Plastica, Langiu (Fit-Cisl): «Filiera regionale a rischio collasso»
Secondo il sindacato, il rischio potrebbe manifestarsi già nelle prossime settimane, con accumulo dei materiali nei centri di raccolta.
CAGLIARI | 7 maggio 2026. La Fit-Cisl Sardegna lancia l’allarme sulla situazione della raccolta e del conferimento della plastica nell’Isola e chiede un intervento immediato della Regione per evitare il rischio di un collasso della filiera regionale. A denunciare le criticità è Gianluca Langiu, segretario regionale del sindacato, che evidenzia come la crisi nazionale del riciclo della plastica stia producendo effetti sempre più pesanti anche sul sistema sardo.
«Gran parte della plastica raccolta nei Comuni sardi – afferma – viene oggi selezionata, stoccata temporaneamente e successivamente trasferita fuori dalla Sardegna verso impianti della penisola per il recupero finale. Questo modello rende l’Isola fortemente dipendente dall’esterno e quindi estremamente vulnerabile. Quando il mercato rallenta, gli impianti si saturano o i riciclatori non ritirano il materiale, il sistema rischia concretamente di bloccarsi».
Secondo la Fit Cisl, il rischio potrebbe manifestarsi già nelle prossime settimane, con accumulo dei materiali nei centri di raccolta, aumento dei costi per i Comuni, rallentamenti nei servizi e pesanti ripercussioni sui lavoratori del comparto ambientale. «La Sardegna continua a non disporre di centri dedicati al riciclaggio, al riuso della plastica e di adeguati impianti di armonizzazione», prosegue Langiu.
«Non è più accettabile che l’Isola si limiti a raccogliere i rifiuti per poi spedirli altrove. Serve una vera filiera regionale dell’economia circolare capace di trasformare, recuperare e reimmettere la plastica nel ciclo produttivo. Non ci si può limitare a valutare il sistema regionale dei rifiuti soltanto sulla base delle percentuali di raccolta differenziata – aggiunge Langiu –. Quelle percentuali rappresentano certamente un indice politico e amministrativo importante, ma non sono sufficienti a misurare le reali esigenze ambientali della Sardegna. Se la plastica viene raccolta ma non può essere riciclata e riutilizzata nell’Isola, il sistema resta incompleto, fragile e dipendente dall’esterno».
Per il sindacato diventa ormai indispensabile un aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti, accompagnato da investimenti immediati e concreti sugli impianti. «Servono investimenti chiari, essenziali e non più rinviabili sugli impianti di armonizzazione, sulla selezione, sul riciclo e sulla rigenerazione della plastica. La Regione deve aprire immediatamente un tavolo con Comuni, gestori del servizio, parti sociali, COREPLA e CONAI per garantire continuità ai conferimenti ed evitare blocchi del servizio», sottolinea il Segretario.
La FIT-CISL Sardegna evidenzia inoltre come le criticità della filiera non possano ricadere sui lavoratori dell’igiene ambientale né sui cittadini. «La transizione ecologica non può restare soltanto uno slogan. Senza impianti, senza programmazione industriale e senza tutela del lavoro, la Sardegna continuerà a dipendere da decisioni e mercati esterni, pagando ogni crisi con emergenze e costi aggiuntivi. I cittadini stanno facendo la loro parte e i lavoratori stanno garantendo il servizio con enormi sacrifici, ora servono scelte concrete e immediate», conclude Langiu.
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