Pronto Soccorso, approvato dalla Regione il protocollo che riduce i tempi di attesa per le urgenze minori
Il nuovo modello è stato sperimentato all’ospedale di Nuoro, dove il tempo medio tra il triage e la dimissione è sceso da 5 ore e 36 minuti a 60 minuti. Dal primo gennaio del 2027, questo percorso rapido sarà attivato in tutte le strutture sanitarie dell’isola che registrano oltre 25 mila accessi all’anno.
CAGLIARI | 22 ottobre 2026. Si chiama See and Treat il modello organizzativo – nato in Inghilterra nei primi anni ’80 – su cui punta la Regione per comprimere i tempi di attesa e migliorare la gestione dei flussi nei Pronto Soccorso dell’isola. L’applicazione del nuovo protocollo che disciplina l’attivazione del percorso rapido, riservato ai pazienti con problemi di bassa complessità, diventerà obbligatorio dal primo gennaio 2027 nelle strutture sanitarie dell’isola che registrano oltre 25 mila accessi all’anno. La decisione è stata ratificata dalla Giunta regionale sulla base dei risultati positivi emersi dalla sperimentazione avviata nel Pronto Soccorso dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Qui, in 150 giornate di apertura, dalle 8 alle 14, sono stati presi in carico 349 pazienti, per il 90 per cento con piccoli traumi, con un tempo medio tra il triage e la dimissione di 60 minuti, contro le 5 ore e 36 minuti precedenti. Non sono stati registrati rientri entro le 72 ore successive e solo 4 pazienti sono stati reindirizzati al percorso ordinario.
«La sperimentazione di Nuoro dimostra che, quando i casi a bassa complessità vengono individuati e gestiti attraverso un percorso dedicato, è possibile ridurre sensibilmente i tempi di attesa, mantenendo al centro la sicurezza del paziente e la possibilità di ricorrere al percorso ordinario quando necessario», spiega la presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità Alessandra Todde.
Il See and Treat consente di indirizzare dopo il triage i pazienti con problemi di lieve entità verso un’area dedicata, dove operano infermieri con formazione specifica secondo protocolli condivisi con il medico. Il percorso non sostituisce l’assistenza medica e la gestione dei casi avviene nel rispetto dei protocolli previsti; qualora il quadro clinico cambi, il paziente può essere reinserito nel percorso ordinario o indirizzato a quello specialistico. «L’obiettivo non è soltanto accelerare la presa in carico dei pazienti meno complessi – aggiunge la Presidente Todde – ma anche consentire al pronto soccorso di concentrare maggiormente le proprie risorse sui casi che richiedono interventi più articolati e tempestivi».
Per i Pronto Soccorso che nel 2025 hanno superato quota 25 mila pazienti, l’attivazione del See and Treat sarà obbligatoria. Per le strutture che registrano fino a 25 mila accessi annui, invece, l’attivazione resterà facoltativa e sarà rimessa alla valutazione dell’azienda sanitaria, sulla base della casistica, dei flussi e delle condizioni organizzative. L’obbligo scatterà anche per gli eventuali presidi che dovessero superare successivamente la soglia prevista: in questo caso, il modello dovrà essere attivato entro il primo luglio dell’anno successivo a quello in cui è stato rilevato il superamento.
L’introduzione del See and Treat si inserisce nel più ampio Piano regionale per la gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso e dei flussi di ricovero, approvato nell’aprile 2026. La strategia regionale punta a intervenire sulle diverse fasi che determinano le criticità dei servizi di emergenza: dall’afflusso dei pazienti alla gestione interna, fino alle difficoltà legate all’uscita dal pronto soccorso e all’accesso ai posti letto. Il percorso rapido per le urgenze minori dovrà integrarsi con gli altri strumenti organizzativi, tra cui Fast Track, presa in carico specialistica, gestione dei flussi e Bed Management, oltre alle misure per garantire la continuità assistenziale.
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