• 24 Febbraio 2026
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Detenuti 41bis, Comandini: «La Sardegna dice no al trasferimento di massa nelle nostre carceri»

Consiglio regionale
Il presidente del Consiglio regionale sicuro che il Parlamento e lo stesso Governo non ignoreranno questo pronunciamento.

CAGLIARI | 24 febbraio 2026. «Con una votazione chiara, netta e supportata da quasi tutto il Consiglio regionale, è la Sardegna intera che oggi ha detto un no secco al trasferimento di massa di detenuti in regime di 41bis nelle nostre carceri». È il commento del presidente Piero Comandini dopo l’approvazione dell’ordine del giorno (33 sì, 2 no 2, 9 astenuti) che, sulla base dell’articolo 51 dello Statuto speciale della Sardegna, verrà inviato direttamente all’attenzione del Parlamento.

«Una procedura rafforzata – ha sottolineato il Presidente –, che il Consiglio ha voluto esercitare come atto politico-istituzionale. L’ordine del giorno in premessa richiama al rispetto del principio di leale collaborazione, prevede che si proceda a modificare l’art 41 bis della legge 354 del 1975, laddove si individuano le zone insulari come collocazione preferenziale dei detenuti sottoposti a regime speciale, chiede al Parlamento di definire criteri omogenei di distribuzione dei detenuti sottoposti al 41bis, impegna il Governo a sospendere qualunque iniziativa volta a disporre la distribuzione straordinaria di ulteriori detenuti sottoposti a regime speciale. Siamo sicuri – ha concluso Comandini – che il Parlamento e lo stesso Governo non ignoreranno questo pronunciamento, accompagnato da una fortissima e sdegnata reazione in tutta la Sardegna».

Piero Comandini
Il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini

Il piano nazionale – come spiegato dalla presidente della Rwegione Alessandra Todde – prevede sette istituti penitenziari interamente dedicati al 41 bis, tre dei quali in Sardegna tra Uta, Bancali e Badu ’e Carros. Attualmente in Italia i detenuti sottoposti al regime speciale sono circa 720, mentre nelle carceri sarde sono già presenti oltre 90 persone. Secondo le stime illustrate in Conferenza Stato Regioni l’isola potrebbe arrivare a circa 192 posti dedicati, con una crescita fino a 240 detenuti, pari a una quota vicina a un terzo del circuito nazionale.

«Questi numeri non sono neutri e inseriti nel contesto sardo assumono un peso rilevante sul piano sociale, economico e sanitario», ha affermato Todde, evidenziando come la Sardegna sostenga direttamente i costi del proprio sistema sanitario e possa essere chiamata a garantire nuovi reparti ospedalieri destinati ai detenuti. Gli istituti penitenziari regionali ospitano già oltre 2.600 persone a fronte di una capienza poco superiore ai 2.500 posti.

La Presidente nel corso del suo intervento ha poi richiamato la mobilitazione civile prevista a Cagliari il 28 febbraio, che conta circa cento sindaci firmatari del manifesto e oltre 140 adesioni tra organizzazioni sindacali, partiti, associazioni, mondo produttivo e cittadini. Numeri che stanno crescendo di ora in ora. «Non è una battaglia di parte ma una richiesta condivisa di rispetto per la Sardegna e per la sua autonomia», ha concluso.

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