficili da assumere gli Operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche (64,5%), gli Operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (63,5%) ed i conduttori di mezzi di trasporto (64,6%)».

«l vero problema è che le occasioni di lavoro non mancano ma a mancare è la materia prima, cioè una platea sufficientemente nutrita di ragazzi adeguatamente formati nei mestieri più dinamici del momento – conclude il Segretario – il mercato occupazionale è vivo ma bisogna essere qualificati per le mansioni oggi più richieste, serve quindi puntare sulla formazione. Ci sono fondi europei dedicati a questo, ma occorrerebbe che Politica dialogasse di più con chi ha esperienza di mercato come le imprese».

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